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Italia > Società

Il grido del silenzio

di Maddalena Maltese

- Fonte: Città Nuova

Un mese dopo la valanga di fango che ha travolto cinque Comuni del messinese, gli abitanti hanno ricordato con due fiaccolate la loro tragedia. Che, tra promesse non mantenute e accuse generalizzate, non è ancora finita.

fiaccolata messina

Candele accese nella notte per non dimenticare. È trascorso un mese da quel pomeriggio del primo ottobre, quando una valanga di fango ha travolto nella sua folle corsa cinque comuni del messinese. Il primo novembre due fiaccolate hanno ricordato in silenzio lo strazio di quelle ore. Niente discorsi, né colori o bandiere, perché «solo il silenzio può accogliere la nostra tragedia», ha detto uno degli organizzatori. Soltanto duecento i partecipanti a Messina, mentre a Scaletta Zanclea sono accorsi in più di ottocento insieme alle autorità civili.

 

Giampilieri, Scaletta Zanclea, Altolia, Briga, Molino: ciascuno di questi Comuni piange le sue vittime. E sono stati i loro 31 nomi a squarciare la notte: quasi un grido dei sopravvissuti che chiedono di non essere dimenticati. Se governo, Regione Sicilia e protezione civile hanno stanziato in totale 60 milioni di euro per la ricostruzione, la campagna di raccolta fondi delle grandi compagnie telefoniche è stata sospesa. «La nostra è una tragedia di serie B – lamentano da più parti – ci è stata gettata addosso l’accusa di abusivismo, e questo ci rende colpevoli senza processo». Il dissesto del territorio non è imputabile solamente a scelte edilizie scellerate: «La messa in sicurezza delle montagne che sovrastano questi comuni è molto costosa e lunga, e negli anni i fondi si sono rivelati insufficienti – dichiara Domenico Cannizzaro, eletto dai cittadini di Altolia presidente della Commissione degli alluvionati – c’è l’imprevedibilità della natura, 340 mm di pioggia in 4 ore hanno fatto franare anche la parte di montagna oggetto di rimboschimento. Le nostre case risalgono a due secoli fa, erano con i soffitti in legno e sono state restaurate rifacendo i tetti in cemento. L’accusa di abusivismo è ingiusta».

 

Intanto si vocifera che intere frazioni verranno ricostruite in un territorio tra Milazzo e Messina, più sicuro e protetto, ma questo significherà non poter più tornare a casa e non poter più riprendersi niente del passato, neppure le foto, neppure quel dono o quel libro o quel giocattolo che è ricordo di un affetto e di un’amicizia. La protezione civile è al lavoro e sta cercando di restituire ai paesi almeno una possibilità di collegamento.

 

Ad un mese di distanza dalla tragedia si cerca di ritornare alla normalità. I bambini rientrano a scuola con doppi turni. Molti hanno cambiato sede, trasferiti nelle scuole sul litorale. I genitori tornano al lavoro e gli hotel cominciano a diventare più che dimore temporanee, residenze vere e proprie: si acquistano persino delle lavatrici. Ad Altolia le strade sono sgombre e si comincia a pulire qualcuna delle case ancora agibili. Ma la melma grigia indurita dal sole diventa sempre più difficile da spalare.

 

Intanto il provveditorato agli studi di Messina ha lanciato su proposta dei dirigenti scolastici di Scaletta e Pontevecchio un progetto di raccolta fondi: “I ragazzi per i ragazzi”. E già da stamani chi con 30 centesimi, chi con qualche euro ha voluto dare la sua adesione. Per la fiaccolata non c’erano neppure i soldi per le candele, chi vi ha partecipato ha dovuto portarla da casa. Tutti però possiamo tenerne una accesa a casa o nel cuore, per non dimenticare un dolore che appartiene a tutta la nazione.

Riproduzione riservata ©

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