«Fratelli tutti è un invito del papa all’unità»

Intervista e commento sull'Enciclica Fratelli tutti a don Yoannis Lahzi Gaid, sacerdote copto cattolico, già Segretario personale di papa Francesco, rappresentante della Santa Sede nell’Alto comitato per la Fratellanza umana e presidente dell’Associazione Bambino Gesù del Cairo Onlus.
Folla in piazza San Pietro per l'udienza giubilare di papa Francesco

Quali sono secondo lei le principali novità dell’Enciclica Fratelli tutti?
Negli otto capitoli di questa Enciclica – suddivisa in ben 287 paragrafi – risulta secondario trovare delle novità in quanto l’obiettivo del testo non è la novità, ma è quello di rinnovare all’umanità l’invito all’unità e alla fratellanza. Il papa, dopo aver descritto la nostra umanità immersa da divisioni, soprusi, tratta, fame, umiliazioni, razzismo, migrazioni, ingiustizie, emarginazioni, terrorismo… Egli offre la fratellanza come rimedio e l’antidoto in grado di curare questi veleni mortali. Egli riassume praticamente i suoi sette anni di pontificato cercando di spingere tutti a riscoprire l’ancora della fraternità universale. Nella fraternità «c’è il segreto di ogni esistenza umana», così afferma il papa nella Sua enciclica Fratelli tutti.

Quali passaggi vuole sottolineare?
La parabola del Buon Samaritano rappresenta il cuore dell’Enciclica e l’invito rivolto a tutte le persone di buona volontà siano esse cristiane, musulmane, buddiste, indù, agnostiche o non credenti a scoprirsi fratelli e sorelle. Fratelli tutti è un forte appello profetico come risposta alla pandemia della divisione, della guerra, dell’egoismo, dell’individualismo e della cultura della morte. Un appello al dialogo tra le religioni e la civiltà. Un appello rivolto anche al mondo dell’economia, che vive della dittatura del mercato senza etica; ai politici; ai “Paesi forti” che dissanguano le culture dei Paesi poveri (n. 51). Il papa non chiede ovviamente uno slancio sentimentale o emotivo, ma una vera conversione alla “verità” che è inseparabile dalla “carità” (n. 184).

Quanto la tappa di Abu Dhabi con il documento sulla fratellanza umana è stata importante per maturare questa Enciclica?
L’Enciclica Fratelli Tutti insiste sulla fratellanza e sull’amicizia come valori trascendentali e programmatici. Il titolo è ispirato dagli scritti di San Francesco che esortava i fratelli, nel 1221, a seguire e ad avere come esempio (…) il buon pastore, che per salvare le sue pecore sostenne la passione della croce. Ecco perché il papa ha scelto di firmare l’Enciclica ad Assisi e di presentarla il 4 ottobre, nella festa di san Francesco.

L’Enciclica certamente è anche la continuità del cammino di fraternità che il papa ha rintracciato sin dal primo momento della sua elezione al soglio di Pietro. La tappa della firma del Documento sulla fratellanza umana rappresenta senz’altro uno dei passi più importanti di tale cammino.

Non è per caso che il Documento viene citato diverse volte nell’Enciclica e che nella sua presentazione viene chiamato il Segretario Generale dell’Alto Comitato per la fratellanza umana. È la prima volta nella storia che un musulmano presenta un’Enciclica papale.

Occorre ricordare anche che in questo percorso l’attuale pandemia che stiamo vivendo ha influenzato tanto il papa in quanto ci ha fatto toccare con le nostre mani quanto siamo uniti, quanto siamo fragili, quanto abbiamo bisogno l’uno dell’altro. Si può affermare qui che la grande lezione della pandemia è che nessuno si salva da solo.

Cosa vuol dire vivere la fraternità nella vita di tutti i giorni?
Vuol dire trasformare il comandamento di amare Dio e il prossimo in realtà vissuta, ognuno secondo le sue possibilità; ascoltare il richiamo alla fraternità e alla responsabilità assumendo il comportamento del Buon Samaritano. Se ogni persona desse una mano a chi si trova in difficoltà il nostro mondo si illuminerebbe.  Se ciascuno di noi prendesse l’esempio di Madre Teresa di Calcutta (che papa Francesco definì «il buon Samaritano dei nostri giorni») la povertà di tanti e la sofferenza di molti svanirebbero.

Da quel che sa come è stata accolta dal mondo arabo questa nuova Enciclica?
È stata ben accolta e apprezzata e vorrei qui rivelare un segreto: l’Enciclica è stata tradotta dalla Sezione Araba della Segreteria di Stato, ma per la prima volta nella storia la traduzione è stata revisionata dalla Sezione linguistica dell’Università di Al Azhar. È un gesto concreto molto significativo di grande fiducia. Un gesto di apertura e di fratellanza. Era impossibile immaginare qualche anno fa tutto questo, ma il seme di fratellanza piantato con coraggio in Abu Dhabi con la firma del Documento continuerà a crescere e a dare altri frutti di collaborazione e di pace.

 

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