Elezioni appello ai cittadini

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Mi auguro che la prossima campagna elettorale si svolga in un clima rispondente a quell’esigenza di dialogo, da molti ribadita anche in questi giorni. È il momento, per tutte le forze politiche, di dar prova del senso di responsabilità richiesto dalle complesse prove cui l’Italia è chiamata a far fronte. Con queste efficaci parole il presidente della Repubblica annunciava, il 6 febbraio scorso, lo scioglimento delle Camere. Analogo richiamo aveva espresso al momento del conferimento dell’incarico di formare un nuovo governo all’altra massima carica istituzionale, il presidente del Senato. Non si può dire che Napolitano non abbia saputo esprimere, assieme all’esigenza politica profonda del Paese, anche la speranza degli italiani, in gran parte stanchi di una continua, estenuante,muscolare (come si dice) competizione elettorale. Con annesso sacrificio delle necessità di governo del Paese e pesanti ricadute nella vita concreta di tante famiglie. Sappiamo come è andata. La valutazione delle forze politiche di centrodestra è stata di segno diverso ed ha ravvisato nelle elezioni anticipate, e senza apportare modifiche alla legge elettorale, un’opportunità in grado di sbloccare la situazione politica generale. È un’assunzione di responsabilità che sarà anch’essa sottoposta al vaglio dell’elettorato. Fatto sta che in men che non si dica ci ritroviamo a dover rieleggere il Parlamento. E lo scenario non è incoraggiante: il rischio di replica dell’ingovernabilità è elevatissimo, tanto per il riprodursi di una maggioranza risicata al Senato, quanto per la litigiosità interna alla coalizione chiamata a governare. È un déjà vu che non ci si può permettere, che i partiti sono chiamati ad evitare; un cambiamento che i cittadini devono a loro volta esigere e perseguire. Come? Sognare si può e allora sogniamo un grande movimento di opinione, tanto nei mass media che capillare, presso i singoli politici, le sezioni locali dei vari partiti… che chieda, finché si può, nella fase in cui si decidono alleanze e liste: a) di rinunciare alle coalizioni-accozzaglia e alle imbarcate di quelle formazioni che esistono solo – o quasi – per tenere in vita rendite di posizione personali; b) di accordarsi davvero su un programma, il che richiede – appunto – affinità tra formazioni che si alleano; c) di promuovere un grande ricambio e ringiovanimento del Parlamento e di indire le primarie per scegliere i candidati (fossero anche primarie su una lista di nomi già individuati, buone però per stabilire l’ordine nella lista: sarebbe come esercitare la preferenza). Sono condizioni, credo, di sopravvivenza politica anche per gli stessi partiti; ed infatti si intravedono qua e là segnali di voler andare in questa direzione (vedi le dichiarazioni tanto di leader del centrosinistra che del centrodestra). Però il processo dev’essere accompagnato, ovvero il sogno deve farsi realtà. Poi, consumati i passaggi della formazione di liste e coalizioni, sarà coerente premiare i partiti che hanno operato le scelte più virtuose, dandosi da fare in campagna elettorale. Non dimentichiamoci che questa è una grande chance per fare politica, ovvero per vivere da protagonisti la propria appartenenza non già ad un partito, ma ad una comunità, locale o nazionale. E il momento del voto è anche quello della valutazione dell’operato dei politici eletti, e del loro rendiconto, che bisogna esigere. Mostriamo, insomma, di avere consapevolezza del fatto che il Parlamento non è dei 630 deputati più 315 senatori che hanno il problema di vedersi confermato lo scranno. No. Il Parlamento è nostro, è del Paese e saremo noi a figliarlo con il nostro voto, da esercitare in piena coscienza, libertà e competenza, fuori da prese di posizione sterilmente partigiane. Se così faremo, sicuramente potremo aspettarci una stagione più costruttiva.

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