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Cultura > Musica

Da Sollima a Beethoven

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova


Da non perdere, a Roma, all'Accademia Santa Cecilia, i Ludwing Frames diretti da Antonio Pappano

Accademia Nazionale di Santa Cecilia – Roma

Antonio Pappano continua l’esplorazione-raffronto tra Ludwig e il contemporaneo. Ludwig Frames per coro e orchestra di Giovanni Sollima parte da alcuni frammenti – musicali e scritture – del Grande per una composizione in prima esecuzione assoluta, di notevole bellezza. L’inizio lento e tenero, delicatissimo, specie negli archi assai morbidi si fa poi frusciante, si direbbe ventoso come una brezza. È la sensibilità affettuosa di Ludwig, così poco nota, a venire alla luce. Sollima pare quasi mettere la sua anima accanto a quella del Sommo. La melodia bella e vaporosa si risveglia con un colpo di timpano in energia accesa, scherza sino a farsi ritmo scatenato finché interviene il coro a parlare con una sola parola: amore (lieben). Sono le due sponde dell’anima beethoveniana: ritmo e tenerezza, tant’è vero che poi il brano diminuisce sino al silenzio. Straordinario.

 

Tocca poi all’Ottava sinfonia, così vitale, giocosa  e divertita (l’Allegretto scherzando pare fare il verso a Rossini), piroettante nei quattro tempi tra contrasti dinamici umoristici che l’orchestra ceciliana diretta da Pappano rende alternativamente pesanti e leggeri, colorati e sanguigni.

 

Altra cosa, la Sesta “Pastorale”. Cosa dire di questo capolavoro di amore immenso per la natura, la creazione divenuta per Beethoven oasi di pace, di romantica contemplazione di qualcosa sempre vivo, sempre fecondo: regno della musica pura e della tranquillità? Ogni direttore che si rispetti l’ha eseguita. Pappano ha il dono della chiarità e del “legame”. Intendo dire che la sua direzione privilegia di sottolineare il dialogo fra le famiglie strumentali, che si legano e si “slegano” con morbidezza. L’orchestra di Pappano “canta” sempre. Il primo tempo così stupito e incantato si lega all’Andante mosso della scena presso il ruscello (vera gioia della natura), passa dalla danza paesana alle prime gocce di pioggia al temporale che sembra la fine del mondo e poi alla soavità del ringraziamento – la melodia “infinita” – e sino al finale dove ritorna la natura  bella e buona, fonte della vita.

Questi sono eventi da non dimenticare. Si continua a Roma, Accademia Santa Cecilia, i giorni 1,2,3 novembre con la Prima e la Terza, l’”Eroica”. Da non perdere.

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