Economia, nuovi scontri con l’Europa?

Le scelte governative hanno danneggiato attività economica e conti pubblici. Ma occorre evitare che l’ostilità contro l’Unione e contro i nostri partner europei abbia conseguenze ancora peggiori
ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

Incuranti dei richiami alla ragione, le forze politiche di maggioranza hanno indirizzato l’economia italiana verso il fosso, dove ora ci troviamo.

Non siamo qui a discutere dei singoli provvedimenti, ma del fatto di averli voluti realizzare aumentando il disavanzo del bilancio pubblico e sacrificando le spese per investimenti. Contro le “vecchie” convinzioni degli esperti, i nuovi piloti del Paese ci hanno spiegato che questa manovra avrebbe rilanciato l’economia facendo per giunta diminuire il debito pubblico.

Oggi il Documento di Economia e Finanza, interrompendo un serie di imbarazzati dinieghi, riconosce ciò che tutte le istituzioni internazionali vanno segnalando da tempo: che la crescita del Prodotto Interno Lordo, anziché accelerare, ha avuto una brusca frenata (nel 2019 non supererà lo +0,2%, ben meno dell’ 1% preannunciato in dicembre , per non parlare del 2% promesso pochi mesi prima) e tutto lascia prevedere che il debito pubblico italiano (misurato, come sempre, in rapporto al PIL) sfonderà i poco onorevoli primati precedenti.

Di questo peggioramento della situazione economica del Paese – più forte e più brusco di quanto possa essere spiegato dal rallentamento dell’economia internazionale – gli italiani pagheranno il costo per vari anni, anche perché prima o poi chi ci governerà dovrà imporre nuovi sacrifici.

Per una parte della maggioranza lo stridente contrasto tra questo stato di cose e le grandi prospettive proclamate in campagna elettorale, rappresenta solo un triste insuccesso. Ma per un’altra parte, quella più determinata a giocare la carta antieuropea, la gravità della situazione offre nuove opportunità. Tra pochi mesi, infatti, l’Italia dovrà tornare a trattare con la Commissione Europea in vista della nuova legge finanziaria di fine d’anno.

 Il gioco delle parti è che il governo italiano chiede il via libera a spendere di più per accontentare i suoi sostenitori, mentre la Commissione cerca di frenare il disavanzo perché preoccupata del mantenimento della stabilità finanziaria.

Un po’ di riflessione sulle esperienze degli anni passati, in particolare l’ultimo, porterebbe a concludere che agli italiani conviene di più ascoltare i consigli dell’Unione piuttosto che andar dietro all’avventatezza dei propri governanti. Eppure, quando quella trattativa sui conti pubblici sarà di nuovo alle strette, sappiamo già quale delle due parti vincerà la partita dell’opinione pubblica: quella che gode di uno spazio quasi illimitato sui media di casa nostra e che potrà ergersi a difensore dei nostri interessi contro i nemici d’Oltralpe (che ci vorrebbero tenere soggiogati e se ne fregherebbero dei nostri problemi).

Paradossalmente, più grave sarà lo squilibrio dei conti pubblici e più dolorosi i problemi della nostra economia  – non importa chi e in che modo li abbia provocati – più drammatica sarà la trattativa e più ghiotta sarà l’opportunità di levarsi a paladini del popolo oppresso e di incolpare i presunti oppressori (la recente invenzione  del nemico francese, che ha preso il posto del “cattivissimi” tedeschi, ce ne fornisce un chiaro esempio).

Per avere un’anticipazione di quello che ci aspetta basta ascoltare le parole del vice-presidente del Consiglio Salvini, o ricordare quelle dei mesi scorsi.

L’Unione Europea ha i suoi limiti e i suoi problemi, ma se sovranisti e opportunisti riusciranno ad azzopparla, anziché migliorarla e farla progredire, allora la svolta politica italiana ci avrà portato non solo nel fosso, ma giù per il burrone.

Quando la politica è giocata sull’emotività e sugli slogan è ancora più importante trovare il tempo per rifletterci su e per parlarne.

 

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