«Finché tutti non saranno al sicuro» era il tema della Giornata Mondiale dei Rifugiati di quest’anno. Settantacinque anni fa, la comunità internazionale ha riconosciuto la necessità di istituire uno strumento specifico in materia di diritti umani volto a garantire i diritti dei rifugiati e dei richiedenti asilo, sottoforma della Convenzione del 1951 relativa allo status dei rifugiati. La Convenzione sui rifugiati e il suo Protocollo del 1967 costituiscono la spina dorsale del diritto internazionale dei rifugiati, sancendo diritti e responsabilità fondamentali per la protezione di coloro che sono costretti ad attraversare i confini in cerca di sicurezza a causa di persecuzioni, guerre o conflitti.
Nel suo messaggio, il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha affermato con forza: «La Giornata mondiale dei rifugiati 2026 giunge in un momento in cui la promessa di sicurezza è messa alla prova in ogni regione del mondo». A 75 anni dall’adozione della Convenzione relativa allo status dei rifugiati, quella promessa rimane uno degli impegni più chiari della comunità internazionale: «Che le persone costrette a fuggire non debbano essere rimandate in situazioni di pericolo e debbano poter vivere con dignità durante il loro sfollamento. Nata dalle rovine della guerra, non è mai stata pensata per una sola regione, una sola generazione o un solo popolo, ma per l’umanità nel suo insieme».
António Guterres ha lanciato un forte appello, sottolineando i focolai globali di violenza e conflitti complessi che persistono da troppo tempo: «Più di 117 milioni di persone sono sfollate con la forza in tutto il mondo, comprese le famiglie sradicate dalla guerra in Sudan, dalla violenza nella Repubblica Democratica del Congo e dalle crisi prolungate in Ucraina, Afghanistan, Repubblica Araba di Siria, Myanmar e altrove». Quando alle persone in fuga dal pericolo viene negata la protezione, ha affermato, «l’insicurezza si aggrava: le famiglie sono costrette a intraprendere percorsi pericolosi, i bambini perdono anni di istruzione, le donne e le ragazze affrontano rischi maggiori e le comunità ospitanti rimangono prive del sostegno di cui hanno bisogno. Proteggere i rifugiati non è quindi solo un atto di compassione; è una condizione per la stabilità e la pace».
Until Everyone Is Safe (Finché tutti non saranno al sicuro) è un appello a mantenere viva quella promessa, dice Guterres. «Esorta i governi a garantire sistemi di asilo equi e accessibili, i donatori a sostenere gli aiuti salvavita, le comunità ad accogliere chi è costretto a fuggire e ciascuno di noi a difendere il principio secondo cui la sicurezza non deve mai dipendere dalla nazionalità, dalla ricchezza, dalla razza, dalla religione, dal genere, dall’opinione politica o dallo status migratorio». E conclude confidando che «la protezione è pienamente realizzata solo quando le persone costrette a fuggire possono vivere senza paura, ricostruire le proprie vite, contribuire alle loro comunità e, quando le condizioni lo consentono, tornare a casa volontariamente, in sicurezza e con dignità».
Bambini rifugiati
A livello globale, secondo l’Unicef, nel periodo 2024–2025 i bambini rifugiati ammontano a circa 49 milioni. Molti nascono in condizioni di sfollamento: tra il 2018 e il 2025, oltre 2,3 milioni di bambini sono nati come rifugiati. Tra le principali crisi che colpiscono i bambini figurano i conflitti e gli sfollamenti legati al clima nelle regioni vulnerabili.
La “Giornata Mondiale dei Migranti e dei Rifugiati” della Chiesa cattolica quest’anno è sarà dedicata ai minori in movimento, ricordando il dovere di accogliere ciascuno di loro come insegna il Vangelo.
«Anche solo uno di questi bambini» è il tema scelto da papa Leone XIV per la 112ª edizione della Giornata, che si celebrerà domenica 27 settembre 2026. La decisione è stata annunciata in aprile scorso dal Dicastero per lo Sviluppo Umano Integrale. Il titolo fa riferimento a Matteo 18,5: «Chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome, accoglie me».
«Con questa scelta, il Santo Padre intende esprimere la preoccupazione della Chiesa per i minori direttamente coinvolti nella migrazione, ricordando il dovere di accogliere ciascuno di loro come ci insegna il Vangelo», si legge nel comunicato.
Il Dicastero sottolinea inoltre che «non è la prima volta che i papi si esprimono con autorevolezza su questo tema, ma l’attuale situazione migratoria presenta nuove sfide che minacciano gravemente i diritti e la dignità dei più piccoli tra noi e richiedono risposte urgenti ed efficaci. Non si tratta quindi di discutere di numeri o percentuali, perché “anche uno solo” ha il valore più alto».
