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In profondità > Chiesa cattolica

La riforma della Chiesa è vivere il Vangelo

di Aurelio Molè

- Fonte: Città Nuova


Un primo bilancio del Giubileo della misericordia che si conclude domenica 20 novembre. Nostra intervista al cardinale Angelo Comastri, arciprete della basilica di San Pietro

Il cardinal Comastri con il papa

Domenica 20 novembre chiude i battenti un anno straordinario: il Giubileo della Misericordia. Più di 20 milioni di pellegrini sono arrivati a Roma da tutto il mondo. Ma quando si seppe la notizia nessuno se lo aspettava. Il papa, il 14 marzo del 2015, colse tutti di sorpresa con l’annuncio di un Giubileo straordinario. Non era che la prima di una lunga serie di iniziative inedite. A Bangui, la capitale della repubblica Centroafricana, il 29 novembre 2015, con una settimana di anticipo sul previsto si inaugurava l’Anno Santo in un Paese dilaniato dalla guerra. Diventa così,da subito, un Giubileo decentrato con migliaia di porte sante aperte in tutte le diocesi e nei luoghi più impensati: dalla carceri agli ospedali che diventano simboli di redenzione. 1071 missionari della misericordia sono inviati in tutto il mondo per «perdonare con manica larga» e il papa stesso, a sorpresa, nei cosiddetti venerdì di misericordia, si è recato in decine di luoghi della sofferenza. Il cardinal Angelo Comastri, arciprete della Basilica papale di san Pietro in Vaticano traccia per noi un primo bilancio.

 

 

Lei ha incrociato lo sguardo di milioni di pellegrini, vissuto tutti gli eventi giubilari con il papa. Dal suo punto di vista che tipo di primo consuntivo si può fare?

Ho visto tante persone attraversare la porta santa davvero con fede, convinti di entrare in un simbolo delle ferite di Cristo che bisogna comprendere. Per capire la porta santa bisogna partire dal pellegrinaggio metafora della vita come un viaggio. Quando Vittorio Messori in una intervista chiese a Umberto Eco: «Cosa c’è dopo la porta della morte?». Lui risponde: «Nulla!». Per noi è assurda questa risposta perché crediamo che al di là della porta della morte c’è l’abbraccio di Dio. Però, come posso essere abbracciato da Dio se ho dentro di me qualcosa che è in ostilità con i sentimenti di Dio? Dio è Amore. Se ho dentro di me anche una sola briciola di odio, non posso essere abbracciato da Lui. Dio è umiltà. Se ho dentro di me qualche ripostiglio di orgoglio, non posso essere abbracciato da Dio. Dio è dono. Se sono egoista non posso essere abbracciato da Dio. Chi mi può sintonizzare con i sentimenti di Dio? È Gesù. Ecco, allora che la porta santa è l’immagine delle ferite di Cristo che io attraverso per farmi sanare. Per questo il vero punto di arrivo di ogni pellegrinaggio è la confessione. Lo scrittore Gilbert Chesterton quando gli chiedevano: «Perché ti sei fatto cattolico?». Rispondeva: «Per potermi confessare». Nella confessione posso trovare un uomo autorizzato da Dio a perdonare i mei peccati. Poi Chesterton aggiunse: «Dopo la mia prima confessione ho provato una gioia indescrivibile e il mondo mi si è rovesciato ed è diventato dritto». Voleva dire che quando il cuore è guarito dalla misericordia di Dio, tutto si vede in maniera completamente diversa.

 

 

Ricorda del Giubileo qualche momento più significativo?

Ho un bellissimo ricordo dell’apertura dell’8 dicembre quando papa Francesco, con un passo molto umile, insieme a papa Benedetto XVI e ai cardinali, abbiamo attraversato la porta santa. Dentro di me mi son detto che la Chiesa è grande quando è umile. E quando è umile non nasconde Dio, ma lo lascia intravedere. L’orgoglio è il vero ostacolo all’unione con Dio. Non per nulla la Madonna ha detto: «Ha guardato l’umiltà della sua serva». Madre Teresa un giorno mi disse una frase che vale per tutti i cristiani. «Cerca sempre di essere un vetro pulito, perché se il vetro è pulito non si vede. Se si vede, è sporco. Se è pulito, lascia intravedere Gesù dentro di te. L’orgoglio appanna, l’umiltà lascia trasparenza».

 

 

Il ritorno ad una vita evangelica. È questo che si intende per riforma della Chiesa?

La riforma della Chiesa non sta tanto nel cambiare le strutture, ma nel cambiare il cuore delle persone. Sono le persone che fanno la Chiesa. Perché i santi aprono tutte le strade? Perché Madre Teresa dovunque andasse non lasciava indifferente nessuno? Perché papa Giovanni XXIII è entrato nel cuore di tanta gente? Perché Giovanni Paolo II ha così colpito il mondo quando dopo l’attentato ha subito perdonato chi gli ha sparato? Ritornare a vivere il Vangelo. È questa la riforma della Chiesa. Le strutture funzionano quando, dietro, ci sono dei santi.

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