Costruire il futuro

Profilo di un cristiano autentico, appassionato di accoglienza e di comunicazione. Intervista a Riccardo Rossi

Riccardo è un giornalista. Insieme alla moglie Barbara ha scelto di mettere in pratica il Vangelo in modo radicale, vivendo di Provvidenza e dedicandosi ai poveri delle missioni di Fratello Biagio, il missionario laico di Palermo che accoglie oltre mille e cento persone fra immigrati, poveri, imprenditori falliti, separati caduti in miseria, ammalati, tossicodipendenti, vittime sopravvissute alla mafia. Si occupa della comunicazione sociale ed è direttore del giornale “La Speranza”, organo della Missione. Mi ospita nella “Casa del Vangelo” a Palermo, una struttura nella quale vive insieme a Barbara. Ci sediamo ad un tavolo con una tovaglia di plastica, in un refettorio dall’aspetto più povero che sobrio, nel quale mi sento subito a mio agio.

Quali sono le tue origini e i tuoi interessi?

Sono napoletano, un po’ veneto e un po’ croato. Papà è stato profugo, è di origine istriana nato a Pola. Sono stato sempre un chiacchierone e così diventare giornalista non è stato difficile: comunicare è per me una delle cose più importanti. Ma nel mio Dna vi è la buona notizia.

 

E lo dice ammiccando, sussurrando il doppio senso fra buona notizia e Buona Novella. «Cerco di essere ogni giorno un uomo di Fede che vive il Cristianesimo, semplicemente e concretamente». Fa piacere ascoltarlo, con la sua faccia sorridente e quell’accento napoletano che ti mette allegria e ti invita all’ascolto.

 

E i momenti più forti?

Per circa 40 anni ho vissuto nel buio, alla ricerca di una felicità che mi sembrava impossibile da raggiungere e che ad un certo punto ho deciso di non cercare più. Sono rinato grazie alla la scoperta dell’amore di Gesù e di Maria e all’incontro con Barbara: la mia salvezza è passata da lei che mi ha insegnato la costanza nella Fede. apà è stato un violento che a sua volta aveva imparato da suo padre ad essere manesco. Di bello è stato riuscire a perdonarlo, dopo tanti sforzi e con l’aiuto di Dio. Il momento che ha segnato la mia vita risale a un anno fa. Stavo attraversando un periodo difficile ed ho chiesto a Dio un segno forte. Mentre ero in viaggio per Palermo per realizzare il giornale “La Speranza” e stare tre giorni in vacanza con mia moglie, ho saputo che fratello Biagio si era abbandonato fuori dalla Posta Centrale per chiedere a istituzioni, religioni e semplici cittadini, di accogliere i poveri. Ho capito che dovevo stare accanto a lui, e così ho fatto, dormendo per dieci notti su un cartone e qualche coperta, sperimentando la pioggia o la difficoltà di trovare un bagno. Ma ero felicissimo perché avevo capito che stavo facendo la scelta giusta: stare accanto a Fratel Biagio, che si era fatto strumento di Dio per svegliarci dall’indifferenza verso chi soffre. Dopo quei dieci giorni carichi di Spirito Santo ho sentito la chiamata di Dio ad essere un “comunicatore sociale” per dare voce ai poveri: così io e mia moglie ci siamo trasferiti da Catania a Palermo, nella Missione. Un altro momento indimenticabile è stato pranzare accanto a papa Francesco quando è venuto a trovarci: se lo dovessi definire con due parole direi semplice e sacro.

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E nella Missione di fratello Biagio?

 All’inizio con Barbara abbiamo vissuto momenti difficili come stare separati per quasi due mesi, ospiti io nella missione maschile e lei in quella femminile. Adesso siamo ospiti nella Casa del Vangelo, una struttura legata al Beato Puglisi, con il quale ho una grande amicizia. Col passare dei giorni abbiamo messo a disposizione le nostre competenze, dando vita ad attività, alcune delle quali organizzate in laboratori, per offrire ai nostri ospiti occasioni di svago e di lavoro. Abbiamo messo su una squadra calcio con ragazzi migranti. Sta nascendo un laboratorio di informatica, per insegnare loro l’utilizzo del computer. Barbara partecipa al laboratorio tessile e mi aiuta in tutto quello che faccio, nei tanti incontri, nelle testimonianze e corregge le bozze dei miei articoli. Abbiamo piantato semi per altre iniziative e già in alcune missioni, nate in campagna per volere della Provvidenza, si coltiva la terra e si allevano gli animali.

E la tua fede?

Più vado avanti nella fede e più ci sono le seduzioni del male. Sono sempre più forti in me le tentazioni di Satana e se poi mi giro intorno vedo un mondo sotto attacco. Vedo il Decreto sicurezza che sta facendo tanto male: sono tempi difficili. Ma i momenti oscuri sono quelli in cui bisogna pregare con maggiore intensità, guardare Cristo nei poveri, rimboccarci le maniche e fare strada insieme con chi condivide gli stessi valori umani. In questo modo torna la Speranza e risplende la Luce.

Ci salutiamo abbracciandoci e senza pensare che ci conosciamo di persona da un paio d’ore. Fratello Biagio spesso dice: «Non esiste la parola migrante: esiste la parola fratello. A me non interessa sapere da dove viene e che passato ha, mi interessa solo costruire con lui il futuro».

E Riccardo e Barbara sono due che lo costruiscono, il futuro.

 

 

 

 

 

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