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Persona e famiglia > Sport

Buoni per contratto

di Paolo Crepaz

- Fonte: Città Nuova

Io ti pago e tu ti comporti bene: il nuovo contratto dei calciatori, con tagli sullo stipendio in caso di violazione delle regole.

chiellini

Il fatto è noto: il calciatore Giorgio Chiellini rinnova il suo contratto legandosi alla Juventus fino al 2015, un accordo milionario, ma che contiene «l’obbligo di seguire regole di condotta stabilite dal club». I titoli dei quotidiani sottolineano la novità: “Il calciatore aziendalista”, “Il contratto perfetto”, “Educato per contratto”.

 

Persino l’Associazione Calciatori esprime dubbi sulla “regolarità” dell’accordo. I dettagli del contratto confermano che la vita del calciatore professionista potrebbe non essere più quella che tanti vivono e tutti immaginano: lusso, ore piccole, comportamenti senza regole. Nel contratto si legge: «abbigliamento mai trasandato, senza riferimenti politici ed ideologici», ovvero niente infradito, calzoncini corti in pubblico (e sul campo di calcio?) e t-shirt col Duce o Che Guevara, solo quelle dello sponsor. Ancora: «Divieto di comportamenti potenzialmente sconvenienti per un professionista: frequentare locali notturni, giocare d’azzardo, scommettere». Può giocare al Superenalotto? Gente come Omar Sivori e Gigi Riva, grandi al tavolo da gioco come sul campo, verrebbero oggi messi al bando? Infine, oltre a dover chiedere il permesso per rivolgersi ad un medico di sua fiducia fuori dallo staff sanitario della Juve, Chiellini ha firmato che «senza il consenso della società è vietato fare pubbliche dichiarazioni, compresi siti personali e social network. Per quel poco che ce ne intendiamo, la clausola è anticostituzionale. Il contratto «è perfetto per uno schiavo ben pagato – scrive Mura dalle pagine di Repubblica –, per un dipendente non indipendente che deve chiedere il permesso ogni volta che apre bocca».

 

Se la squadra lo paga non può fare di lui ciò che vuole? Perché non dovrebbero manovrarlo a piacere se lo hanno reso ricco e famoso? Certo è che lo marcheranno stretto più di quanto lui marchi gli avversari: ad ogni minima infrazione gli verrà tagliato il 10 per cento dello stipendio per ogni regola violata. 

 

C’è chi sostiene che gli affari sono affari: la squadra mette il suo marchio su una persona, trasformandola in un marchio. Chiellini e la Juve saranno ora una cosa sola. E se va a giocare altrove potrà davvero fare finalmente quello che vuole? Se è giusto che una squadra pretenda serietà dai suoi dipendenti, dall’altra viene da chiedersi: c’è bisogno di una minaccia seria (quella che tocca il portafoglio) per richiedere ad una persona, che dovrebbe avere la coscienza che la sua vita privata e pubblica ne influenza altre ed influenza il bene della sua azienda, di comportarsi bene? A chi non si è accesa la tentazione di pensare che, se cominciamo a pretenderlo dai calciatori, non potremmo un giorno pretenderlo anche da altri?

 

A guardare come vengono oggi trattati i calciatori (o come essi sono disposti a farsi trattare, vedi pubblicità ed altro per rimpinguare il conto in banca), viene il dubbio che qualcuno li consideri ancora bambini piccoli e non adulti maturi. Lo psicologo Luigi Ballerini afferma che oggi «la squadra si trasforma in una grande mamma», che detta regole di comportamento e vigila. Si afferma che questi idoli dei nostri giorni non devono offrire modelli negativi e quindi è lecito ed opportuno tenerli al guinzaglio. Ma che modello di adulto sono? Uno che deve aver paura delle multe per essere serio nella vita ed impegnato nel proprio lavoro?

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