Dio Amore nell’esperienza di Chiara Lubich

In piena continuità con la più genuina tradizione della Chiesa, il carisma di Chiara ha nuovamente svelato il volto del Dio vivo a innumerevoli persone e le spinge ad attuare il suo disegno di amore: la piena unità di tutti con Lui e fra loro.
Chiara Lubich

“Dio è amore. Quale gratitudine per Papa Benedetto XVI sin dall’annuncio del titolo della sua prima enciclica! Ha acceso in noi una speranza: che il grande annuncio Dio è amore, che la parola amore, riportata al suo splendore originario, dilaghino all’infinito, come quando si butta un sasso nell’acqua e si formano cerchi sempre più ampi”1.

Questa la reazione immediata di Chiara Lubich all’apparire dell’enciclica di Benedetto XVI: la gioiosa sorpresa di una perfetta sintonia con la propria iniziale esperienza.

“Deus caritas est. “Dio è amore; chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui” (1 Gv 4, 16). Queste parole della Prima lettera di Giovanni esprimono con singolare chiarezza il centro della fede cristiana e anche la conseguente immagine dell’uomo e del suo cammino… Abbiamo creduto all’amore di Dio – così il cristiano può esprimere la scelta fondamentale della sua vita”. Sono le prime frasi dell’enciclica che Benedetto XVI ci ha offerto.

“E noi abbiamo creduto all’amore”: è la stessa parola che, in piena seconda guerra mondiale, Chiara Lubich e le sue prime compagne volevano come scritta per l’unica tomba in cui venire sepolte, nel caso fossero morte sotto i bombardamenti. Folgorate dalle parole rivolte a Chiara da un giovane sacerdote: “Dio ti ama immensamente”, esse avevano trovato in questo “centro della fede cristiana”, per riprendere le parole di Benedetto XVI, la ragione della loro vita e più ancora la loro vera e nuova personalità.

Papa Giovanni Paolo II, in una sua visita al Centro del Movimento dei Focolari nell’estate 1984, aveva ravvisato proprio nell’amore “la scintilla ispiratrice di tutto quello che si fa con il nome Focolari” e aveva soggiunto: “È bene che abbiate trovato tale strada, questa vocazione all’amore… L’amore è più forte di tutto, questa è la vostra fede… È una rivoluzione”2.

Non poteva essere diversamente se, come scrive Benedetto XVI, l’amore è iscritto nella natura stessa della Chiesa. E quella di Chiara Lubich è appunto una esperienza ecclesiale, come lei stessa fa notare dopo aver letto l’enciclica, mettendosi accanto a tante altre esperienze ecclesiali suscitare dallo Spirito Santo nella Chiesa di oggi: 

“All’eredità della sua [= della Chiesa] ricchissima storia, in questi ultimi decenni si sono aggiunti nuovi carismi suscitati dallo Spirito. Di bocca in bocca, avvalorato dalla testimonianza, l’annuncio “Dio è amore! Dio ti ama così come sei”, ha trasformato la vita di milioni di persone. Per noi è stata una luce – balenata nell’ora più buia della storia, il secondo conflitto mondiale – che ha illuminato tutto il Vangelo, facendoci scoprire che Gesù non aveva temuto di pronunciare la parola amore. Anzi capivamo che proprio l’amore è il cuore del Suo annuncio, e, sì, “la potenza creatrice primordiale che muove l’universo”, muove la nostra piccola storia personale, come la grande storia del mondo.

“Dio è Amore” è di certo la Parola che Gesù vuol dire oggi, in questo nuovo millennio”3. 

Questa parola Gesù l’ha detta e la sta dicendo carismaticamente anche attraverso l’esperienza di Chiara e dell’Opera a cui ella ha dato vita. Un carisma è infatti la proclamazione del Vangelo con la vita stessa.

Vorrei dunque delineare come lo Spirito oggi ha detto nuovamente, tramite il carisma focolarino, la realtà di Dio Amore. Lascio che sia Chiara stessa a raccontarci, con le sue parole, la sua esperienza4. 

La “rivelazione” e la scelta di Dio Amore 

Se nella spiritualità di Chiara Dio Amore è collocato al primo posto ciò è dovuto, oltre al primato oggettivo del Dio cristiano, anche al primato cronologico, allo stesso inizio della sua personale esperienza. L’iniziativa è di Dio stesso, che assai presto manifestò in Chiara un suo progetto: sceglierla, per rivelarsi a lei con una intensità tutta particolare, e perché poi, questa rivelazione di Dio traboccasse su tutti, amati da Dio.

Ancora bambina, Chiara avvertiva nel suo cuore la chiamata di Dio, il desiderio di penetrare in quell’abisso di Luce che Egli è. C’era in lei una tensione non comune verso l’Uno che è Verità. Così le accadde un giorno, nella preghiera davanti al Cristo presente nell’Eucaristia, d’essere strappata a se stessa fino a smarrirsi a se stessa. Cominciava quel rapporto con Dio come rapporto fortissimo di Persona a persona, sino a diventare, i due, una cosa sola nell’abisso dell’Amore.

Ascoltiamo Chiara stessa: 

“Il Movimento iniziò con questo grande nome, che ha riassunto poi tutta la sua vita: Dio.

Dio si affacciò come il sole all’alba di un mondo che ritrovava la pace dopo il frastuono della guerra; e offrì a noi una vita più divina di quella già buona che qualcuno conduceva, più cristianamente coerente, più integra.

Altre ragazze erano state chiamate in luoghi, tempi e circostanze diverse all’identico Ideale.

Fra tutte, ricordavamo spesso Santa Chiara. “Figliola, che cosa desideri?”, le aveva chiesto San Francesco quando, diciottenne, era fuggita di casa per seguire il Signore. “Dio”, aveva risposto.

Dio, questa sola unica infinita realtà, doveva riassumere anche per noi, sotto l’impulso della grazia, tutte le nostre aspirazioni, in un desiderio ardentissimo di essergli fedeli tutta la vita, come lo furono i santi. Dio dunque e null’altro, perché ogni altra persona o cosa avrebbe adombrato l’incanto della divina chiamata.

Dio, che per noi fu subito, fin dal primo istante, sinonimo di amore: l’Amore.

Così lo presentava la Sacra Scrittura: “Dio è amore” (1 Gv 4, 8).

Dio tutto per noi. Dio Amore.

Fu una grande novità per la nostra consueta vita spirituale, una novità così grande da operare in noi una conversione.

Mentre prima infatti, pur cercando di essere brave cristiane, vivevamo come degli orfani, come persone che avevano padre e madre, ma… solamente terreni, poi, conosciuto in modo nuovo Dio Amore, ci siamo sentite con più coscienza figlie del Padre che è nei cieli. E in certo modo ci siamo trovate a ripetere con San Francesco: “Non più padre Bernardone, ma Padre nostro che sei nei cieli”5. Si andava tracciando per noi una relazione fra cielo e terra, un accordo nuovo tra figli e Padre.

Fu come si sviluppasse in noi una fede nuova. Non era soltanto la fede in Dio, anche prima posseduta, ma proprio la fede nel suo amore, per cui ci sembrava che niente convenisse meglio alla vita che stavamo iniziando della frase: “Noi abbiamo riconosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi” (1 Gv. 4, 6). E di questa fede nell’amore di Dio per noi, per ciascuno, per tutti, per l’umanità intera, fu illuminata, da allora, tutta la nostra esistenza.

Dio ci amava! Egli era il creatore nostro. Egli, colui che ci sosteneva attimo per attimo. Egli, tutto!… Noi non avremmo avuto senso nel mondo se non fossimo state una piccola fiamma di questo infinito braciere: amore che risponde all’Amore.

E ci parve così sublime la dignità a cui ci aveva elevate, così alta e immeritata la possibilità di amarlo, che ripetevamo: “Non è tanto che si debba dire: dobbiamo amare Dio, ma: Poterti amare, Signore… poterti amare con questo piccolo cuore!”.

Dio, Dio, Dio dovunque e sempre.

Dio che è Amore: questo Ideale è lo scopo e il fine della nostra vita di focolarini”6. 

La piaga spirituale di Gesù crocifisso 

Ben presto l’abisso infinito dell’amore di Dio si manifesta a Chiara in maniera nuova nel grido d’abbandono di Gesù crocifisso. Già prima della nascita del Movimento lei aveva intuito il legame tra l’amore e il crocifisso. Lo testimonia un episodio degli inizi. Rispondendo positivamente all’invito di un sacerdote che le chiedeva di parlare a un gruppo di giovani si sentì domandare da lui: “Ma di che parlerà?”. E lei: “Dell’amore”. “E che cos’è l’amore?”, prosegue lui incuriosito. “Gesù crocifisso”, risponde Chiara. “A tutt’oggi – ella scrive nel 2000 – non so chi mi abbia messo sulle labbra quella definizione dell’amore”7.

Successivamente una nuova luce: il mistero della croce nasconde un mistero più profondo, l’abbandono dal Padre. Gesù, in questo abbandono, vive il più grande dolore, quindi è l’espressione del più grande amore. In una lettera del dicembre 1944, Chiara scrive che Gesù le ha “confidato la sua piaga spirituale” e spiega: 

“Pensa alla differenza infinita fra il dolore di Gesù crocefisso da nemici, abbandonato dai discepoli, costretto ad affidare la mamma sua ad un altro e il dolore immenso di sentirsi disunito dal Padre suo, che lo amava come se stesso e col quale formava una sola cosa. Pensa:… fu quel dubbio atroce di non esser più una sola cosa con il Padre, che lo fece uscire in quel grido: “Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?”… Qui, qui, qui è tutta l’immensità dell’Amore! Ci donò la sua divinità”8. 

Sin dall’inizio Chiara aveva capito che Dio stava facendo di quel grido “la norma d’una nuova vita”9 e che lo Spirito Santo stava coniando in lei una nuova spiritualità, come confidava in una lettera del 1949: “Il libro di luce, che il Signore va scrivendo nella mia anima, ha due aspetti: una pagina lucente di misterioso amore: Unità. Una pagina luminosa di misterioso dolore: Gesù Abbandonato. Sono due aspetti di un’unica medaglia”10. 

Dall’amore di Dio all’amore del fratello 

Per Chiara, e poi per le sue prime compagne, capita la logica dell’Amore, fu essenziale rispondere all’Amore che è Dio amandolo. La via, compresero subito, era compiere la sua volontà. Ma c’è, si domandarono, una volontà che sta particolarmente a cuore a Dio, che ci consente di amarlo come vuole essere amato? Sì, amarlo nel prossimo, chiunque egli fosse: non aveva detto la Parola di Dio, che “Qualunque cosa avrete fatto al più piccolo l’avrete fatta a me” (cf. Mt 25, 40)?

L’amore è tutto e indiviso per Dio. Ma proprio per questo si dilata per includere in sé il prossimo, tutto ciò che Dio ama. “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente… Amerai il prossimo tuo come te stesso” (Mt 22, 37.39). Non sono due amori, ma i due volti, i due respiri di un unico amore.

Su questa via Chiara inizia la sua corsa, concentrata tutta su Dio, ma dilatando questa concentrazione unica sino ad includere in essa tutti: 

“Ogni fratello, la compagna di scuola, il mendicante, la donna del mercato, il deputato, il bambino, l’ammalato, mutarono volto per la nostra anima sotto l’azione della grazia. E in ogni prossimo si imparò a riconoscere e ad amare Cristo in lui, un suo membro.

E successe così che chi poteva sbarrare la strada alla salita verso Dio ne diventava una porta.

I libri santi l’avevano promesso: “Siamo passati dalla morte alla vita perché amiamo i fratelli” (1 Gv 3, 14).

E più si amava Cristo in tutti con spogliamento di sé, più il cuore si riempiva di divino; più facilmente, alla sera, nella preghiera, il Signore faceva sentire alla nostra anima la sua dolce presenza.

Fu un’esperienza, questa, che ci fece capire quanto sia grata a Dio la carità e come l’amore fraterno sia il fiore del Vangelo”11. 

Dall’amore al fratello all’amore reciproco 

Accanto al primo e al secondo comandamento, ecco presto apparire, nell’esperienza del Movimento, un terzo comandamento, che Gesù ha dato come “suo” e come “nuovo” rispetto agli altri: “Amatevi l’un l’altro come io vi ho amato” (Gv 13, 34; 15, 12). In quest’unico comando egli sintetizza l’amore di Dio e l’amore del prossimo e insieme li trascende in una realtà nuova, trinitaria.

Il comando dell’amore reciproco, Gesù abbandonato come misura dell’amore, l’unità. Ecco la sintesi di Chiara.

Dal momento in cui hanno incominciato ad amarsi l’un l’altra “come” Gesù, le prime focolarine hanno avvertito la presenza del Risorto tra loro. Senza saperlo si erano poste nelle condizioni richieste perché egli attuasse la sua promessa di essere lì dove due o più si riuniscono nel suo nome (cf Mt 18, 20).

E la gioia fioriva spontanea e con essa la luce e la pace e la forza. Come un tempo ai discepoli di Emmaus, il Risorto spiegava ora ad esse le Scritture, accendeva nei cuori una fiamma e le spingeva a nutrirsi di lui, anche quotidianamente, nel pane eucaristico.

Ma il fuoco del Risorto le spingeva anche ad allargare il più possibile la cerchia di quanti vivevano il loro ideale, per fare di tutti uno. Scriveva ancora Chiara in quei primi tempi del Movimento dei Focolari: “Facciamo dell’Unità fra noi (che ci dona la pienezza del gaudio, della pace, della forza) il trampolino per correre, saltare dovunque dove non è unità e farla! Anzi: come Gesù ha preferito la Croce per Sé e non il Tabor, preferiamo anche noi di stare con chi non è in unità, onde soffrire con Lui ed esser certi che il nostro è puro amore!”12.  

L’arte di amare 

L’esperienza quotidiana di riconoscere Gesù in ogni prossimo e di amarlo, ha fatto scoprire tante espressioni dell’amore. Dopo anni a anni di esercizio, nel 1997 Chiara sintetizza in sei punti l’arte di amare13. Anche questa volta lasciamo che sia lei stessa a raccontare. 

“Ero stata invitata dall’Università cattolica Fu-Jen di Taipei per una laurea h.c. in teologia. Mi aveva sorpreso la motivazione in cui si affermava che “l’idea centrale del mio ‘pensiero’ – l’amore, l’unità – è in profondo accordo con l’essenza della cultura cinese”. Mi si confermava che davvero l’amore è iscritto nel DNA di ogni uomo.

Il giorno dopo avrei dovuto parlare a laici, vescovi, sacerdoti, cristiani di varie Chiese, buddisti, taoisti, persone di buona volontà. Un incontro aperto a tutti, per desiderio dei vescovi del luogo. Avevo già preparato a Roma quanto avrei detto. Ma di notte mi sveglio all’improvviso con un’idea: “Certo l’amore è universale. Ma bisogna ‘saper’ amare!”. Ho preso carta e matita. Ed una dopo l’altra sono venute fuori 6 parole chiave dell’arte dell’amore, quell’arte esigente che da oltre cinquant’anni avevo appreso dal Vangelo: amare tutti, senza esclusioni di sorta; amare per primi, senza aspettare di essere amati; amare come sé, l’altro sono io, vivere l’altro; amare il nemico; amare Gesù nell’altro, secondo le sue parole: “… l’avrete fatto a Me”. Amare in modo tale da suscitare l’amore nell’altro e diventi così reciproco, secondo il suo comando: amatevi come io vi ho amato”. 

Una tecnica, questa, che anche i bambini possono vivere. L’anno successivo giungono infatti a Roma, da tutti i continenti, i membri più piccoli del Movimento, dai 4 agli 8 anni, per il loro congresso internazionale. “Quest’arte d’amare è certo anche per loro!”, pensa Chiara. Così inventa un gioco: il dado dell’amore. Su ognuna delle sei facce del dado una delle sei parole dell’arte di amare. Al mattino o durante la giornata si lancia il dato, che invita a vivere una espressione dell’amore. È un successo. Si diffonde subito nelle scuole, nelle parrocchie, anche tra buddisti, musulmani, indù, anche tra adulti in tanti Paesi. 

Eros e agape, amore umano e amore divino 

In questo esercizio dell’amore si è mossi dall’eros o dall’agape? Il recupero dell’eros nella riflessione sull’amore e la sua positiva rivalutazione sono uno degli aspetti più recepiti dell’enciclica del Papa. Chiara, da parte sua, ha sempre sottolineato l’indissolubilità tra queste sue espressioni dell’amore, parlando di amore umano e di amore divino, sintetizzati nel cuore di Cristo, vero uomo e vero Dio: “… non bisogna privare il cuore e reprimervi l’amore. Bisogna dilatarlo sul Cuore di Gesù ed amare tutti…”14.

L’icona umana dell’amore del rapporto tra eros e agape Chiara la vede soprattutto nella famiglia cristiana: “La famiglia non è che un ingranaggio, uno scrigno, un mistero d’amore: amore nuziale, materno, paterno, filiale, fraterno, amore della nonna per i nipoti, delle nipoti per il nonno, per le zie, per i cugini… Nient’altro costituisce, lega, fa essere la famiglia se non l’amore. E se la famiglia è fallita nel mondo, è perché è venuto meno l’amore. Dove l’amore si spegne, la famiglia si sfascia. Ecco allora perché le famiglie devono attingere là dov’è la sorgente dell’amore. È Dio Amore… Se Lui ha fatto la famiglia plasmandola con l’amore, Lui potrà risanare ancora la famiglia con l’amore”. Passa quindi in rassegna le diverse età e stagioni dell’amore umano, e insieme la sua radice nell’amore trinitario15. 

E qui un ulteriore tocco – geniale direi – della spiritualità di Chiara: l’amore come un arcobaleno. 

“L’amore è luce – ella scrive ricordando come nacque la sua intuizione –, è come un raggio di luce, che, quando attraversa una goccia d’acqua, si spiega in arcobaleno, dove si possono ammirare i suoi sette colori. Tutti i colori di luce, che a loro volta si spiegano in infinite gradazioni.

E come l’arcobaleno è rosso, arancio, giallo, verde, azzurro, indaco, violetto, l’amore, la vita di Gesù in noi, avrebbe avuto diversi colori, si sarebbe espressa in vari modi, diversi l’uno dall’altro”16. 

L’amore, in definitiva, domanda di essere vissuto in maniera concreta, in una ricca molteplicità di aspetti. Non più una vita piatta, fatta di pezzi giustapposti e slegati fra loro, con il tempo per il pranzo che non ha nulla a che fare con quello della preghiera, il lavoro e l’apostolato che rischiano di fagocitare tutto, lo studio e il riposo relegati in un cantuccio quasi fossero tempo rubato ad attività più importanti, la cura della casa affidata ad altri perché ritenuta insignificante e una perdita di tempo. 

La concretezza dell’amore 

L’amore come un arcobaleno ci porta ai risvolti sociali dell’amore. Siamo così alla seconda parte dell’enciclica, dove Benedetto XVI indica le vie per la dilatazione dell’amore di Dio nell’intera società. In questa linea si è mossa l’esperienza del Movimento dei focolari fin dagli inizi.

Chiara aveva subito intuito che la spiritualità nuova avrebbe illuminato e trasformato tutti gli aspetti della vita umana: “Nascerà una filosofia nuova, nascerà una medicina nuova, un’arte nuova…”.

Lo scriveva già nel 1949: 

“Gesù va risuscitato nella Città… ed immesso dovunque… Non è solo un fatto religioso…. È questo separarLo dalla vita intera dell’uomo una pratica eresia dei tempi presenti, ed un asservire l’uomo a qualcosa che è meno di lui e relegare Dio, che è Padre, lontano dai figli”17. 

E in una nota più recente continua: 

“Si pensa a volte che il Vangelo non risolva tutti i problemi umani e che porti soltanto il Regno di Dio inteso in senso unicamente religioso. Ma non è così. Non è certo il Gesù storico o Lui in quanto Capo del Corpo mistico che risolve tutti i problemi. Lo fa Gesù-noi, Gesù-io, Gesù-tu… È Gesù nell’uomo, in quel dato uomo – quando la sua grazia è in lui –, che costruisce un ponte, fa una strada… È come altro Cristo… che ogni uomo porta un contributo suo tipico in tutti i campi: nella scienza, nell’arte, nella politica… È l’Incarnazione che continua, incarnazione completa che riguarda tutti i Gesù del Corpo mistico di Cristo”.

“Occorre – scrive ancora Chiara – aprire un nuovo umanesimo, dove veramente l’uomo è al centro, quest’uomo che è anzitutto Cristo… Cristo negli uomini”18. Cristo tra gli uomini. 

Le tappe dello sviluppo di questa intuizione Chiara le ha delineate attorno all’icona di tre città: 

“Noi distinguiamo nel nostro Movimento tre periodi: il primo è quello in cui è nata la nostra spiritualità, il nostro stile di vita. E lo abbiamo chiamato “Assisi”. Il secondo è stato quello nel quale ho incominciato a studiare per confrontare gli aspetti della nostra spiritualità con la dottrina della Chiesa… (E l’abbiamo chiamato Parigi). Noi – si affermava – vogliamo che Parigi esista, ma anche Assisi. Noi viviamo la spiritualità, ma volgiamo anche studiare. [Si nota il riferimento alla vicenda di san Francesco e del Francescanesimo]. E ora… si è già aperto il terzo periodo che abbiamo intitolato a un’altra città simbolo: Hollywood. Esso presenta e presenterà il contenuto del nostro Movimento in pubblico attraverso le varie espressioni artistiche e i grandi mezzi di comunicazione”19. 

L’esperienza di Chiara in questi anni ha varcato non solo tutte le frontiere geografiche, ma anche molte frontiere ecclesiali, religiose e culturali. Sta avvenendo per essa quello che nella storia della Chiesa è avvenuto per tutti i grandi carismi che hanno avuto dei riflessi culturali, fino a segnare l’ambiente o il secolo che li ha visti nascere.

La sua spiritualità è stata riconosciuta autorevolmente dal Consiglio mondiale delle Chiese come una spiritualità ecumenica, incontrando una adesione sorprendente anche tra numerosi fedeli di altre religioni e tra persone non credenti, che si riconoscono nei valori promossi dai focolarini e collaborano in modi vari con loro.

Chiara stessa è stata insignita di quattordici dottorati honoris causa per il contributo dato dal suo pensiero in vari ambiti della cultura. È la luce del suo carisma che irradia e apre ad un rinnovamento dei modi di pensare e di agire.

Culla di questa dottrina è la Scuola Abbà, un centro studi composto da una trentina di membri del Movimento, di vocazioni diverse, esperti in discipline teologiche, umanistiche e scientifiche con Chiara stessa a capo. È un vero e proprio laboratorio dove si coniuga vita e pensiero, sapienza e saggezza, spiritualità e cultura. Il tutto indirizzato alla elaborazione di una dottrina ispirata al carisma dell’unità. Una dottrina che dialoga con tutto il sapere di ieri e di oggi e che ambisce ad esserne una sintesi nuova ed originale.

Ma questa dottrina non vuole essere per un élite di ispirati e di intellettuali. Vuole arrivare a tutti, grandi e piccoli, dotti e gente semplice. Proprio per questo sono nati gruppi di studiosi attorno ai membri della Scuola Abbà che hanno come compito quello di portare questa dottrina nei vari ambiti del sapere, nelle varie discipline e professioni. Certo in modo serio e scientifico, ma anche semplice e alla portata di tutti.

In tanti campi ormai sta avvenendo una vera e propria inondazione di sapienza, di Spirito Santo, ma vestito di cultura. Sono ormai 12 i campi in cui stiamo operando regolarmente: economia, sociologia, pedagogia, psicologia, diritto, politologia, arte, medicina, architettura, ecologia, scienza della comunicazione, e sport.

Particolarmente significativi gli sbocchi nell’Economia di Comunione nella libertà e nel Movimento politico per l’Unità, che raduna politici di vari partiti nell’impegno di aiutarsi a vivere sempre nella fraternità.

Il Movimento vive così un nuovo slancio e una nuova primavera. Sentiamo di dover portare l’unità nel mondo della cultura onde riuscire ad incidere con la luce dello Spirito in campi che ormai si sono allontanati da Dio e navigano in acque non certo tranquille.

Il nostro operare assume la forma di un dialogo. Dialogo intessuto di fiducia, di ascolto, di amore, di rispetto, di ricerca sincera della verità che non è un monopolio di nessuno ma che va ricercata insieme, anzi in unità.

La cultura dell’unità ha proprio questa caratteristica: trovare i semi del Verbo, dunque i semi di verità certamente presenti nella fatica degli uomini e delle donne che nella storia dell’umanità si sono interrogati sul senso della vita, del mondo e del cosmo. Vogliamo raccogliere questo patrimonio immenso in unità per condividere con tutti una verità più completa, più ampia, quella che nasce da Cristo stesso presente là dove due o più, uniti nel suo nome, si amano. 

Conclusione 

Per concludere diamo nuovamente la parola a Chiara che continua a sottolineare la centralità e l’attualità dell’esperienza di Dio Amore: 

“Dio Amore, credere al suo amore, rispondere al suo amore amando, sono i grandi imperativi di oggi. Sono l’essenziale che l’attuale generazione attende. Senza di esso il mondo minaccia di correre per poi sbandare, come un treno fuori binario. Scoprire o meglio riscoprire che Dio è Amore è la più grande avventura dell’uomo moderno”20. 

“Sono certa – scrive al termine della sua lettura di Deus Caritas est – che l’enciclica del Papa susciterà un’eco spontanea da tutta la Chiesa e oltre: se vivere l’amore non si limita all’aiuto concreto del prossimo, ma spinge anche a “comunicare agli altri l’amore di Dio che noi stessi abbiamo ricevuto”, emergerà la ricchezza di quell’amore vissuto spesso con eroismo, nel silenzio, all’interno delle famiglie, nei Parlamenti e nelle fabbriche, nelle università e nei quartieri, nelle aree più depresse del mondo e tra chi ha impresso sul proprio volto, il volto stesso dell’Uomo-Dio che grida l’abbandono del Padre. E Dio, riscoperto Amore, attirerà il mondo”21.

 

NOTE

1 C. Lubich, Dio è Amore: una nuova speranza per il mondo. Riflessione di Chiara Lubich sulla prima Enciclica di Papa Benedetto XVI, Comunicato stampa, SIF, 26.1.2006.

2 Giovanni Paolo II, Discorso al Centro internazionale Mariapoli a Rocca di Papa (19.8.84), in Insegnamenti di Giovanni Paolo II, vol.VII/2, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 1984, pp. 222-226, p. 223.

3 C. Lubich, Dio è Amore: una nuova speranza per il mondo, cit.

4 Sull’esperienza di Dio amore in Chiara Lubich: M. Cerini, Dio Amore nell’esperienza e nel pensiero di Chiara Lubich, Città Nuova, Roma 1991; G.M. Zanghí, Dio che è amore. Trinità e vita in Cristo, Città Nuova, Roma 19912. Per la presente relazione sono particolarmente debitore allo scritto di G.M. Zanghí, L’esperienza iniziale di Dio in Chiara Lubich, che ho letto in suo nome al 2° Simposio Buddista-Cristiano tenutosi ad Osaka – Monte Hiei, 24-27 aprile 2006; e alla relazione di M. Vandeleene, Il carisma dell’unità nella tradizione spirituale della Chiesa, tenuta il 1 maggio 2006 al Convegno di studio del Claretianum (PUL-Roma) in occasione del primo anniversario del conferimento della laurea honoris causa a Chiara Lubich.

5 Fonti Francescane, I, Assisi 1977, p. 1082.

6 C. Lubich, Scritti Spirituali, III, Città Nuova, Roma 1996, pp. 23-24.28.

7 Cf. Idem, Il grido, Gesù crocifisso e abbandonato nella storia e nella vita del Movimento dei Focolari dalla sua nascita, nel 1943, all’alba del terzo millennio, Città Nuova, Roma 2000, pp. 32-33.

8 Idem, Gesù abbandonato e la vita, in Gen’s, 36 (2006) 1, pp. 4-13.5-6.

9 Idem, Inedito del 8.12.1944.

10 Idem, Inedito del 30.3.1948.

11 Idem, Scritti Spirituali, III, cit., p. 26.

12 Idem, Inedito, 1.4.1948.

13 Cf. Idem, L’arte di amare, Città Nuova, Roma 20053.

14 Idem, Scritti Spirituali, I, Città Nuova, Roma 19974, p. 33.

15 Cf. Idem, La dottrina spirituale, cit., p. 224ss.

16 Idem, La dottrina spirituale, cit., p. 221.

17 Idem, La dottrina spirituale, cit., p. 220.

18 Idem, La dottrina spirituale, cit., pp. 425-426.

19 Idem, L’amore genera sapienza, in Nuova Umanità, 6 (2001) 799.

20 Idem, Scritti Spirituali, III, cit., pp. 147-149.

21 Idem, Dio è Amore: una nuova speranza per il mondo, cit.

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