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Cultura > Televisione

Il vero Totti in “Speravo de morì prima”

di Edoardo Zaccagnini

- Fonte: Città Nuova

La miniserie televisiva su Sky tratta dall’autobiografia “Un capitano” e interpretata da Pietro Castellitto, disegna un personaggio che tanto ha ricevuto dalla vita e che tanto ha pure dato. E racconta la bella famiglia che lo ha accompagnato.

Totti
Foto Alfredo Falcone – LaPresse

Nella sua leggerezza, nella sua primaria funzione di intrattenimento, la serie su Francesco Totti, Speravo de morì prima, offre − più o meno volontariamente − qualche spunto su cui riflettere. Cantando l’umanità dell’eroe, le 6 puntate dirette da Luca Ribuoli toccano, per esempio, magari senza accorgersene troppo, il tema del tempo: nella celebrazione (attraverso il racconto intimo dell’uomo) del calciatore più rappresentativo, importante, della storia della Roma, si parla di uno scorrere del tempo democratico, quello più grande di noi con cui necessariamente, dolorosamente, siamo (tutti) costretti a fare i conti. È il Kronos che conduce all’addio, alla separazione da ciò che abbiamo amato: lil fine vento fresco, profumato, dolce, che ci ha tenuto in piedi. 

È una serie sul tramonto, quella tratta dal libro Un capitano: l’autobiografia del numero 10 specializzato nel cucchiaio e autore di un numero impressionante di goal con la maglia della Roma. È una serie su una piccola agonia, sullo scomodo faccia a faccia col futuro per un uomo di 40 anni che da sempre si è abbracciato a un pallone con innata naturalezza, ricevendo in cambio soldi, fama e soprattutto amore, consensi e calore.

Può sembrare folle, teatrale, romanzesco, calcato, persino fastidioso, pensare che uno come Francesco Totti abbia vissuto la paura vera, a un certo punto della sua esistenza fortunata, unica, ammirata e invidiata. Eppure, a pensarci bene, per chi si è abituato a vivere di adrenalina e di applausi e cori settimanali, di tributi affettivi continui per un quarto di secolo, fino ad essere ufficiosamente eletto come re della città, può sul serio non essere stato facile accettare questa piccola morte, vivere senza più questa benzina, senza il suo trono in movimento dentro il rettangolo di gioco, soprattutto senza il suo principale, identitario, strumento espressivo. E allora viene da pensare che ogni percorso umano, anche il più riuscito, porti a frontiere complesse che solo chi lo compie può comprendere, a emozioni che solo il solitario viaggiatore può provare. Ed è davvero inutile e del tutto improduttivo, allora, dannosamente semplicistico, fare associazioni di felicità assoluta pensando a certe storie: ognuno ha la sua avventura fatta di traguardi e incroci, di esperienze e conseguenze collegate. Di salti nel vuoto della mente.

Pietro Castellitto (Ph Piergiorgio Pirrone – LaPresse)

Certo, Totti si sarà fatto una ragione per la fine della sua parabola sportiva, facilitato da altri doni che la vita gli ha dato, a partire dalla sua ironia e dalla capacità di stemperare con una battuta, con una leggerezza che nella serie, intrisa di commedia, viene spalmata abbondamente sulla sofferenza momentanea del personaggio interpretato da Pietro Castellitto. Poi c’è stato l’aiuto, ed ecco un altro tema estrapolabile dalla serie, degli affetti primari, dell’amore ricevuto prima da una madre e da un padre presenti nella loro bonaria semplicità, e poi da una moglie capace lucidamente di guidarlo, di accompagnarlo con intelligenza in questo passaggio inevitabile, difficile nonostante il denaro e la popolarità.

È il personaggio di Ilary Blasi − interpretato con bravura da Greta Scarano − il più interessante di Speravo de morì prima: una moglie presente, mai dietro nè davanti al marito, sempre al suo fianco con naturalezza e spontaneità, con personalità, senza mai rinunciare ad essere se stessa, donna, con il proprio lavoro e la propria vita da mandare avanti. Ma al tempo stesso mai distratta nei confronti di Francesco, del suo delicato momento personale. In questa completezza, nelle sfaccettature del personaggio, salta fuori un omaggio alla femminilità, alla forza, alle capacità mentali delle donne, ed è un punto a favore di una serie che gioca molto con la romanità e si dá sapore con i colori di molti personaggi di contorno, ma che silenziosamente parla di un matrimonio vivo e autentico, edificante, e più in generale di una famiglia sana nella sua comune normalità, persino nelle sue bizzarrie. E non è poi argomentò così consueto nelle serie televisive.     

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