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Persona e famiglia > Sport

Cento volte in giallo

di Giovanni Bettini

- Fonte: Città Nuova


È partita dalla Corsica la 100ma edizione del Tour de France. Erano le 15 e 16 esatte quando il 31 maggio del 1903 Georges Abran diede il via alla corsa. C’erano sessanta ciclisti e tre automobili

Tour de France 2013

Nessuno ci avrebbe scommesso un franco sulla riuscita del primo Tour de France. La pazza idea di una corsa in bicicletta al limite dell’umano attorno alla Francia fece breccia nel cuore e nella mente di Henri Desgrange. Prima ciclista e poi giornalista, Desgrange fondò il quotidiano sportivo “L’Auto-Vélo”, ma la struttura non navigava in buone acque all’alba del ‘900. Serviva un segnale forte per rimpolpare le casse del giornale. Qualcosa di mai visto e mai affrontato prima: un evento che fosse in grado di conquistare la gente per piazzare qualche copia del giornale.

Desgrange colse e sviluppò l’idea di un suo collaboratore fino ad arrivare al 31 maggio del 1903. Sessanta corridori arrivarono alla spicciolata davanti al caffè parigino Au Réveil Matin. La prima tappa era lunga 467km, da Parigi a Lione. La tabella premi assegnava 1.500 franchi al primo, 700 al secondo, 350 al terzo. Alle 15 e 16 Georges Abram, segretario di redazione dell’Auto-Vélo, azionò il fischietto sventolando la bandiera gialla. In quel momento nessuno si rendeva conto che si stava contribuendo a scrivere il primo capitolo di un evento sportivo che dal punto di vista dell’audience planetaria è secondo solo ad Olimpiadi e Mondiali di calcio.

Quanto tempo è passato. Il Tour ha celebrato nel 2003 i cento anni e sabato scorso, 29 giugno, si è tirato a lucido per tagliare il traguardo delle cento edizioni (durante le guerre mondiali la competizione fu sospesa) in Corsica nel sole di Porto Vecchio. Quante storie, quante vittorie in cento anni. A me piace sempre ricordare la leggendaria vicenda del ciclista francese Eugène Christophe che nel 1913 ruppe la forcella Peugeot della sua bici lungo la discesa pirenaica del Tourmalet. Christophe si caricò in spalla il suo mezzo percorrendo più di dieci chilometri a piedi per raggiungere a valle il villaggio di S.te Marie de Campan in compagnia di un giudice di gara. Il regolamento allora non prevedeva l’assistenza meccanica in corsa e i ciclisti dovevano fare da sé. Christophe entrò nella bottega di un fabbro e rimise in sesto la forcella sotto gli occhi del giudice pronto a far rispettare il regolamento qual ora il fabbro si fosse azzardato ad intervenire. Addio vittoria e sogni di gloria.

Quante cose sono cambiate da allora. Al Tour c’è la carovana pubblicitaria, i corridori hanno i pullman con la doccia e la sala massaggi all’interno, gli alberghi sono lussuosi, le biciclette viaggiano al limite del 6,8 kg imposti dal regolamento. Ci sono sette caselle vuote consecutive dal 1999 al 2005 lasciate da Lance Armstrong. Il 18 luglio verrà reso pubblico un rapporto dell’Agenzia francese per Lotta al doping dove verranno svelati sessanta nomi di ciclisti trovati positivi all’Epo durante il Tour del 1998, quello vinto da Marco Pantani.

Oggi i ciclisti al via sono 219, il numero delle macchine al seguito è imprecisato e non sempre vince il più forte. Nonostante tutto però come dicono in Francia “Le Tour c’est le Tour”.

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