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In profondità > Chiesa cattolica

Misericordina: istruzioni per l’uso

di Raffaele Cardarelli

- Fonte: Città Nuova


Com’è percepito oggi il rosario dalla maggior parte della popolazione (credente e non)? Probabilmente come un retaggio di tempi passati, poco praticato dai giovani. Il pontefice lo ritualizza proponendolo in una nuova forma che incuriosisce anche la pubblicità

Il papa mostra la Misericordina

«Adesso vorrei consigliare a tutti voi una medicina: è una medicina speciale…». Chi sta arringando la numerosa folla romana radunata in piazza san Pietro? Un sedicente mago in una televendita? Un pubblicitario-farmacista? «Vorrei suggerire a tutti voi che siete qui in piazza un modo per concretizzare i frutti dell'Anno della Fede che volge al termine. È una medicina di 59 grani intracordiali, una “medicina spirituale” chiamata Misericordina».

Le migliaia di persone assiepate durante l'Angelus del 17 novembre scorso osservano, con il naso all’insù, quel puntino bianco che sta parlando dal balcone: alcuni sono stupiti, altri sorridono, qualcuno inizia ad applaudire. Papa Francesco sta mostrando una confezione bianca, con un cuore rosso disegnato sul davanti. Sembra un farmaco per persone con problemi cardiaci. «È contenuta in una scatoletta», prosegue il pontefice «e alcuni volontari la distribuiranno a voi mentre lasciate la piazza. Prendetela: c'è una corona del Rosario, con la quale si può pregare anche “la coroncina della Divina Misericordia”, aiuto spirituale per la nostra anima e per diffondere ovunque l'amore, il perdono e la fraternità. Non dimenticatevi di prenderla perché fa bene al cuore, all'anima e a tutta la vita!».

Nella scatoletta, assieme al rosario, c’è il classico bugiardino presente in ogni medicinale, con la relativa posologia: «Porta misericordia nell'anima, avvertita con una diffusa tranquillità del cuore. La sua efficacia è garantita dalle parole di Gesù… Può essere applicato, sia dai bambini sia dagli adulti, tutte le volte che se ne avverte il bisogno… Prima di usare il farmaco si consiglia di rivolgersi ad un sacerdote per ulteriori informazioni e di conservare le avvertenze in caso di riutilizzo».

Domanda: come è percepito oggi il Rosario dalla maggior parte della popolazione (credente e no)? Probabilmente come un retaggio di tempi passati, poco praticato dai giovani. Confrontiamo ora questa percezione con l’immagine proposta dal nostro pontefice. Che differenza!

Tutti gli osservatori concordano sul fatto che il linguaggio di papa Francesco è chiaro e molto coinvolgente, soprattutto verso coloro che si sentono meno vicini ai valori proposti dalla Chiesa (le “99 pecorelle” descritte nel suo discorso del 17 giugno).

Qual è il segreto della sua straordinaria efficacia? Papa Francesco parla con il codice più potente che esista, utilizzato dai pubblicitari e dai comunicatori più esperti: il linguaggio emotivo. Questo linguaggio utilizza codici, esempi e simboli legati alle esperienze di vita dell’interlocutore ed è il modo più efficace per coinvolgere persone di culture e valori diversi dai nostri.

Il linguaggio razionale, invece, si esprime attraverso concetti e regole (con il semaforo rosso non si può attraversare la strada) e può essere compreso solo in specifiche occasioni: ad es. tra persone  che condividono gli stessi valori (parlando di igiene dentale a un convegno di dentisti) o in potenziali situazioni di emergenza («se non smetti di fumare, potresti ammalarti gravemente»).

Per trasmettere un messaggio complesso, il miglior Comunicatore venuto in questo mondo parlava con linguaggio razionale ai propri discepoli, ma alle folle si rivolgeva con parabole che parlavano di pecorelle smarrite e viandanti aggrediti da banditi: codici legati alle esperienze di vita dei suoi interlocutori.

Con rarissime eccezioni, soltanto i linguaggi emotivi riescono a “muovere” (e-motion) i comportamenti altrui.

Eppure, troppo spesso ci esprimiamo attraverso un linguaggio razionale o cerchiamo di spiegare razionalmente linguaggi o comportamenti che hanno origine emotiva. Un esempio? Abbiamo imparato a parlare la nostra lingua osservando e ascoltando la vita che ci circondava. Ma quando intendiamo insegnare questa stessa lingua agli altri, utilizziamo quasi sempre le regole grammaticali del linguaggio razionale, meno efficaci e coinvolgenti.

Alcuni hanno cercato di spiegare il linguaggio del papa, attraverso un’analisi linguistica di verbi, nomi e pronomi utilizzati nei suoi discorsi. Ma credo che papa Francesco sia stato il personaggio più citato sulle pagine Internet di lingua inglese negli ultimi 12 mesi, davanti a Barack Obama, perché ha saputo coinvolgere molte delle “99 pecorelle” che si sentivano lontane dall’ovile della Chiesa, utilizzando il linguaggio della loro vita, dei loro affetti. Per questo motivo ha proposto il “Rosario-Misericordina” come un farmaco che fa bene al cuore.

Come un argomento importante non giustifica un comunicatore noioso, così un linguaggio emotivo non può essere spiegato attraverso un’analisi grammaticale.

Perché “il cuore ha ragioni che la ragione non conosce”(Blaise Pascal).

Riproduzione riservata ©

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