Sfoglia la rivista
Logo 70°

Ricerca di base
Le parole digitate vengono cercate nel titolo e nel testo degli articoli pubblicati sul sito.
La ricerca mostrerà gli articoli che contengono tutte le parole inserite, indipendentemente dalla loro posizione o dall’ordine in cui le hai scritte.
I risultati sono in ordine cronologico (dal piu recente al meno recente).

Ricerca della frase esatta
Usa il filtro “Frase esatta” per trovare i termini nell’ordine preciso in cui li hai digitati.

Ricerca solo nel titolo
Usa il filtro “Solo nel titolo” se desideri che le parole digitate siano cercate esclusivamente nelle titolo dei contenuti.

Filtri avanzati
Se vuoi limitare la ricerca a una tipologia specifica dell’articolo, utilizza i filtri avanzati disponibili.

Ricerca per autore
Per cercare un autore e i suoi articoli:

  • Digita nome e cognome oppure solo il cognome nel campo ricerca.
  • Nei risultati, clicca sulla scheda dell’autore desiderato.
  • Nella pagina dell’autore troverai la sua biografia e la raccolta completa dei contenuti a sua firma.

Italia > Società

La via dei presepi

di Oreste Paliotti

- Fonte: Città Nuova

Si trova nella Napoli antica ed è famosa per un artigianato tuttora fiorente, che si rifà alla rappresentazione della Natività.

san gregorio armeno

San Gregorio Armeno, chi era costui? Dubito che a qualcuno verrà in mente di domandarselo, percorrendo l’affollata arteria omonima che – in pieno centro storico, a Napoli – collega piazza San Gaetano a via San Biagio dei librai.

In realtà per i napoletani, al di là dei riferimenti eruditi, questa è la strada dei presepi e dei pastori per eccellenza. Qui infatti si concentrano forse le ultime botteghe artigiane che riprendono – e in certi casi rinnovano – questa antica tradizione, che proprio a Napoli conobbe il suo massimo splendore, soprattutto a partire dal 1600.

 

A San Gregorio Armeno, per tutto l’anno, intere dinastie di "presepianti" come i Ferrigno, i Lettieri, i Capuano ed altri, lavorano nel segreto delle loro botteghe a sfornare eserciti di pastori, legioni di angeli, stuoli di Bambini, Madonne e san Giuseppe, insieme ad uno sterminato armamentario di oggetti miniaturizzati, corredo di un presepio che si rispetti: il tutto poi, con un buon mese di anticipo sulle festività natalizie, viene esposto su bancarelle, tra luci e suoni, trasbordando festosamente nella via. È allora tutto un popolo coloralo di figure in terracotta, in legno, e in altri più o meno nobili materiali a mescolarsi quasi al popolo dei vivi.

 

Tra questi artigiani-artisti, ce n’è di veri scultori, come Giuseppe Cesarini, la cui attività principale è quella di plasmare e restaurare statue devozionali al modo antico, in legno, creta, stucco, tela plastica o cartapesta. Sua collaboratrice è Giuseppina, la moglie, che confeziona e ripara le vesti dei vari personaggi. Due figure che per semplicità e bontà sembrano fatte della stessa pasta dei loro santi e pastori.

 

San Gregorio Armeno, conosciuto anche oltreoceano, dove non di rado emigrano – su richiesta di amatori – veri piccoli capolavori, che poco hanno da invidiare a certi pezzi firmati da un Sammartino, da un Bottigliero, da un Celebrano, dai grandi insomma del passato. Qui è un rito, per ogni napoletano, venire a rifornirsi dell’occorrente per costruirsi un presepio o a cercare il "pezzo" introvabile, oppure soltanto ad ammirare le ultime novità. Come quest’anno: accanto ai Totò e agli Eduardo, che da qualche tempo hanno acquisito cittadinanza stabile in mezzo alla folla dei pastori, si vede spuntare l’inconfondibile fisionomia di un Di Pietro in toga o in maniche di camicia, quasi nuovo "taumaturgo" da affiancare a san Gennaro!

 

Ma guardiamoli più da vicino, questi presepi: non c’è che dire, sono quanto di più realistico si possa immaginare, brulicanti di una umanità dedita a svariate faccende, per lo più relative alla sopravvivenza (e difatti, tra i personaggi, c’è chi mangia e chi beve, chi vende e chi compra commestibili). In questo bailamme gastronomico, tra festoni di salsicce e grappoli di caciotte, la scena della Natività è incastonata e al tempo stesso isolata: pochi sembra che si accorgano del mistero che lì avviene, tranne gli angeli che calano dal cielo, i tradizionali re magi e qualche altro.

 

Di fronte a rappresentazioni cosi "terrestri", qualcuno potrebbe arricciare il naso e definire (nella migliore delle ipotesi) "superficiale" la religiosità dei napoletani. Eppure, secondo la cultura che le ha espresse, il sacro è una dimensione che può coesistere nelle condizioni più concrete dell’uomo, i santi sono considerati persone di "famiglia", paradiso celeste e inferno terrestre vanno a braccetto. Senza contare che, probabilmente, la nascita di Gesù dovette avvenire proprio in un contesto simile: pochissimi consapevoli, mentre i più continuavano ad essere immersi nelle proprie occupazioni, sopravvivere, mentre a pochi passi nasceva la Vita.

 

Si   emerge   dal budello di San Gregorio Armeno e ci si ritrova ancora nel presepio: ché, senza soluzione di continuità, esso si moltiplica, si amplifica nel tessuto urbano di questa "città a strati", come è stata definita la Napoli antica per la convivenza nello stesso edificio, dislocate in diversi piani, di tutte le categorie sociali. Qui, tra i vicoli, sotto portici e nei fondaci, si ripetono le stesse scene riprodotte in piccolo nei presepi: c’è chi vende e chi compra, chi è operoso e chi ozia, chi scende chi sale, chi piange e chi ride. Qui i re magi si mescolano ancora ai pezzenti, e accanto alla mostra di una macelleria si può percepire talvolta – a farci attenzione – un lieve palpitare di ali angeliche.

Riproduzione riservata ©

Condividi

Sostieni l’informazione libera di Città Nuova! Come?
Scopri le nostre riviste,
i corsi di formazione agile
e i nostri progetti.
Insieme possiamo fare la differenza!
Per informazioni: rete@cittanuova.it

Ricevi le ultime notizie su WhatsApp. Scrivi al 342 6466876