Concerto di gala

M i trovo in montagna per accompagnare Alessandro da un collega che partecipa ad un congresso promosso da una casa farmaceutica. I congressisti stanno uscendo dalla sala. Alessandro trova il collega. Mentre sbircio per ammirare l’elegante sala dell’albergo scorgo, seduta ancora al tavolo dei conferenzieri, un’attrice famosa. È proprio lei senza paparazzi e assedio di fans. Mi avvicino e la saluto. Lei, abituata a essere conosciuta, sorride aggiungendo un inatteso come va?. Mi presento. Le dico che lavoro faccio, su quali binari corre la mia vita e la ringrazio per una risposta data ad un’intervista. Lei finisce di raccogliere le sue carte, prende anche il bouquet davanti a lei e finalmente riesce ad ammirarlo. Forse proprio per l’avanzata età, la sua bellezza emana nobiltà, serenità. Porta un tailleur color verde chiaro, con dei disegni raffinati. Le maniche finiscono in bordi riccamente elaborati. Al mignolo della mano sinistra, quella che mi porge perché l’aiuti ad alzarsi, ha un vistoso solitario. Ma non è questo che dà valore alla sua grazia. Pensando che io sia uno del congresso, prosegue: Sì, come ho detto, la bellezza non è un fatto estetico, ma uno stato interiore. Certo, posso parlare così perché ho vissuto le altre stagioni della vita; eppure, ne sono convinta, quello che mi ha tenuto a galla è stata la vita con la mia famiglia che non mi ha permesso di uscire fuori dalla realtà. Ciò mi ha aiutato a dare al lavoro il posto giusto ed ha impedito che la macchina del successo mi sbranasse, come fa purtroppo con molti. Aggiungerei, con il rischio di non essere capita, che anche le sofferenze sono una cura di bellezza. Tante volte, quando guardavo le rughe della mia amata mamma, che nella vita si è consumata per noi figli, ho visto una bellezza che non si può imitare. Sono convinta che in questo martoriato mondo che tocca una delle fasi acute di crisi, la bellezza salverà il mondo, come diceva il principe Miškin. Ma ora c’è bisogno di una bellezza integra: la bellezza che nasce dal dolore. Dopo l’11 settembre viviamo senza terra sotto i piedi. Certo non è quella l’unica insicurezza che ci terrorizza. La gente non ha più speranza. Le chiedo se ha letto la recente enciclica di Benedetto XVI sulla speranza. Scuote il capo e mi chiede qualche ragguaglio. Proprio in quei giorni stavo preparando una breve presentazione della Spe salvi e me ne portavo dietro la maneggevole edizione vaticana. Le riassumo l’excursus che il papa fa sulle false speranze che hanno allettato l’umanità, che l’hanno ingannata, tentata, sopraffatta. Con la drammatica deduzione che un regno di Dio realizzato senza Dio – un regno dell’uomo – si risolve inevitabilmente nella fine perversa di tutte le cose descritta da Kant: l’abbiamo visto e lo vediamo sempre di nuovo. Leggo il brano in cui il papa afferma che anche un presente faticoso può essere vissuto ed accettato se conduce verso una mèta e se di questa mèta noi possiamo essere sicuri, se questa mèta è così grande da giustificare la fatica del cammino. Sì – concorda lei -, il guaio è che nessun punto di riferimento appare sicuro. Allora le cito quanto Benedetto XVI dice sul Vangelo che non è soltanto una comunicazione di cose che si possono sapere, ma è una comunicazione che produce fatti, che cambia la vita. La porta oscura del tempo, del futuro è stata spalancata. Nella hall dell’albergo ci sono poltrone libere. Ci sediamo. Vede – prosegue la mia interlocutrice -, una persona che ha un mestiere che la mette davanti al grande pubblico, rischia molto. Ho visto persone sane diventare strane. Quante vittime del pubblico! Penso alla grande Gabriella Ferri, a Mia Martini. E quanti che scivolano nell’alcol, nella droga. È la macchina del successo che stritola. Ci vuole grande equilibrio e un corpo sociale, come una famiglia, un giro di amici, che ti aiutano. Altrimenti non ce la fai. Il successo è uno stampo che ti modella, come una foto con la quale devi sempre combaciare. La fedeltà all’immagine che altri decidono per te, ti fa impazzire. È schizofrenia. Ricorda i tempi dei telefoni bianchi? Le attrici americane erano tutte uguali. Allora era cosmesi, oggi è chirurgia. Labbra, occhi, forme del corpo. È l’industria della bellezza! Per essere veramente belli ci vuole più attenzione agli altri e sei attento soltanto se sei sveglio. Lei non sa quanta gente mi chiede aiuto per entrare nel mondo del cinema. Sembra che una volta finiti sullo schermo si esca dal grigio della lotta quotidiana. È l’elegante alienazione dei tempi dell’immagine. Intanto arriva il marito a cui lei mi presenta. E arriva anche l’amico che mi stava cercando, si stupisce non poco quando vede con quanta cordialità mi sto accomiatando dalla signora. Racconto all’amico della chiacchierata e ciò conferma in lui la stima che già aveva per quell’attrice. Posteggiamo la macchina. Qualcuno sta parlando a voce alta. Gli hanno rotto i vetri della macchina. Neanche qui ti lasciano in pace, cani maledetti!. Visto che non possiamo fare nulla, ci avviamo verso un bar. Ci distrae una specie di tintinnio di bicchieri che brindano. Non l’avevo mai sentito un concerto così e neppure visto. Alla luce di un lampione, gli alberi scintillano. I rami, rivestiti di ghiaccio, al minimo spostamento d’aria, si muovono dolcissimamente accompagnati dal crepitio ininterrotto di cristalli che si spezzano, si sfiorano, cadono a terra mentre aumenta la sensazione di un sortilegio che cancella ogni paura. Mi rivolgo ad Alessandro, l’amico: Ha proprio ragione il papa: Possono esserci persone che hanno distrutto totalmente in sé stesse il desiderio della verità e la disponibilità all’amore. Persone in cui tutto è diventato menzogna; persone che hanno vissuto per l’odio e hanno calpestato in sé stesse l’amore… In simili individui non ci sarebbe più niente di rimediabile e la distruzione del bene sarebbe irrevocabile… Dall’altra parte possono esserci persone purissime, che si sono lasciate interamente penetrare da Dio e di conseguenza sono totalmente aperte al prossimo – persone delle quali la comunione con Dio orienta già fin d’ora l’intero essere e il cui andare verso Dio conduce solo a compimento ciò che ormai sono. Nella notte, il concerto di cristallo mi aiuta a pregare. Sento che non è lontano Colui che è la speranza del mondo.

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