Chiude la Pernigotti, proteste a Novi Ligure

La produzione dell'impresa, già nelle mani del gruppo turco Toksoz, potrebbe essere trasferita in altre città italiane, come spiegato in un comunicato dai vertici aziendali. La protesta del sindaco e della popolazione della cittadina che ospitava la società

Anche se da tempo se ne parlava, la speranza che l’azienda potesse continuare l’attività era rimasta tutta. Ma non è andata proprio così per i dipendenti della Pernigotti, la storica azienda di Novi Ligure dalle quale uscivano i deliziosi gianduiotti.

Ieri, infatti, durante un incontro in Confindustria ad Alessandria tra gli esponenti aziendali, i sindacati e i lavoratori è stata data la notizia che la Pernigotti chiude. La notizia ha raggiunto come un fulmine a ciel sereno la cittadina. La popolazione ha subito annunciato per oggi la mobilitazione per dire che non ci sta a perdere un patrimonio di storia e tradizione. Un presidio di sindacati e lavoratori è stato allestito davanti ai cancelli della fabbrica, ed è stato chiesto un incontro tra gli stessi sindacati e il sindaco di Novi Ligure. Incontro che, secondo i sindacalisti, consentirebbe margini di trattativa inesistenti.

Alla Pernigotti di Novi sono impiegati 50 dipendenti addetti alla produzione e circa 200 occupati nel settore commerciale. Era l’anno 1860 quando Stefano Pernigotti aprì, in città, una drogheria specializzata in “droghe e coloniali”, dove produceva un torrone di alta qualità. Trascorsero appena otto anni quando nel 1868 Stefano e il figlio Francesco decisero di  fondare una società.

La data di nascita della “Stefano Pernigotti & Figlio” è il 1 giugno del 1868 e la società ha un capitale iniziale di seimila lire. L’azienda conquista presto i mercati ed è apprezzata per la raffinatezza dei suoi prodotti sempre più graditi. Il gioiello dell’azienda nasce nel 1927, quando viene decisa la produzione industriale del gianduiotto, il più nobile e rinomato cioccolatino italiano nato ufficialmente a Torino nel 1865 e che prende il nome da Gianduia, la famosa maschera di carnevale piemontese”.

Successivamente, nel 1935, il figlio Paolo Pernigotti acquista la ditta Enea Sperlari e un anno dopo inizia la produzione dei preparati per la gelateria. Nel 1944 un bombardamento distrugge l’azienda, che viene ricostruita. L’azienda passa poi al figlio Stefano Pernigotti, che nel 1971 acquisisce la Streglio, specializzata nei prodotti a base di cacao. La crisi degli anni ottanta porta alla cessione della Sperlari agli americani della H.J.Heinz Company. Nel 1995 Stefano Pernigotti cede il marchio novese alla famiglia Averna, e nel 2000 la Streglio.

L’11 luglio 2013 l’azienda viene ceduta dalla famiglia Averna al gruppo turco Toksoz, attivo nel dolciario, nel farmaceutico e nel settore energetico. «Quest’a azienda ha una storia gloriosa – commenta una signora, che afferma di non voler credere alla chiusura –. Speriamo che il marchio resti. Noi novesi siamo fieri di questo gioiello: è anche in parte nostro».  Ma c’è chi invece – come i sindacati – ipotizza che la fabbrica potrebbe essere trasferita fuori dall’Italia poiché molte delle produzioni erano già state spostate in Turchia. Un’ipotesi che i vertici della Toksoz escludono, in quanto, hanno fatto sapere con un comunicato, intendono «esternalizzare le proprie attività produttive unicamente presso il territorio nazionale», magari attraverso accordi con altre aziende dolciarie.

Intanto, l’amministratore delegato ha comunicato che gli impiegati del settore commerciale saranno trasferiti a Milano. «È una decisione assurda e inaccettabile. Occorre capire le cause che hanno portato la proprietà a presentare sempre solo perdite, nonostante il settore dolciario tiri – ha dichiarato il sindaco di Novi Ligure Rocchino Muliere –, parliamo di una proprietà che non ha mai investito un euro sullo stabilimento. Ho già informato il prefetto, e tutti i parlamentari del territorio, perché la questione deve diventare di rilievo generale ed essere trattata a tutti i livelli istituzionali con la massima attenzione». Il sindaco si è detto al fianco di operai e sindacati, per definire i passi successivi da fare per trovare, insieme, soluzioni alternative alla cessata attività. «Non rinunceremo mai a un marchio storico – ha aggiunto il sindaco – . La Pernigotti è patrimonio di Novi e dei novesi, oltre che un grande nome conosciuto che non può finire così».

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