Covid-19: due sfide dal mondo dello sport

Le storie di Jenny Thompson ed Esteban Granero sono assai diverse l’una dall’altra, ma hanno in comune il contributo fattivo nella lotta al Coronavirus
Esteban Granero in prima fila nella lotta contro il Coronavirus

Sono tanti gli atleti di spessore e fama mondiale che, dal chiuso delle loro dimore, continuano a lanciare al grande pubblico appelli a rimanere a casa: si tratta dell’unica strategia vincente per contenere la diffusione dell’epidemia di Coronavirus. Ci sono però dei casi in cui protagonisti passati e presenti del mondo sportivo riescono a fare la differenza in maniera attiva. Due esempi emblematici, a tal proposito, sono quelli del calciatore spagnolo Esteban Granero e dell’ex nuotatrice americana Jenny Thompson.

Esteban Granero: l’analisi dei dati per la lotta al Covid-19
Il suo nome, per gli appassionati di calcio, fa rima con Real Madrid. Granero, centrocampista classe 1987, è stato uno dei gregari di lusso dei blancos nel periodo 2009-2012, con Jose Mourinho in panchina e Cristiano Ronaldo punta di diamante in attacco.

Soprannominato El Pirata, Granero ha spesso dimostrato di essere un atleta sui generis: esperto di letteratura e laureato in psicologia, il calciatore è tra le altre cose uno degli amministratori delegati di Olocip, un’azienda specializzata nell’applicazione dell’intelligenza artificiale al mondo del business, con una spiccata specializzazione per lo sport professionale. Grazie a un sistema di analisi dei dati all’avanguardia, infatti, Olocip cerca di anticipare il futuro, aiutando le società sportive a giocare d’anticipo per prendere le decisioni corrette.

La nuova sfida di Esteban Granero, adesso, si chiama Covid-19. La sua azienda, infatti, ha aderito all’iniziativa #StopCorona, mettendo a disposizione senza scopo di lucro le proprie conoscenze per creare analisi e previsioni circa l’andamento del contagio in Spagna. Da qualche giorno sulle pagine social di Olocip è possibile leggere indagini approfondite in merito: “Riusciamo a fare previsioni che tengono conto di fattori come l’età media o il numero di posti letto in ospedale – ha detto il calciatore al portale cope.es – in modo da ottimizzare le scelte future. Possiamo anche anticipare in quali aree specifiche del paese potrebbero rilevarsi delle criticità in tal senso”. Secondo le previsioni di Ocip, fra l’altro, il picco di contagi si è verificato lo scorso 2 aprile: un messaggio di speranza che invita a tener duro.

 

Jenny Thompson (a destra) in prima fila nella lotta al Coronavirus
Jenny Thompson (a destra) in prima fila nella lotta al Coronavirus

Jenny Thompson, dalle vasche alla corsia
Nata il 26 febbraio del 1973, la Thompson ha scritto pagine indelebili nella storia del nuoto. Si tratta, infatti, dell’atleta a stelle e strisce che ha vinto più medaglie ai Giochi olimpici: 8 ori, 3 argenti e un bronzo, a cui bisogna aggiungere 7 allori iridati, 9 vittorie ai mondiali in vasca corta, ben 25 successi ai Giochi Pan Pacifici. Una vera e propria leggenda vivente che, a partire dal 2004, ha iniziato una vita totalmente diversa ma altrettanto ricca di soddisfazioni. L’ex velocista e delfinista, infatti, è diventata un medico anestesista e, da qualche settimana, è in prima linea nella lotta al Coronavirus.

L’ospedale di Charleston (South Carolina) nel quale lavora sta affrontando una grave emergenza, legata alla mancanza di un numero sufficiente di attrezzature per contrastare i picchi di epidemia in arrivo. Un problema che la Thompson ha accennato a due grandi ex compagne di nazionale come Gabrielle Rose e Lea Maurer, senza però chiedere loro un aiuto diretto. Le amiche però non si sono fatte pregare, lanciando sul web la campagna di raccolta fondi battezzata “Go Jenny Go”: è stato un successo, grazie al quale sono già stati raccolti più di 9000 dollari, necessari per acquistare mascherine protettive, occhiali, guanti, copri scarpe, visiere con protezioni per il viso, tute integrali con cappuccio.

La risposta di Jenny Thompson a una risposta così massiccia non è tardata ad arrivare. «Sono commossa dalla generosità di così tante persone. Io e i miei colleghi ci sentiamo più sicuri e pronti grazie al vostro aiuto. Essere protetti grazie a DPI adeguati ci consente di fare il nostro lavoro al meglio: quello di prenderci cura dei malati».

 

 

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