Black Hawk Down

Nel 1993 gli Usa intervennero in Somalia per mettere fine al conflitto tra i signori della guerra locali che stava portando al genocidio della popolazione somala, aggravando una situazione resa già drammatica da una carestia che aveva causato oltre 300 mila morti. Fu un intervento disastroso che il film di Ridley Scott rievoca con dovizia di particolari mettendo in scena l’episodio più emblematico di quella missione: la battaglia di Mogadiscio. Un’azione lampo che doveva concludersi in 30 minuti e durò invece oltre 10 ore, con 19 soldati americani e mille somali che in quella furiosa battaglia persero la vita. Il film mostra due evidenti limiti. Il primo, si può dire inevitabile, riguarda la retorica che spesso affiora nel corso della storia. Fastidiosa in primo luogo perché intrisa del più scontato patriottismo (le foto dei cari, le lettere a casa) e poi perché condotta sul filo di dialoghi banali e scadenti. Il secondo limite, ben più evidente, è il modo con cui vengono rappresentati i somali, dipinti come belve assetate di sangue, pronte ad accorrere in frotte (donne e bambini compresi) per assalire e linciare i soldati americani rimasti isolati nel corso dell’operazione. Una scorrettezza talmente grossolana che ha scatenato polemiche molto dure nella comunità somala americana, acuendo una situazione situazione già di per sé abbastanza tesa (visto che la Somalia figura ai primi posti nella lista nera dei paesi accusati di appoggiare il terrorismo internazionale). Ma al di là di questo, Black Hawk Down è soprattutto un film di guerra, ed è proprio nelle scene di combattimento che trova la sua linfa vitale e principale ragion d’essere. Perché Ridley Scott sa come muoversi sul campo di battaglia e ha il talento necessario per realizzare una energica, maestosa, ininterrotta sequenza di scene tesissime e serrate che ben rendono l’idea di cosa possa essere stata la battaglia di Mogadiscio. Una ricostruzione accuratissima che ci fa percepire il disagio crescente dei soldati americani, partiti per una missione lampo e improvvisamente costretti a rintanarsi come topi nel labirinto di strade e viuzze della capitale somala. Ottimo il cast, perfetto il montaggio mentre la sceneggiatura avrebbe dovuto avere uno spessore più consono alla storia che raccontava. Peccato veramente che l’ideologiaabbia inquinato un film che altrimenti avrebbe potuto dire cose diverse e stimolare ben altre riflessioni. Visti i tempi, sarebbe stato molto meglio. Regia di Ridley Scott; con Josh Hartnett, Tom Sizemore.

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