Ergastolo per i separatisti

Il leader anglofono, Julius Ayuk Tabe, così come nove dei suoi seguaci, sono stati condannati alla prigione a vita martedì 20 agosto dal tribunale militare di Yaoundé, per terrorismo e secessione

Tra le tante guerre striscianti più o meno dimenticate nel mondo, quella nel Camerun non è di secondo piano, cioè quella che oppone le milizie separatiste anglofone al governo centrale francofono.

Questa settimana è da annotare un nuovo episodio del conflitto intestino al Paese africano. Julius Ayuk Tabe, leader separatista anglofono e i suoi nove co-imputati sono stati condannati tutti all’ergastolo. Devono inoltre pagare congiuntamente allo Stato del Camerun danni astronomici, che ammontano a 250 miliardi di franchi Cfa.

Gli avvocati dei nove accusati, tra cui Joseph Fru, hanno denunciato «una parodia della giustizia» quando gli imputati si sono rifiutati di riconoscere la giurisdizione del tribunale militare per processarli. Gli avvocati separatisti non hanno ancora indicato se si appelleranno contro questa decisione. La sentenza è arrivata alle 5:37 di martedì mattina dopo un’udienza-fiume iniziata lunedì 19 agosto e proseguita per tutta la notte.

Per l’avvocato Félix Agbor Nkongho, presidente del Comitato della società civile anglofona del Camerun, «è una decisione che non rispetta i diritti fondamentali dei detenuti. Una decisione vergognosa, che riflette la erronea gestione del nostro governo. Ayuk è un leader, la gente lo segue. Se lo condanniamo all’ergastolo, ciò finirà per il radicalizzare i suoi sostenitori».

Julius Ayuk Tabe, autoproclamatosi presidente della repubblica immaginaria dell’Ambazonia, ha recentemente dichiarato di essere pronto a negoziare con il governo di Yaoundé per la soluzione definitiva della crisi anglofona. Ha anche elencato dei presupposti per l’apertura delle discussioni, tra cui il ritiro dell’esercito e delle amministrazioni statali delle regioni del Nord Ovest e del Sud Ovest – le due regioni a prevalente lingua inglese che costituirebbero l’Ambazonia –, nonché il rilascio di tutti gli arrestati nel corso di questa crisi. Aveva desiderato porre i negoziati sotto gli auspici delle Nazioni Unite o dell’Unione africana.

Sul campo, purtroppo va detto, il conflitto non è diminuito di intensità. Secondo varie fonti, ha già fatto quasi 3 mila morti, civili e militari insieme.

 

 

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