Coronavirus, bambini felici al “parco della vita”

L'isolamento è isolamento: se si vuole che funzioni, non può essere per fasce di età e non permette deroghe. Il pediatra Raffaele Arigliani commenta la possibilità - prima concessa dal Viminale, poi revocata dal premier Conte - di camminare nei pressi di casa con i figli in questi giorni di emergenza coronavirus.

I chiarimenti pubblicati l’altra sera dal ministero degli Interni sugli spostamenti possibili per le famiglie in questo periodo di coronavirus consentivano «ad un solo genitore», di «camminare con i propri figli minori in quanto tale attività può essere ricondotta alle attività motorie all’aperto, purché in prossimità della propria abitazione». L’iniziativa è stata accolta dalle vivaci proteste di molti sindaci e governatori regionali. Ieri sera è dunque intervenuto il premier Giuseppe Conte, per spiegare che, invece, i bambini possono uscire con un genitore solo in situazioni di emergenza. La duplice comunicazione ha disorientato le famiglie. Pubblichiamo di seguito il parere del pediatra Raffaele Arigliani

Credo che fare uscire di casa i bambini in questi giorni segnati dall’emergenza coronavirus per una sgambatina, come fossero dei cani, pur nella comprensione di come sia difficile tenerli a casa, sia un falso problema. Teniamo conto che se un bambino esce ed incontra altri bambini è impossibile non voglia giocare con loro. Proprio oggi un genitore mi raccontava che suo figlio è sceso nel cortile e ha giocato con un altro bimbo del palazzo. Dopo pochi giorni si è scoperto che il papà è positivo al Covid 19. Per la famiglia è stato un dramma, seuito da una serie di telefonate al pediatra per sapere come rimediare al latte versato!

L’isolamento è isolamento: se si vuole che funzioni, non può essere per fasce di età e non permette deroghe. Il problema vero è la relazione nella famiglia: cosa fanno tutto il giorno in casa bimbi e ragazzi, specie se i genitori sono in smart working? Altresì avere tempo da dedicare al bambino è solo la premessa di possibili cose positive.

Il bambino non ha bisogno di spazi aperti per volare lontano, gli basta avere qualcuno con cui giocare per “visitare” il mondo intero. Nella quarantena vi potrebbero essere le condizioni per avere il dono del “tempo dei genitori”, la cosa più preziosa e l’unica veramente desiderata da un bambino.

Questo sarà un tempo pieno per il bimbo se l’adulto riesce a riempirlo dei doni dell’armonia, della pace, della fantasia, dell’ascolto, del rispetto, della spinta alla creatività, della guida ad andare oltre le nozioni per costruire mappe, del sorriso, delle storie, dei racconti, dei libri narrati, delle regole condivise, ecc…. Sono doni molti più essenziali che non il parco. L’ossessione dei tg, l’incapacità di sopportarsi, l’intolleranza, la frustrazione, le preoccupazioni accecanti, la violenza, l’indifferenza, il non rispetto, il dominio, ecc…. : sono alcuni dei fattori “tossici” nella vita di un bimbo, che possono esplodere se abbiamo adulti poco consapevoli o in crisi con se stessi e tra loro.

Questa quarantena può divenire un inferno per famiglie e bambini o essere un’indimenticabile e preziosa occasione di crescita e/o di rinascita. Non è facile, però possiamo provare a colorare di “doni del tempo” questi giorni di quarantena.

Ci viene chiesto di uscire: non per passeggiare (azione semplice ed ora proibita), ma di uscire “da noi stessi e dalle nostre preoccupazioni” per incontrare i nostri figli e chi vive con noi, cercando di guardare, almeno un po’, il mondo dal loro punto di vista, donando attenzione, rispetto, tempo. È questo l’ossigeno e “il parco della vita” cui non possiamo e non dobbiamo rinunciare: renderà indimenticabile e finanche positivi questi giorni.

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