Benevento e Parma: storia di promozioni e condottieri

L’annata calcistica italiana è segnata dai grandi risultati sportivi di Benevento e Parma: squadre reduci da due promozioni consecutive, con i sanniti che vanno in A dopo il primo campionato cadetto della loro storia e i crociati che riemergono dall’inferno della Lega Pro, riabbracciando la B. Due storie parallele, unite dall’essenza dello spirito di due capitani-condottieri: Fabio Lucioni e Alessandro Lucarelli

Lo “Zio” Lucioni: il Gladiatore gentile

A Benevento, in questi giorni, si respira la Storia. La banda guidata da un allenatore in rampa di lancio come Baroni si è infatti superata: quinto posto al debutto in un campionato di B e playoff splendidamente condotti fino al trionfo dello scorso 8 giugno in casa col Carpi, firmato dal talento scuola Inter George Puscas.

Un doppio salto che ha tra i protagonisti l’esperta punta Ceravolo, il talentuoso trequartista Ciciretti, per non parlare dei piedi buoni del regista Nicolas Viola: se però si provasse a fare un giro tra le strade di Benevento e nel cuore del tifo giallorosso, il nome che si imporrebbe su tutti è quello di Fabio Lucioni, trentenne difensore centrale nato a Terni e fattosi le ossa in giro per l’Italia, da Gela a Barletta passando per Spezia e Reggina. In giallorosso dal 2014, Lucioni si è subito imposto per le doti di leader difensivo: un Ministro della Difesa corretto e roccioso al tempo stesso, che ha sempre ricevuto applausi e apprezzamenti dai tifosi. Una leadership, quella di Lucioni, che lo ha portato presto a vestire la fascia di capitano, sorretto anche da un soprannome importante: per tutti, infatti, è “lo Zio”.

Frutto della presunta somiglianza con Beppe Bergomi, inventato dal compagno di squadra Ceravolo ai tempi della Reggina, l’appellativo in questione si adatta perfettamente sia alla persona che al calciatore: quest’anno per lui 41 presenze in B condite da tre reti e nove ammonizioni, con una sola squalifica e zero cartellini rossi. Numeri che fanno comprendere come il capitano sia il Centro di Gravità permanente della squadra: leader equilibrato, mai sopra le righe, è un punto di riferimento imprescindibile dentro e fuori dal campo.

In questi tre anni ho scoperto una città che mi era sconosciuta: tutti me ne hanno parlato bene. Benevento è a portata d’uomo, hai tutto e ci si sente ben voluti. In questi due anni abbiamo fatto qualcosa di straordinario. Si è creata una grande famiglia – precisa Lucioni – non eravamo solo una squadra di calcio. Tutti uniti, dai magazzinieri al presidente”. La simbiosi con la sua città d’adozione lo ha spinto fra l’altro ad aprire un ristorante, affacciato sull’Arco di Traiano: è “Arcozì”, luogo in cui si respira calcio e si assaggiano piatti tipici beneventani.

Capitan Lucarelli: attitudine alla leadership

Abbiamo sofferto e gioito insieme, io e i tifosi. Siamo diventati una cosa sola, sono molto legato alla gente di Parma per ciò che mi ha dato”. Queste le parole di Alessandro Lucarelli, condottiero di un Parma che in due anni è passato dal fallimento al ritorno in Serie B, dopo la vittoria per 2-0 sull’Alessandria nella finalissima playoff giocata a Firenze. “Non mi aspettavo di tornare in B in due sole stagioni – continua Lucarelli – perché abbiamo vissuto un’annata complicata. La mia missione personale è compiuta”.

Parole, queste ultime, che sottolineano la scommessa fatta due anni fa dall’allora 38enne difensore: capitano di una squadra dichiarata fallita, ha deciso di non abbandonare la barca che affondava, mettendosi a capo di un manipolo di ragazzini per provare a riportare il Parma lì dove è stato negli ultimi 30 anni. Un vero leader, una scelta d’altri tempi per un calciatore che vanta 13 stagioni in Serie A condite da 20 gol. “Se avessi dato retta a mio fratello Cristiano non avrei giocato in D: mi ha detto che avrei rischiato di rovinare tutto. Sono arrivato a Parma nove anni fa in B – prosegue capitan Lucarelli – e ci sono tornato. Due anni fa, di questi tempi, ero in Tribunale con i giornalisti che ci facevano domande sul fallimento: questa splendida promozione ci ripaga di tutto”.

Un capitano che ci ha sempre messo la faccia, intervenendo in prima persona anche nel momento più buio della stagione: quello 0-2 interno contro l’Ancona dello scorso aprile a cui aveva fatto seguito un articolo del Mattino di Napoli che aveva dato conto di un flusso anomalo di scommesse sulla partita. “Combine? Sono accuse false e superficiali: tirate fuori le prove”, aveva tuonato Lucarelli in conferenza stampa. Un caso che si sgonfiò presto, lasciando nuovamente spazio al campo. E, in particolar modo, alla rinascita di un Parma che ha lottato nei playoff per arrivare alla sospirata promozione: proprio Lucarelli si è incaricato di tirare il rigore decisivo nella semifinale contro il Pordenone, ed è stato sempre il capitano crociato a incitare i compagni nello spogliatoio prima della finale, urlando: “oggi mi dovete portare in Serie B. Uno per tutti, tutti per uno!”.

Adesso, per completare l’opera, mancherebbe l’epico assalto all’Olimpo del calcio: “non so cosa farò, vorrei decidere a bocce ferme, con la mia famiglia, la società e il mister. Ma essere senza campo un po’ mi spaventa”. Dichiarazioni di un uomo innamorato del calcio che, con tutta probabilità, non ha ancora voglia di rinunciare al suo imprescindibile ruolo di leader.

 

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