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Cultura > Arte e Spettacolo

Danza e dialogo

di Giuseppe Distefano

- Fonte: Città Nuova

Russia e Stati Uniti, a vent’anni dalla caduta del muro che li divideva, si incontrano al festival “Oriente e Occidente. Incontro di culture” di Rovereto e Trento. Ma questa volta la prospettiva tra est e ovest è invertita.

Archiviati i numerosi festival estivi, il primo ad inaugurare il mese di settembre – dal 3 al 13 – all’insegna della grande danza è il prestigioso “Oriente Occidente. Incontro di culture” di Rovereto e Trento, da ventinove anni osservatorio privilegiato della scena coreutica internazionale, con lo sguardo puntato sulle diverse culture geografiche.

 

Quest’anno guarda al dialogo in movimento fra America del Nord e Russia. Ma invertendo la prospettiva: dallo Stretto di Bering, infatti, lì dove i punti cardinali di Est e Ovest si confondono e si rovesciano, gli Stati Uniti mutano in Oriente e la Russia diventa Occidente. Un ribaltamento che offre un diverso approccio con le tendenze contemporanee delle due aree geografiche.

 

A rappresentare la vitalità della scena russa che, a vent’anni dalla caduta del Muro, è animata da molti fenomeni innovativi, saranno tre compagnie: la Provincial Dances di Natalia Baganova, coreografa che mescola una fantasia selvaggia ad un raffinato e ironico lirismo, con i consolidati titoli di repertorio Maple Garden” eLes Noces”, coreografie già viste al festival Equilibrio di Roma; la Chelyabinsk Contemporary Dance Theater di Olga Pona, coreografa lontana dalle correnti globali della danza contemporanea, che da sempre si confronta con il suo mondo e lo racconta con il suo linguaggio; e la Natalya Kasparova Dance Company di San Pietroburgo che, con “The Songs of Komitas”, una suite di brani ricchi di pathos del compositore armeno Komitas, che evocano leggende e tradizioni del popolo armeno, illustra il destino tragico dell’antica popolazione caucasica oltre a quello personale dell’autore.

 

Queste compagnie si confronteranno con quelle provenienti da Canada e Usa. Dal Canada francofono arriva Louise Lecavalier, forza iconoclasta dei La La La Human Steps, e oggi dalla fisicità più minimalista, con due prime assolute “Children”, e “I Is Memory”, firmate da Nigel Charnock, il fondatore dei DV8, e dal concettuale Benoît Lachambre. Seguirà la compagnia O Vertigo con una coreografia del 1994, “La chambre blanche”, in cui vengono descritte le diverse reazioni di una condizione di claustrofobia fisica, morale, spirituale. Dagli Usa la Complexions Contemporary Ballet, fondata nel 1994 dal danzatore nero Desmond Richardson con il coreografo Dwight Rhoden, e la Buglisi Dance Theatre con quattro coreografie di Jacqulyn Buglisi, che fu danzatrice di Martha Graham, che hanno al centro dell’ immaginario figure femminili.

 

Nell’ambito della seconda edizione del concorso nazionale “Danz’è” dedicato alle giovani compagnie e coreografi italiani, i vincitori della prima edizione Stefano Mazzotta ed Emanuele Sciannamea presenteranno Inridel Teatrofficina Zerogrammi. Inoltre, la sezione “Linguaggi” con incontri e dibattiti sulla multiculturalità, e un omaggio a Pina Bausch recentemente scomparsa, che proprio a Rovereto portò anni addietro una sua creazione “Nelken”, attraverso testimonianze, immagini e proiezioni di suoi spettacoli.

 

La danza vista dall’Artico. Passaggio a Nord Ovest tra America e Russia”. www.orienteoccidente.it

 

 

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