Artoo, artisti nati

C’è una grande affinità tra il modo di esprimersi dei bambini e quello degli artisti. Per indagare questo rapporto privilegiato è disponibile una nuova Applicazione per smartphone e tablet: “Artoo - L’arte raccontata dai bambini"

«Tutti i bambini sono degli artisti nati – affermava Pablo Picasso – il difficile sta nel fatto di restarlo da grandi». Per valorizzare il punto di vista dei bambini sull’arte è disponibile una nuova App utilizzabile da piccoli e grandi, che siano insegnanti o genitori. Si chiama Artoo (www.artoobear.com) e consente un nuovo tipo di interazione con i contenuti artistici. Nell’applicazione, Artoo è un simpatico orso che vive nella soffitta di un museo e adora l’arte, ma quando non ne capisce il significato chiede aiuto ai bambini, che hanno un sesto senso speciale per capire il significato nascosto delle cose, invitandoli a registrare ciò che immaginano delle opere che hanno di fronte. Scaricandola, i bambini possono registrare e riascoltare i propri pensieri ed emozioni, poi possono ascoltare le suggestioni di altri bambini e la spiegazione di “Umberto, il direttore del museo”. I genitori, a loro volta, possono condividere le voci dei propri bambini con tutta la community di Artoo dando vita a un grande racconto collettivo sull’arte vista attraverso gli occhi dei piccoli.

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È il frutto della creatività di un gruppo di giovani professionisti in vari ambiti (pedagogia, scrittura, comunicazione digitale, teatro sociale e di comunità, illustrazione) della cooperativa sociale Alchemilla (www.alchemillalab.it), che dopo molti anni di esperienza con spettacoli di teatro nelle scuole dell’infanzia («Non uno spettacolo teatrale scritto da noi per loro, ma scritto insieme a loro», ci tengono a precisare), hanno voluto trasportare anche fuori da quelle scuole le intuizioni folgoranti dei bambini. «Abbiamo capito che i bambini sanno andare al cuore delle cose – mi spiega Francesca Gentile, ricercatrice all’Università Cattolica di Milano – basta saperli ascoltare. E ci siamo chiesti: come trovare un modo per ascoltare tutti i giorni quello che i bambini hanno da dire?». Selezionato da Fondazione Cariplo come uno dei 10 progetti più interessanti nell’ambito del bando Innovazione Culturale 2016, nasce così: «In alcune scuole dell’infanzia ci sediamo in cerchio con i bambini davanti a un’opera d’arte, quindi ne raccogliamo i pensieri, le emozioni, le storie, tutto ciò che l’opera suscita in loro, senza correggerli, anzi rispettando il loro modo di esprimersi. Registriamo le loro voci perché gli adulti, i loro genitori ma non solo, possano riascoltarle. Le parole di un bambino aprono sempre significati nuovi nell’esplorazione di un quadro».

La mente dei tre anni dura per cento anni (proverbio giapponese)

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Non c’è niente di più delicato e complesso, nell’evoluzione di ogni persona, dei suoi primissimi anni di vita. In questa fase l’arte e la creatività giocano un ruolo fondamentale. Nella prima metà del ‘900, John Dewey, filosofo e pedagogista americano, affermò che l’arte è il mezzo più indicato per utilizzare in maniera costruttiva l’energia creativa racchiusa nel bambino (J. Dewey, Art as experience, 1934). Quasi contemporaneamente, in Italia, Maria Montessori elaborò un analogo concetto di “esperienza”, in cui il fare e l’azione assumono un ruolo centrale nello sviluppo (M. Montessori, La mente del bambino, 1949). Secondo la pedagogista (nonché medico e filosofo, che nel 1913, appena sbarcata negli Usa, venne definita dal New York Tribune “la donna più interessante in Europa”), l’attività artistica può diventare il presupposto per lo sviluppo dell’intelligenza e di tutte le potenzialità interiori dell’individuo. Non è un caso se nel corso degli ultimi decenni si siano sviluppati studi ed esperienze che mettono in luce i benefici di alcune pratiche, come l’ascolto della musica o la lettura di libri fin dai primi mesi di vita, con effetti significativi anche in età adulta (vedi www.natiperlamusica.org o www.natiperleggere.it).

L’arte, infatti, nelle sue forme più varie (musica, danza, teatro, arti visive) coinvolge tutti i sensi del bambino, rafforzando le sue competenze in ogni campo: gli insegnano a sviluppare capacità di problem solving, a elaborare prospettive multiple da cui osservare e interpretare la realtà, a pensare “con” e “attraverso” i materiali, ma anche a incoraggiare l’espressione, a comunicare i propri sentimenti, a elaborare opinioni, a socializzare. È il motivo per cui sono sempre più frequenti, anche in Italia, i musei che avvicinano il mondo dell’infanzia a quello dell’arte. Dall’esperienza dell’artista e designer Bruno Munari, creatore del primo laboratorio per bambini in un museo (nel 1977, a Milano, presso la Pinacoteca di Brera), ad oggi, gli esempi sono tantissimi. Dal MUBA di Milano ad Explora di Roma, dal MUSE di Trento a Città della Scienza di Napoli, ma anche in sezioni dedicate a bambini e ragazzi dentro piccoli o grandi musei disseminati in tutto il Paese, i bambini possono trovare spazio per accostarsi a grandi capolavori, familiarizzare con l’arte, emozionarsi e sperimentare.

Ma non è tutto. Alberto Ostini, sceneggiatore per la TV (Rai, Mediaset) e per i fumetti (Sergio Bonelli) che del progetto Artoo segue i contenuti editoriali, aggiunge: «Prossimamente l’orso Artoo e Margherita, una bambina curiosa e piena di energia, sempre pronta a fare incontri sorprendenti ispirati da quadri famosi, saranno i protagonisti di una serie di libri illustrati, nati dai commenti e dalle storie dei bambini. I primo volume li vedrà alle prese con un’opera di Paul Klee, l’Angelo Richiedente». Un approccio innovativo che consente di ampliare l’accesso all’arte e di familiarizzare con grandi pittori, avvicinandoli non tanto con il linguaggio critico della ragione, ma con quello poetico e sincero dell’emozione. Portati per mano, questa volta, dai bambini.

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