Gente in esubero

Cresce anche in Italia il numero di quanti perdono il lavoro. Soprattutto tra chi non gode di tutele. I provvedimenti del governo, il parere del sindacato, le iniziative della Chiesa.
Articolo
«Ogni posto di lavoro è un volto». E giù una lunga teoria di fotografie di visi di uomini e donne di età diversa ma dall’identica sorte: addio occupazione. Quel muro di primi piani all’esterno degli impianti di Qimonda, a Dresda, in Germania, sembra un memoriale delle vittime della recessione. Qimonda è il secondo produttore mondiale di microprocessori: la crisi rischia di mandare a casa i 3.200 dipendenti. Ogni posto di lavoro è davvero una persona. Anzi, una famiglia, a cui però il terremoto economico non guarda in faccia.

I comparti italiani dell’auto e degli elettrodomestici soffrono una situazione particolarmente acuta, ma tutto il complesso dei settori industriali ne risente. Quattro milioni e mezzo sono i lavoratori coinvolti, e la metà è occupata in imprese con meno di 50 dipendenti, quelle, cioè, che sono escluse dalla cassa integrazione ordinaria, così come l’artigiano e i lavoratori cosiddetti flessibili.

Le previsioni più recenti per la nostra economia concordano nel non alimentare illusioni: «Il 2009 sarà un anno di recessione».

Tutti i Paesi occidentali sono in grave difficoltà, cresce la disoccupazione e nessuno sa come approntare la terapia giusta. «In America, il nuovo presidente – ha scritto su Repubblica Giuseppe Turani, esperto d’economia – ha rovesciato miliardi di dollari sul sistema, ma ogni settimana scompaiono 600 mila posti di lavoro». Non si parla più di crisi “a tempo”, perché anche per il 2010 le previsioni si sono fatte incerte: danno solo un blando inizio di ripresa.

L’impegno prioritario dei governi resta soprattutto quello di consolidare il sistema bancario. Due sono le ragioni: evitare la disfatta della fiducia da parte dei risparmiatori; favorire la ripresa del credito verso le aziende offrendo agli istituti stessi capitali e assicurazioni (i Tremonti bond, in Italia). Ma le banche tentennano, dubbiose: per loro resta troppo rischioso concedere prestiti. Così, la sfiducia prevale.

Sul fronte del lavoro, l’impegno maggiore in Italia è concentrato ad ampliare, con un apposito finanziamento, i benefìci della cassa integrazione anche a quei dipendenti cui non spettano normalmente per legge.

Il presidente del Consiglio Berlusconi è rimasto soddisfatto per gli effetti del decreto anti-crisi sulla Fiat: ottomila lavoratori sono tornati in fabbrica. Misure analoghe, si auspica il Cavaliere, dovrebbero essere prese anche in altri settori, dal tessile (pensiamo solo al distretto di Prato) al turismo; ma Tremonti oppone l’appesantimento dei conti pubblici. Il governo vuole comunque dare la scossa per ripartire. Si parla di un programma d’interventi per le infrastrutture e il varo di un “piano casa”.

Saranno sufficienti, se varate, queste misure, per di più in ritardo? L’opposizione, numerosi esperti, Confindustria e sindacati lo dubitano. Da qui, la proposta del nuovo leader del Pd Franceschini di un assegno mensile per i disoccupati, almeno per far fronte all’emergenza delle famiglie.

 

Un indubbio effetto positivo la crisi globale lo sta, comunque, già portando: nessun governo dei Paesi industrializzati pensa di potersela cavare da solo. Lo si è visto al summit straordinario dei Paesi europei e ancor prima nel recente vertice svoltosi a Roma tra i ministri dell’economia e i governatori delle banche centrali dei sette Stati più ricchi. Qui la consapevolezza era così evidente che hanno riaffermato «la determinazione ad agire insieme e ad usare insieme ogni strumento per stabilizzare i mercati e contrastare la recessione». In buona sostanza, la gravità della crisi ha permesso di giungere ad un’intesa sulle cose da fare e su quelle da evitare. Ci auguriamo che possano apprezzare il metodo (e i vantaggi) del lavorare congiuntamente per il bene comune sino ad eleggerlo come criterio permanente, una volta superata la crisi.

C’è un progressivo consenso a creare nuove regole condivise sulla proprietà, l’integrità e la trasparenza delle attività economiche e finanziarie internazionali. Attendiamo risultati. Al riguardo, le proposte saranno esaminate al G20 il 2 aprile a Londra, presenti Cina, India, Russia e Brasile.

 

In attesa delle decisioni dei più o meno Grandi, l’italica gente si è già industriata per sopravvivere nel tempo della recessione. Sbocciano in tante città iniziative di vario tipo, spesso legate alla logica del baratto o del prestito, perché i soldi scarseggiano.

Quale donna si sarebbe fatta prestare il vestito da sposa per il matrimonio? E, soprattutto, chi sarebbe stata disposta a offrire il proprio, gelosamente custodito? Ebbene, ora non si guarda tanto per il sottile: l’importante è trovare la persona generosa. Per la taglia, ci si adatta.

L’ultima richiesta di un abito bianco ha suscitato sei offerte. «Stiamo riscontrando una crescente generosità a mano a mano che la crisi si fa sentire», ci spiega Anna Maria Filice, che, con il marito Marco e l’amica Elisabetta, ha dato vita su Roma a “Rete fagotto”. Non è un Porta Portese via email, precisa, perché l’intento principale è sviluppare uno stile di vita all’insegna della condivisione.

Sorta alla fine del 2006, “Rete fagotto” (fagotto.roma@tele2.it) ha subito registrato, nell’autunno scorso, gli effetti della crisi: «Da allora le email continuano ad aumentare – riferisce la giovane signora –, tanto di chi chiede, quanto di chi offre. Questo è indicativo. E sta andando molto la logica del prestito. Si vede che non si vuole più tenere una cosa inutilizzata, quando altri possano averne bisogno». Sorprendente Italia.

Leggi anche

I più letti della settimana

Altri articoli

Simple Share Buttons