Anche i ladri ci ripensano e si scusano

A Bari dei ladri hanno rubato un auto a una signora disabile per poi restituirla, con un biglietto di scuse. Il ruolo giocato da alcuni giornali locali e dallo sdegno dei cittadini sui social è stato fondamentale per fare di questo fatto una storia a lieto fine
(da pagina Facebook di Fabio Romito, consigliere comunale di Bari)

Anche noi abbiamo un cuore, non sapevamo della vostra patologia, scusate ancora…i ladri.” La firma di questo messaggio, lasciato all’interno del sedile dell’auto derubata alcuni giorni prima, è proprio dei ladri.

Ebbene sì, assomiglia tanto a una novella, a una delle avventure di Robin Hood o al più moderno Lupin che nell’atto del “rubare” hanno impostato una personalissima concezione e stile di vita, anche se in questo caso, forse, si tratta di ripensamento. Per fortuna.

Quel biglietto, invece è frutto della realtà, al termine di un vero e proprio duello a colpi di post sui social e comunicati con il decisivo sostegno di alcune testate giornalistiche cittadine (Quotidiano Italiano, Repubblica-Bari e altre), risultate preziose per far cambiare l’idea ai ladri in un rocambolesco lieto fine.

Succede a Bari: l’auto della donna viene derubata all’interno di un parcheggio vicino a un ospedale del capoluogo.

La signora, colpita dalla sclerosi multipla da oltre venti anni, è costretta a vivere su una sedia a rotelle, perciò l’automobile, unico mezzo a disposizione della famiglia, serve necessariamente per gli spostamenti e per raggiungere l’ospedale per le terapie periodiche e regalare alla signora spicchi di libertà fuori dalle mura di casa.

Il furto è avvenuto il 13 gennaio, quando il marito della donna al termine del suo turno lavorativo nel parcheggio nei pressi dell’ospedale non trovava l’automobile. La figlia, immediatamente, ha denunciato il furto alle forze dell’ordine e successivamente, su Facebook, suscitando una catena di appelli, da parte di giornali e cittadini, per convincere i rapinatori a riconsegnare l’auto, attrezzata delle strumentazioni utili e il tetto rialzato idoneo per il trasporto di disabili, quindi, a quanto pare, inadatta per le “furberie” dei ladri.

Dopo tre giorni, il tempo necessario per gridare a un vero e proprio miracolo, la macchina è ricomparsa, intatta così come è stata derubata, in un Comune vicino Bari con all’interno dell’abitacolo quel foglietto firmato.

Per la famiglia è un bel sospiro sollievo soprattutto in questo tempo complicato di difficile gestione e erogazione dei servizi soprattutto per i soggetti disabili.

La restituzione dell’auto è una buona notizia, di quelle che servono a dare speranza, grazie anche al racconto virtuoso della stampa che ha contribuito attraverso l’informazione, a far cambiare (forse) idea ai furfanti. Non si potrà mai sapere cosa abbia spinto i rapinatori nel ripensamento, se un errore di “valutazione” o di sincero “pentimento”; non si può comprendere se quel “anche noi abbiamo un cuore” sul bigliettino sia stato scritto con l’inchiostro del pietismo, della razionalità, della clemenza e, altrettanto non è possibile conoscere se nel loro gesto, per carità apprezzabile, prevalga uno scrupolo di coscienza sentendosi responsabili delle sorti di una persona che ha vero bisogno di attenzioni e cure che la tengono in vita in modo dignitoso o se magari si tratta un primo passo per “cambiare strada” con la speranza di una reale consapevolezza che il male genera male con i danni che procurano al prossimo.

Da questo lieto fine è bello poter pensare ancora che su quella “barca” cara a papa Francesco ci siano tutti e tutti abbiano la possibilità di cambiare e rimediare per il bene del “noi”.

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