Famiglia: manca la visione non i soldi

In attesa dell’assegno unico per il figlio, la legge di bilancio approvata dal governo “salvo intese” prevede un Fondo famiglia. La protesta "gentile" dei passeggini vuoti, promossa dal Forum famiglie, e la necessità di un confronto aperto nella società italiana
FOTO FORUM FAMIGLIE

I passeggini vuoti rendono bene l’idea dell’inverno demografico che avvolge l’Italia da decenni. La scenografia approntata dal Forum delle associazioni familiari davanti Montecitorio serve a rendere esplicita la richiesta di dare una svolta radicale nel campo delle politiche familiari.

Dopo anni spesi a dibattere i dettagli tecnici delle proposte sul “quoziente familiare” e il “fattore famiglia”, sembra che sia giunto il momento di un accordo di massima per riconoscere un assegno significativo in cifra standard per ogni figlio a carico.

L’operazione comporta un riordino complessivo di quanto già previsto in ternini di sussidi e a livello fiscale e contributivo, compresi gli 80 euro stabiliti dal governo Renzi per la fasce medio basse della popolazione, anche se  su questo punto non è d’accordo il ministro dell’economia Gualtieri.

Difficile,tuttavia,pensare ad una operazione così complessa che sposta decine di miliardi di euro e chiede ulteriori investimenti, perché l’obiettivo è quello di assicurare uno strumento universale e cioè non limitato ai soli lavoratori dipendenti che già possono usufruire degli assegni familiari in base a certe fasce di reddito, oltre alla detrazioni fiscali per i figli a carico.

Il vero nodo della questione riguarda appunto la “universalità” dell’assegno unico per il figlio. Secondo la prospettiva fatta propria dal forum, la misura va riconosciuta a tutti coloro che hanno un figlio a prescindere dal reddito. È lo stesso criterio che guida la formula originaria del reddito di cittadinanza universale, poi introdotta in Italia con una serie di regole legate al reddito e ad altre condizioni obbligatorie imposte per poter “meritare” l’importo mensile.

La tesi sostenuta è quella di svincolare le misure previste per i nuclei familiari da quelle destinate a contrastare la povertà. Una questione centrale, non del tutto risolta a livello del dibattito tra diverse scuole di pensiero. E che non si può liquidare facilmente.

Di fatto, nella formulazione pragmaticamente fatta propria da alcuni esponenti del Pd, l’assegno unico è ipotizzato in modo tale da escludere solo le fasce più alte di reddito, considerate, poi, sempre in capo al singolo e non al parametro familiare complessivo.

L’intera operazione dovrebbe andare a regime nel 2021. Mentre, per il momento, la legge di bilancio e il decreto fiscale collegato, approvato il 15 ottobre dal Consiglio dei ministri con la formula “salvo intese” si limitano a prevedere un Fondo famiglia di 2 miliardi di euro, presentato come primo passo per una riforma di sistema.

La formula “salvo intese” serve a rispettare i termini previsti per l’invio del testo di bilancio alla Commissione europea, con la riserva di tornare sull’articolato prima della presentazione in Parlamento.

Il problema, in questi casi, è quello di fare una sintesi di compromesso tra diversi interessi che rischiano di contrapporsi in mancanza di una visione complessiva di indirizzo politico. Un reale dibattito nel merito, fatto con competenza tra diversi attori della società civile, potrebbe aiutare a chiarire le idee.

Desta interesse, ad esempio, quanto afferma Gigi De Palo, presidente del Forum associazioni familiari, sulla necessità di prevedere una «nuova tassazione dei redditi da capitale che frutterebbe dai 10 ai 15 miliardi». E lo stesso De Palo afferma che è inutile disperdere risorse con una riduzione del cuneo fiscale che porta solo 20 euro in più in busta paga mensile.

Chi assume la prospettiva familiare non può essere ridotto ad una lobby da accontentare con qualche intervento marginale ma esprime l’esigenza di un bene comune da costruire assieme. La precarietà imposta sul lavoro produce l’esodo all’estero dei pochi giovani italiani e prepara la bomba sociale delle pensioni future, un ordigno che va disinnescato con investimenti che vanno di pari passo con le misure di equità per le famiglie.

I passeggini vuoti verranno aperti davanti al “Palazzo” il 17 ottobre, proprio nel giorno del rifiuto della miseria che tante realtà associative, come la Rete numeri pari, vuole affrontare a partire dalle grandi questioni delle diseguaglianze  che tendono a crescere  nella nostra società. C’è bisogno che le diverse espressioni dell’associazionismo organizzato trovi canali di comunicazione e dialogo aperto. Altrimenti resterà un tabù affrontare le rendite da capitale o i tanti sistemi di elusione legale che permettono di accumulare grandi profitti all’estero.

Grazie alla strategia “movimentista” del Forum delle famiglie, ad esempio, si è arrivati a certificare con l’audizione in parlamento del presidente dell’Inps Pasquale Tridico,  che l’Istituto incassa dai contributi ogni anno 8,63 miliardi di euro per gli assegni familiari, ma ne eroga solo 5,3 miliardi alle famiglie.

Allo stesso tempo L’Unione inquilini ha scoperto che presso la pubblica Cassa Depositi e Presiti esistono ancora 960 milioni di euro di fondi Gescal, accumulati anche questi tramite versamenti contributivi, da destinare alla costruzione di case popolari. Rendere disponibili case decenti alle famiglie rientra nella visione di sistema auspicata. Anche perché il giusto reddito invocato per chi accoglie i figli è bene che non vada ad alimentare gli interessi dei mutui bancari.

 

 

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