Bangalore metropoli simbolo

Da una ricerca recente risulta essere la città più dinamica del mondo, per capacità innovativa. Software e università tra i punti di forza

La città più dinamica del mondo. Questo il risultato che Bangalore (o Bengaluru come da qualche anno è stata ribattezzata nella lingua locale, il kannada) ha riportato nella recente inchiesta condotta dalla Jones Lang La Salle (JJL), una società di consulenza professionale e finanziaria, specializzata in servizi immobiliari e gestione di capitali. La JLL conta circa 70.000 professionisti operativi in oltre 280 sedi e 80 paesi diversi e da vari anni stila una classifica mondiale delle città (metropoli) che risultano maggiormente dinamiche ed innovative sia a livello immobiliare che finanziario. La ricerca ed i risultati stilati dipendono da una serie di fattori e variabili nell’ambito socio-economico ed in quello immobiliare. Bangalore aveva fatto una promettente apparizione nella classifica della JJL nel 2015 arrivando a coprire la dodicesima posizione ed era salita al quarto posto lo scorso anno.

Sia ben chiaro. Non si tratta della vivibilità, ma, piuttosto, della dinamicità e della capacità innovativa della città a determinare questi risultati. Il fatto, comunque, resta significativo se si pensa che nelle prime dieci posizioni figurano 5 città asiatiche – Ho Chi Minh City al secondo posto, Shanghai e Hyderabad al quarto e al quinto e Hanoi all’ottavo –, e altre città indiane – Pune al tredicesimo posto, Chennai al diciottesimo, Delhi al ventitreesimo e Mumbai al venticinquesimo – sono comunque fra le primissime.

I risultati dell’indagine dimostrano come l’Asia, e l’India in particolare, rappresentino l’oggi del mondo a livello economico e finanziario, ma non solo. In questi giorni mi trovo proprio a Bangalore, una metropoli che ha superato i dieci milioni di abitanti e che è difficile riconoscere per chi l’ha visitata come me già negli anni Ottanta. La famosa ‘città dei giardini’, come veniva chiamata fino a qualche anno fa, nota per il clima temperato – si trova a mille metri sul livello del mare al centro dell’immenso altipiano del Deccan – e per la sua vita tranquilla e quasi sonnolenta che ben si addiceva ai pensionati che vi si trasferivano da Delhi e Mumbai, si è oggi trasformata in una metropoli in costante espansione.

La crescita delle varie periferie è tentacolare ed ha raggiunto ed inglobato tranquilli villaggi che un tempo si trovavano ad una ventina di chilometri dai limiti cittadini. Beninteso, non si tratta di periferie ridotte a bidonvilles. Spesso sono, piuttosto, delle vere e proprie oasi che fanno pensare a lidi ben diversi: la California, la Silicon Valley. Ciò che è stato costruito vent’anni orsono è oggi parte di una cultura che pare quasi ‘jurassica’. Qui si abbatte e si ricostruisce in tempi brevissimi, come avviene d’altra parte in Vietnam, in Cina, in Corea.

Per avere una idea di che cosa sia oggi Bangalore basti pensare che il Karnataka, lo stato indiano di cui è capitale, esporta in software per una totale di 55 miliardi di dollari all’anno. La quasi totalità dei prodotti provengono proprio dalla metropoli o dai suoi dintorni più vicini. Il suo aeroporto, costruito nemmeno dieci anni fa una quindicina di chilometri fuori della città, continua a vedere il traffico aumentare: dai 14,4 milioni di passeggeri del 2014 si è passati ai 18 milioni nell’anno successivo per arrivare ai 22 milioni e mezzo nel 2016. Nella città hanno sede 3.500 ditte ed il settore dell’IT registra una crescita annua del 24%. I prezzi del mercato immobiliare stanno salendo vertiginosamente anche se non hanno ancora raggiunto quelli di Mumbai e Delhi.

Ma è bene tener presente che non si tratta solo di finanza. Bangalore conta 7.455 scuole, 6 università di medicina e 100 di ingegneria. Il tutto in un ambiente che, sebbene non più quello tipico della ‘città dei giardini’, resta tutto sommato verde per lo standard della altre metropoli asiatiche: 17 alberi ogni 100 abitanti, con zone ancora immerse nel verde. Tuttavia, il costo della terra che continua a lievitare invita molti proprietari di piccoli bungalow, che caratterizzavano per decenni la metropoli, a vendere le loro proprietà a investitori ed a ditte di costruzione che erigono palazzi eleganti, anche se quasi mai grattacieli.

Ovviamente, Bangalore non è il paradiso terrestre. L’aria è sempre più inquinata, il traffico lento e snervante, la polvere, per gli eterni cantieri aperti per le costruzioni di case, di centri commerciali e delle linee della metropolitana, regna incontrastata dappertutto. Le infrastrutture non sono all’altezza dello sviluppo. Tuttavia, nessuno può negare la dinamicità di questa metropoli, immagine, come quelle che l’accompagnano nella classifica della JJL, di uno spirito imprenditoriale, capacità di innovazione e cambiamento ormai pallido ricordo per il continente europeo. A fronte di criticità complesse, Bengalore dimostra che il presente del mondo, da tempo ormai, si gioca in altre terre, lontane dall’Europa, dove, giustamente, si mira alla vivibilità delle città, ma a spese di spirito innovativo e di coraggio di scelte e di sguardo lungimirante.

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