Fonti rinnovabili, lo sprint dell’Australia

Il continente detiene il record d'inquinamento pro capite fra i più alti del mondo, ma ha elaborato un programma con l’obiettivo di produrre il 50% di energia pulita entro il 2030 
EPA/GLENN HUNT AUSTRALIA AND NEW ZEALAND OUT

L’Australia spinge decisamente sull’acceleratore nel settore dell’energia proveniente dalle fonti rinnovabili. L’obiettivo di produrre il 50% di energia pulita entro il 2030 non sembra essere un’utopia. E nei prossimi due anni sono previste nuove installazioni per circa 16 GW di nuova energia rinnovabile, sfruttando il sole e il vento. Una crescita esponenziale, un record storico per il continente australiano che può classificarsi come il paese con il più alto tasso di crescita per quanto riguarda le rinnovabili.

Basti pensare che in un solo anno le due fonti principali, ovvero eolico e solare, sono praticamente più che raddoppiate, passando dai 2,2 GW del 2017 ai 5,1 del 2018.

In crescita anche le installazioni sui tetti delle abitazioni che entro la fine di quest’anno potrebbero arrivare a raggiungere 1,9 GW, altro record numerico. Molti Stati australiani hanno deciso di scommettere sull’energia green. Il Territorio della capitale australiana (Act) ad esempio ha chiuso contratti di fornitura di energia elettrica 100% rinnovabile. L’Australia del Sud prevede invece di raggiungere il 100% di energia pulita entro il 2025 mentre gli Stati di Victoria e Queensland hanno l’obiettivo di arrivare quanto prima al 50% di produzione da fonti rinnovabili.

Questi dati sono più che positivi, anche perché bisogna ricordare che oggi l’Australia ha un’impronta media pro capite di inquinamento di 17 tonnellate, superiore a quella degli Stati Uniti (16,2 tonnellate) e dal Canada (15,6 tonnellate) (fonte: Ourworldindata.org). Oggi il Continente è alimentato per 2/3 da fonti fossili detenendo, pertanto, il record d’inquinamento pro capite fra i più alti del mondo.

Quindi ben vengano tutti questi segnali positivi, ma manca ancora un impegno che guardi ben al di là, al 2050, come richiesto durante l’ultimo summit sul clima di New York, dove si chiedeva ai Paesi di raggiungere la neutralità in fatto di emissioni entro metà secolo.

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