Abusi anche tra gli scout

I boy scout d’ America hanno dichiarato fallimento in tribunale, mentre migliaia di vittime denunciano capi e animatori. Storie tristi di un Paese che non protegge i piccoli. Si tratta della più grande associazione di volontariato degli Stati Uniti, portati negli Usa nel 1910 dall’editore di Chicago W.D. Boyce. Non riguarda, però, i boy scout sponsorizzati dalle parrocchie cattoliche.  

Stavolta a finire sul banco degli imputati sono i Boy Scout of America, una delle più antiche organizzazioni giovanili del Paese che quest’anno avrebbe celebrato i suoi 110 anni di vita. L’accusa ancora una volta è quella di abusi contro i minori. A fine gennaio è stato depositato in tribunale un file che contiene i nomi di 7.819 sospetti di abusi e 12.254 vittime. Sono proprio loro, le vittime, soprattutto quei bambini abusati dalle loro guide, dai capi negli anni ’60, ’70 e ’80, che si sono rivoltati contro l’associazione che avrebbe dovuto formarli come persone e come cittadini e invece li ha feriti nel corpo e nella mente.

Le nuove leggi negli Stati di New York, New Jersey, Texas e Arizona, in questi mesi hanno eliminato i limiti temporali alle denunce e gli scout si sono così trovati travolti da una valanga di accuse. Fino a poco tempo fa, la maggior parte di quei casi era stata risolta fuori dal tribunale, con accordi privati con i querelanti, ma nel 2010, un tribunale di Portland, nell’Oregon, ha ordinato ai boy scout di pagare 1,4 milioni di dollari a un uomo, abusato da un leader scout negli anni ’80. Durante quel processo furono introdotti circa mille file di prove, che sebbene fossero a disposizione solo di giuria e avvocati, aprirono un varco in un muro fino ad allora poco penetrabile, dove il primo obiettivo era proteggere l’immagine dell’organizzazione e non combattere l’ingiustizia.

«Siamo oltraggiati dal fatto che ci siano state occasioni in cui le persone hanno approfittato dei nostri programmi per danneggiare bambini innocenti», ha dichiarato Roger Mosby, presidente e Ceo della Bsa invitando tutte le vittime a farsi avanti. «Sebbene non ci sia nulla che possa annullare il tragico abuso subito, riteniamo che il processo del capitolo 11, (cioè l’istanza di protezione dal fallimento) fornirà un equo risarcimento a tutte le vittime mantenendo l’importante missione della Bsa», ha concluso.

Nonostante l’istanza di fallimento che sospenderà alcune cause civili, i Boy Scout of America dovranno vendere le loro proprietà e hanno dovuto già ipotecare gli immobili della leadership nazionale, tra cui il quartier generale di Irving, in Texas, e il Philmont Ranch in New Mexico: oltre 140 mila acri di terreno con sentieri escursionistici e campeggi. Il ricavato, che potrebbe superare il miliardo di dollari, sarà destinato ad un fondo fiduciario di compensazione delle vittime, a cui anche i comitati locali sono invitati a contribuire. Purtroppo membri e sponsor stanno lasciando l’associazione e il futuro non si annuncia facile sia sul piano della sostenibilità che della credibilità.  Sotto la graticola non può finire l’intero scoutismo, la sua natura inclusiva, il suo essere stato per oltre un secolo antidoto alla discriminazione razziale ed economica sin dalla divisa, un’uniforme che ha fatto uguali intere generazioni americane al di là di stereotipi e ruoli sociali.

«Lo scoutismo è il luogo in cui ho imparato l’importanza del voto, della tutela dei diritti civili», ha ribadito in un editoriale del Times, Clay Risen: «Ho anche imparato a montare una tenda, fare nodi, purificare l’acqua, arrampicarmi su una scogliera ed eseguire un primo soccorso. È questa combinazione di valori e competenze, e l’idea generale che vanno di pari passo, a rendere lo scoutismo così prezioso».

Il fallimento dei Boy Scout of America rappresenta una svolta dolorosa per un’associazione che è stata un pilastro della vita civile americana e un campo di addestramento per i futuri leader. Raggiungere il grado di Eagle Scout (aquila) è stato uno dei risultati di cui politici, dirigenti d’azienda, persino astronauti si sono sempre vantati, inserendolo persino nei curriculum e nelle biografie ufficiali.

«I consigli e le unità dei boy scout sponsorizzati dalle parrocchie cattoliche e da altre entità vicine non saranno interessati dal caso di fallimento dai Boy Scouts of America», ha precisato Jim Weiskircher, il presidente della Commissione nazionale dello scoutismo cattolico e per evitare che nuove ombre ripiombassero sulla Chiesa, ha garantito sulla sicurezza di programmi e formatori.

Sembra che con la dichiarazione di fallimento degli Scouts, martedì scorso, una nuova mela marcia sia caduta: dopo quelle nella Chiesa cattolica e in quella battista, dopo quelle delle violenze dell’imprenditore Jeffrey Epstein e dei ricatti sessuali del produttore cinematografico Harvey Weinstein, dopo quelle degli abusi del medico Larry Nassar sulle ginnaste… Tante mele marce che parlano di un frutteto esteso, dove i bambini, i minori non ricevono protezione, dove anche la mancata firma della Convenzione sui diritti dell’infanzia mostra un Paese troppo distratto, troppo preso dai grandi e non dai piccoli, che magari marcia per la vita non nata, ma marcia troppo poco o per nulla per quella nata e ferita da troppi adulti senza scrupoli.

 

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