Già il suo reportage sulla morte del giornalista ebreo americano in Pakistan, Qui a tué Daniel Pearl?, un tomo di cinquecento pagine, non era altro che un mix di fantasie e di contatti reali, una perfetta proposta postmoderna: fiction e realtà mescolate assieme. Edhi Abdul Sattar, da me intervistato, colui che aveva raccolto i resti del povero giornalista, definì quel lavoro «ricco di fantasia». Oggi BHL ci casca di nuovo, citando nel suo ultimo libro, De la guerre en philosophie, un filosofo mai esistito, Jean-Baptiste Botul, supposto autore del libro La vita sessuale di Immanuel Kant, ma in realtà (reale) frutto della vena umoristica di un collaboratore della rivista satirica Le canard enchainé, Frédéric Pagès. Ci risiamo. BHL vittima del copia/incolla!
Proprio in questi giorni, per la piccola ma dinamicissima casa editrice il Margine di Trento, esce un libretto di poche pagine, Perché è morto Karl von Spreti, opera di Ryszard Kapuściński, che ci ha lasciato nel 2007, magistrale giornalista polacco, autore di stupendi reportage, come Negus, Ebano, Lapidarium… Consiglierei a BHL di leggerlo attentamente. Racconta la vicenda dell’assassinio dell’ambasciatore tedesco in Guatemala, avvenuta nel 1970. Riavvolgendo passo passo il filo della matassa del rapimento, l’autore racconta la schiavitù dell’intero Paese sotto la dittatura delle multinazionali agricole statunitensi. 90 pagine di silenzioso racconto, documentato, verificato, caloroso e rigoroso nel contempo. Con il massimo rispetto per le singole persone, anche per i carnefici, e perciò capace di far intravvedere squarci di verità.
In epoca di fiction d’ogni genere spacciate per giornalismo, l’esempio positivo di Kapuściński e quello meno edificante di BHL indicano la strada della ricerca della verità. Strada faticosa, impervia, dispendiosa: il reporter polacco dell’agenzia PAP per risparmiare alloggiava negli alberghi più economici, tra pulci e sporcizia, e non negli Sheraton o nei Marriott… La verità rimane e rimarrà l’impossibile orizzonte del giornalista, anche ai tempi di Internet. Verità forse mai raggiunta ma sempre perseguita.
p.s. A meno che il furbissimo BHL non abbia inserito a bella posta nel suo libro la citazione del falso filosofo per far pubblicità al suo libro. Tutto è possibile, purtroppo, come insegnano la vicenda del nostro Morgan o tante letture fantasiose degli intrighi vaticani…
