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Italia > Società

Il tassista, il cane, la muta

di Michele Zanzucchi

- Fonte: Città Nuova

Michele Zanzucchi, autore di Città Nuova

Un tassista milanese in coma per aver investito un cane. La muta (umana, non canina) l’ha aggredito. Non rendiamoci complici

Manifestazione

Negli ultimi numeri della nostra Città Nuova (cartacea), avanzavo un’ipotesi: spesso le diatribe sociali che scoppiano un giorno sì e l’altro pure nella nostra Italia in credito di conflitti e in debito di comportamenti etici fossero “risolte” non in modo pacifico, ma secondo modalità assai brutali, quelli della “muta”.

 

Il caso del tassista milanese aggredito per aver investito un cane a Milano è da manuale: la proprietaria grida la sua rabbia (legittima) per l’incidente e per tutta risposta l’uomo che l’accompagna (arrestato) aggredisce il tassista. Questi sbatte la testa sul marciapiede e viene ricoverato in coma. I testimoni, però, dimostrano come l’aggressione non sia stata opera di un singolo, ma di una banda, una gang, un branco. Direi una muta. Che colpisce e poi scappa.

 

C’è un pizzico di ironia in questa vicenda, perché solitamente il termine “muta” si attribuisce ai cani, mentre questa volta, a causa di un cane, la si attribuisce a un consorzio di balordi umani. Siamo di fronte a una regressione del “tasso di umanità” della nostra società. L’altro è considerato una preda, un nemico, una cosa. E pare che ci si diverta a indugiare sugli effetti di questo degrado: i nostri schermi sono invasi da quanto sembra avvicinare l’uomo alla bestia, e non da quanto lo allontana dall’animale. A ciascuno farne l’inventario…

 

Certo, le cose vanno così, “anche” così. Perché le cose non stanno così, almeno in una maggioranza silenziosa (sì, questo è il termine giusto, ormai) della società. Chi aumenta il “tasso di umanità” del proprio quartiere, del proprio club, della propria scuola non ha infatti diritto di cronaca, non ha visibilità. E allora, ecco un invito: quando la tv, la radio o Google ci inviano messaggi di tale disumanità, usiamo la libertà di impiegare il nostro dito indice della mano destra (o sinistra se siamo mancini) per spegnere quel medium che ci fa complici della muta. Abbiamo il coraggio di non indugiare sulle immagini del caso di Sarah Scazzi, del tassista milanese o dell’ultima conquista di Corona. Siamo umani-più-umani!

Riproduzione riservata ©

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