Sfoglia la rivista
Logo 70°

Ricerca di base
Le parole digitate vengono cercate nel titolo e nel testo degli articoli pubblicati sul sito.
La ricerca mostrerà gli articoli che contengono tutte le parole inserite, indipendentemente dalla loro posizione o dall’ordine in cui le hai scritte.
I risultati sono in ordine cronologico (dal piu recente al meno recente).

Ricerca della frase esatta
Usa il filtro “Frase esatta” per trovare i termini nell’ordine preciso in cui li hai digitati.

Ricerca solo nel titolo
Usa il filtro “Solo nel titolo” se desideri che le parole digitate siano cercate esclusivamente nelle titolo dei contenuti.

Filtri avanzati
Se vuoi limitare la ricerca a una tipologia specifica dell’articolo, utilizza i filtri avanzati disponibili.

Ricerca per autore
Per cercare un autore e i suoi articoli:

  • Digita nome e cognome oppure solo il cognome nel campo ricerca.
  • Nei risultati, clicca sulla scheda dell’autore desiderato.
  • Nella pagina dell’autore troverai la sua biografia e la raccolta completa dei contenuti a sua firma.

Cultura > Musica

La Traviata di Valentino e Sofia

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova


La Traviata di Verdi – in scena fino al 30 giugno al Teatro dell’Opera di Roma – è il frutto di un lavoro a due, ossia i costumi di Valentino e dei suoi amici Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccoli e della regia di Sofia Coppola, per la prima volta alle prese con l’opera lirica

La Traviata

È il caso di dirlo. La Traviata di Verdi – in scena fino al 30 giugno al Teatro dell’Opera di Roma – è il frutto di un lavoro a due, ossia i costumi di Valentino e dei suoi amici Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccoli e della regia di Sofia Coppola, per la prima volta alle prese con l’opera lirica.

 

Spettacolo garantito, successo quotidiano nelle numerose recite pressoché quotidiane, grande evento mondano alla prima ed anche in seguito: ieri sera c’era l’attore William Defoe, gentile a farsi fotografare negli intervalli da alcune spettatrici.

 

La messinscena rispetta la tradizione romantica: una grande scala prevista per la sfilata di Violetta con i costumi ora rosso sgargiante ora bianco pallido ora azzurrino ideati dallo stilista ed intorno – nelle scene di festa dei primi due atti ‒ coristi e comparse in abiti ottocenteschi, curati e perfetti, ma senza alcun orpello. Una volta tanto non abbiamo assistito a messinscene stravaganti o dissacratorie a cui siamo abituati grazie ai registi d’Oltralpe. Anche l’ultimo atto vede una grande stanza dominata dal letto della povera malata e null’altro. Sobrietà ed eleganza, con gusto.

 

La regista si è mossa con rispetto e si direbbe timidezza nei confronti di un capolavoro tanto popolare quanto inafferrabile. Ed ha fatto bene a non sbizzarrirsi a cercare significati reconditi in un’opera chiara e trasparente, dolente e luminosa storia d’amore quale essa è. Perciò ai cantanti è stato dato maggior spazio del solito e tempo per la musica, il che, oggi, non è affatto cosa scontata.

 

Se dunque lo spettacolo, grandioso e armonioso ha dato quel che ha promesso – un delizia per gli occhi i tableaux viventi delle scene d’insieme ‒, la parte strettamente musicale lascia degli interrogativi. Il soprano Maria Grazia Schiavo è attrice credibile, canta liricamente bene specie nel secondo e terzo atto, nonostante alcuni acuti poco riusciti e sforzati, il baritono Giovanni Meoni ha una voce bella e tonante, pur tendendo a “coprire” gli altri interpreti negli insieme (quartetto conclusivo), il tenore messicano Arturo Chacòn-Cruz è generoso, ha fiati lunghi, voce estesa anche se poco attenta alle sfumature e ai “pianissimi”: nel complesso si tratta di un cast accettabile ed impegnato. Purtroppo la direzione del giovane Jader Bignamini lasca a desiderare: tempi troppo diluiti, scarsità di colori, suono orchestrale talora pesante. La delicatezza e la brillantezza verdiana si trovano qua e là, per esempio nel preludio dell’ultimo atto, ma Traviata è un’opera che esige studio profondo, accuratezza e maturità: è un lavoro “lirico”, cioè di sentimenti.  Bignamini si è impegnato sicuramente, ma si avverte come l’orchestra abbia bisogno di un direttore stabile per rendere al meglio. Speriamo in Daniele Gatti, se così sembra stia per succedere in futuro.

 

Spettacolo comunque da non perdere, se non altro per lo splendore e l’accuratezza scenografica e costumistica, rari a trovarsi oggi.

Riproduzione riservata ©

Condividi

Sostieni l’informazione libera di Città Nuova! Come?
Scopri le nostre riviste,
i corsi di formazione agile
e i nostri progetti.
Insieme possiamo fare la differenza!
Per informazioni: rete@cittanuova.it

Ricevi le ultime notizie su WhatsApp. Scrivi al 342 6466876