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Palestina, bandiera vietata

di Giustino Di Domenico

Le prime azioni del nuovo governo israeliano rischiano di alimentare il fuoco di nuovi scontri in uno scenario dominato da forte violenza. L’appello delle comunità cattoliche in Terra santa e l’intervento richiesto alle autorità internazionali

Non perde tempo Itamar Ben Gvir, il nuovo ministro israeliano della sicurezza nazionale. Anche sui social ha fatto sapere che ha «ordinato alla polizia israeliana di far rispettare il divieto di sventolare qualsiasi bandiera dell’Olp che mostri l’identificazione con un’organizzazione terroristica nella sfera pubblica e di fermare qualsiasi istigazione contro lo Stato di Israele».

Ben Gvir è l’esponente di un partito di estrema destra che nel suo programma rifiuta la stessa idea di uno Stato Palestinese.

Già prima delle festività natalizie i capi religiosi della Chiesa cattolica avevano diffuso una dichiarazione di critica verso «alcune dichiarazioni fatte da membri della coalizione governativa israeliana» giudicate «molto divisive nei confronti della comunità araba o comunque non ebraica. Sono contrarie allo spirito di coesistenza pacifica e costruttiva tra le varie comunità che compongono la nostra società.

Tali dichiarazioni favoriscono coloro che in questo Paese vogliono la divisione. Creano sfiducia e risentimento. Pongono le basi per ulteriori violenze. La violenza nel linguaggio inevitabilmente, prima o poi, si trasforma anche in violenza fisica». I leader cattolici hanno espresso «grande preoccupazione per quanto sta accadendo in Palestina e nei Territori occupati. Che la situazione si stia progressivamente e rapidamente deteriorando è evidente anche dai numeri: quest’anno abbiamo assistito a un’impennata della violenza, con il più alto numero di morti palestinesi in oltre vent’anni. La violenza dei coloni negli insediamenti è sempre più in aumento. Lo spazio vitale a disposizione della popolazione palestinese continua a ridursi, a causa della crescita a ritmo sostenuto degli insediamenti».

Gli avvertimenti espressi sono confermati dai primi gesti del governo israeliano come commenta la testata Terra Santa secondo cui «non sarà facile frenare le pulsioni anti-palestinesi della destra estrema, messe nero su bianco nelle le linee guida pubblicate dal governo, nelle quali si afferma la volontà di portare avanti l’espansione degli insediamenti nelle aree che i palestinesi rivendicano per un futuro Stato. “Il popolo ebraico ha un diritto unico e irrevocabile su tutte le parti della Terra d’Israele – si afferma nel documento –. Il governo avanzerà e svilupperà insediamenti in tutte le parti di Israele: in Galilea, nel deserto del Neghev, nelle alture del Golan e in Giudea e Samaria (Cisgiordania)”».

Un invito forte alla comunità internazionale ad intervenire per evitare nuovi fronti di guerra in uno scenario segnato dal dramma del conflitto in corso in Ucraina.

 

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