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Mondo > Esteri

Consiglio di sicurezza Onu 2027-28: entrano Austria e Portogallo

di Clemens Behr

- Fonte: Città Nuova

Nella votazione a scrutinio segreto tenutasi il 3 giugno all’Onu per l’assegnazione di 5 seggi non permanenti nel Consiglio di Sicurezza, la Germania non è riuscita ad entrare. Tra i paesi dell’UE, siederanno al tavolo nel periodo 2027/28 Austria e Portogallo

Il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul durante una conferenza stampa a Berlino. Credit: ANSA/EPA/FILIP SINGER.

Per ottenere uno dei seggi non permanenti nel Consiglio di Sicurezza Onu erano necessari 127 voti dei 193 Stati membri, che corrispondono alla maggioranza richiesta di due terzi. L’Austria ne ha ottenuti 131 e il Portogallo 134. Per contestualizzare: oltre ai 5 membri permanenti dotati di diritto di veto (Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Cina, Russia), il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite comprende 10 membri non permanenti. Ogni anno 5 di questi vengono rieletti per un mandato di due anni, tenendo conto delle diverse regioni geografiche del mondo. Oltre ai paesi dell’Europa occidentale, questa volta sono stati eletti il Kirghizistan per l’Asia, lo Zimbabwe per l’Africa e Trinidad e Tobago per l’America Latina.

Per la prima volta senza successo la candidatura della Germania, che è stata votata solo da 104 Stati. Finora la Germania ha fatto parte del Consiglio di Sicurezza 6 volte, l’ultima nel 2019/20. Dalla riunificazione tedesca del 1990, il Paese si candida ogni 8 anni per ottenere un seggio. Il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul ha definito il risultato una «dura sconfitta». In Germania si è acceso un dibattito sulle cause e le conseguenze. Lo stesso Wadephul ha indicato come motivo il forte sostegno del suo Paese all’Ucraina: «Non è un segreto che la Russia non voglia una voce del genere (…) al tavolo del Consiglio di Sicurezza e che abbia anche creato un clima ostile nei nostri confronti». Ha tuttavia respinto con fermezza le richieste secondo cui la Germania dovrebbe ridurre il suo forte sostegno finanziario all’Onu. Numerosi commentatori sottolineano che, agli occhi di molti paesi, la Germania applica due pesi e due misure in materia di diritto internazionale e diritti umani.

Durante la guerra di Gaza, Berlino non si sarebbe unita alle accuse secondo cui Israele avrebbe agito in violazione del diritto internazionale, continuando addirittura a fornire armi che possono essere utilizzate contro la popolazione palestinese. Il governo tedesco condanna a gran voce la violazione del diritto internazionale in Ucraina da parte della Russia, ma è rimasto in silenzio di fronte alle aggressioni degli Stati Uniti in Venezuela e agli attacchi di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. In questo modo avrebbe perso la sua credibilità. È vero che si apprezza l’impegno della Germania per il rafforzamento delle istituzioni internazionali. Ma se promette all’Africa più voce in capitolo e allo stesso tempo taglia la cooperazione allo sviluppo, questo suscita diffidenza. Inoltre, non è in linea con il motto «Rispetto, giustizia, pace», con cui la Germania si è candidata al Consiglio di sicurezza dell’Onu, se il governo federale riduce i fondi per gli aiuti umanitari e la cooperazione allo sviluppo. Alla luce delle numerose crisi globali, questo sarebbe un segnale dannoso. Alcuni commentatori, invece, non ritengono affatto grave il fatto che la Germania non avrà un seggio nel Consiglio di sicurezza dell’Onu. Affermano che il Paese riveste un ruolo importante in numerose istituzioni delle Nazioni Unite, dove avrebbe ancora sufficienti opportunità di esercitare un’influenza a livello internazionale.

L’Austria si era candidata con successo per la quarta volta al Consiglio di Sicurezza; l’ultima volta che ha ottenuto il seggio risale al 2009/10. Nella sua candidatura ha puntato sulla sua tradizione di neutralità, grazie alla quale potrebbe fungere da mediatore in tutte le direzioni.  A tal proposito ha sottolineato gli sforzi compiuti in passato nella mediazione durante la Guerra Fredda e nel disarmo nucleare. In quanto paese con meno di 10 milioni di abitanti, ha inoltre fatto valere la sua volontà di rappresentare la prospettiva dei numerosi paesi di piccole dimensioni. «L’Austria si impegnerà con determinazione in seno al Consiglio di Sicurezza a favore di un multilateralismo basato sul diritto internazionale e sui diritti umani», ha promesso il presidente austriaco Alexander Van der Bellen in una prima reazione. Per il vicecancelliere Andreas Babler, il risultato del voto è un «forte segnale di fiducia». «Il nostro compito è chiaro: in quanto paese neutrale, rafforzare la pace, favorire il dialogo e difendere il diritto internazionale. Il mondo ha bisogno di più cooperazione, non di meno».

Alla domanda su quali fossero gli obiettivi che l’Austria intendeva portare avanti in seno al Consiglio di Sicurezza, la ministra degli Esteri austriaca Beate Meinl-Reisinger ha citato la protezione della popolazione civile – in particolare dei bambini – e il controllo degli armamenti, specialmente della diffusione di materiale utilizzabile per la produzione di armi nucleari. L’Austria intende impegnarsi a favore della lotta ai cambiamenti climatici, per le energie rinnovabili e l’efficienza energetica. Il cancelliere federale austriaco Christian Stocker ha indicato come obiettivi il proseguimento della riforma del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, il rafforzamento delle missioni di pace, la difesa dell’ordinamento giuridico internazionale e la lotta alle minacce poste dalle nuove tecnologie, ad esempio in relazione all’intelligenza artificiale e alla disinformazione.

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