Emergenza acqua, rischio razionamento

È la siccità più grave degli ultimi 70 anni. «Dobbiamo chiedere lo stato di emergenza, collegato all'intervento della Protezione civile» ha detto Ettore Prandini, presidente Coldiretti
Siccità (AP Photo/Luca Bruno)

La crisi idrica attanaglia l’intera penisola italiana e si allarga ulteriormente. È la siccità più grave degli ultimi 70 anni. Lo avevamo capito già ad inizio primavera, salutando uno degli inverni con meno pioggia e neve degli ultimi anni.

In ginocchio tutto il settore agricolo con ripercussioni anche sull’approvvigionamento idrico privato.

In secca molti fiumi e corsi d’acqua. Il Po’ è in grave crisi idrica con una portata d’acqua di -72% rispetto al normale e l’autorità di bacino ha dichiarato l’allarme rosso.
E non è ancora finita perché il dato potrebbe peggiorare. L’imponente ondata di caldo africano che si sta abbattendo su tutta l’Italia non aiuta a bloccare questa eccezionale crisi idrica.

I temporali in alcune zone alpine e appenniniche non andranno a risolvere la crisi idrica in atto. In qualche caso abbasseranno la temperatura ma bisogna fare attenzione perché potrebbero risultare intensi e improvvisi.

La situazione è delicata” ha affermato il ministro delle Politiche agricole Stefano Patuanelli, annunciando un incontro tra i capi di gabinetto di tutti i Ministeri coinvolti – Mipaaf, Mite, Mef, Affari Regionali – per trovare una soluzione e tamponare questa problematica.

Un’emergenza che sta destando molta preoccupazione soprattutto per l’agricoltura con un aggravio di costi per le aziende agricole che sono costrette ad utilizzare motori a pompe elettriche e quindi a consumare gasolio, in un momento in cui i costi per il caro carburante e il caro energia sono lievitati. «Dobbiamo chiedere lo stato di emergenza, collegato all’intervento della Protezione civile» ha detto Ettore Prandini, presidente Coldiretti. È «necessario agire nel breve periodo per definire le priorità di uso delle risorse idriche ad oggi disponibili, dando precedenza al settore agricolo per garantire la disponibilità di cibo, prevedere uno stanziamento di risorse finanziarie adeguate per indennizzare le imprese agricole per i danni subiti a causa della siccità e favorire interventi infrastrutturali di medio-lungo periodo volti ad aumentare la capacità di accumulo dell’acqua e della successiva ottimizzazione nella gestione».

A valle dell’emergenza resta la crisi climatica in corso ma non bisogna dimenticare i problemi strutturali della risorsa idrica con le dispersioni che purtroppo gravano sugli acquedotti.

Nel 2017, con l’altra crisi di approvvigionamento le Regioni sono intervenute con alcuni lavori sulla rete idrica per risparmiare milioni di metri cubi d’acqua ma ancora non basta.

Nella Conferenza delle Regioni che si svolgerà oggi e domani in due riunioni distinte – una anche con il capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio -, si avanzeranno alcune richieste: lo stato d’emergenza e la disponibilità dei fondi del Pnrr per la realizzazione di nuovi invasi. Possibile anche che si parli di un quadro comune di ordinanze per prevenire lo spreco d’acqua, con il razionamento e l’indicazione a privilegiare l’uso dell’acqua per i fabbisogni primari.

Intanto molti Comuni hanno già preso provvedimento in via autonoma per razionalizzare l’acqua nelle ore notturne e si stanno ipotizzando altre misure come la chiusura di fontane, fontanelle e impianti di irrigazione di prati, per dare priorità all’acqua potabile e per uso agricolo.

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