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Cultura > Arte e Spettacolo

Forza venite gente. Trent’anni di successi

di Stefano Paoletti

- Fonte: Città Nuova

Il musical sulla storia del santo d’Assisi rivive a Roma fino al 27 novembre al teatro Italia.

Forza venite gente

Nella cornice architettonica disegnata da Angiolo Mazzoni, dove dal febbraio 2006 ha sede il Teatro Italia, è in scena dal 25 ottobre al 27 novembre il musical Forza Venite Gente con Rosaura Marchi, Silvio Spaccesi ed una compagnia di giovani interpreti.

 

Il progetto artistico che narra le fasi più importanti della vita del Santo d’Assisi ha compiuto da poco trent’anni. Tournèe internazionali, repliche e adattamenti ne hanno fatto un successo.

Singolare è il concepimento dell’opera, nata da un’ispirazione avuta dall’artista autodidatta Michele Paulicelli, ex leader dei Pandemonium, dopo una visita ad Assisi. Le musiche, ricche di magnetismo, furono in grado di smuovere le coscienze di innumerevoli addetti ai lavori fino a convincere il regista Mario Castellacci a parteciparvi. Da una scommessa iniziale di quindici giorni di repliche si passò poi a tre decadi di produzione.

 

Forza Venite Gente è da annoverare tra le migliori produzioni italiane sulla scia dei successi portati in patria da altri due grandi iniziatori del genere come Garinei e Giovannini. La storia, sempre estremamente attuale, ha come fulcro il tema del conflitto padre-figlio.

 

Silvio Spaccesi incarna magistralmente la figura di Pietro di Bernardone, genitore di Francesco che, come tutti i padri autoritari, cerca in ogni modo di riportare Francesco alla ragione, con le sue suppliche e con la durezza. Un padre molto umano, troppo per avere un figlio santo. Un uomo che, pur sbagliando, fa ciò che crede sia meglio per il figlio, non riuscendo a comprendere come qualcuno possa basare la propria esistenza sull’amore disinteressato soprattutto se quel qualcuno è il figlio per il quale, come ogni padre, aveva fatto grandi progetti e che con il suo comportamento bizzarro, non solo delude le sue speranze ma lo mette a disagio di fronte al paese. Bernardone, come un genitore d’oggi, non riesce a scorgere il vero significato dell’amore profuso dal Santo, immerso nel suo relativismo esistenziale.

 

Francesco segue appieno invece l’insegnamento del Vangelo. Dare, donare, ma anche darsi, donarsi sono i verbi del giovane senza risparmiare e risparmiarsi. In contrasto alla figura di Bernardone abbiamo Cenciosa, interpretata magistralmente in questo nuovo adattamento da Rosaura Marchi. Il personaggio alterna la pazzia ad una sorta di saggezza coscienziosa e si riesce ad intravedere in lei la personificazione della genuina bontà del popolo.

 

Il nuovo allestimento scenico ad opera di Giancarlo Stiscia, si gioca su due piani interpretativi: quello degli attori Silvio e Rosaura, voci narranti della storia, l’altro affidato ai cantanti e ai ballerini, tutti giovani e appassionati professionisti in costante dialogo con il pubblico che apprezza spontaneità ed espressività.

 

L’opera è resa godibile anche dalla sapiente commistione tra comico e drammatico. Usciti dal teatro, ti invade un senso di arricchimento spirituale e una grande simpatia per Spaccesi, poliedrico interprete che sa veramente catturare gli spettatori. «Il cuore non è dove batte ma dove ama» è la sua massima e certo non ha lesinato amore per il suo lavoro e per la sua interpretazione, sembra ultima nei panni di Pietro di Bernardone, ma ci auguriamo non sia così.

Riproduzione riservata ©

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