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Italia > Europa

Gli irlandesi e i choctaw

di Javier Rubio

- Fonte: Città Nuova

Cosa mai può legare gli abitanti dell’isola europea a i choctaw, una tribù di nativi americani? La solidarietà, che fa chiudere il cerchio 172 anni dopo.

A Mildenton, piccola località nel Sud dell’Irlanda, dormitorio della più grande città di Cork, si alza un originale monumento il cui significato non è subito chiaro. Sul prato verde, accanto al fiume Owennacurra, un insieme di piume di acciaio, alte vari metri, fa pensare a una sorta di omaggio a qualche tipo di uccello proprio del posto. Invece no. A guardarlo meglio ci si rende conto che si tratta di una corona di piume, come quelle che abbiamo visto da bambini in tanti film di cowboy e indiani. Poi qualcuno ci spiega che il monumento è stato eretto come tributo alla tribù choctaw, oggi abitanti nelle riserve di Oklahoma, negli Usa. E perché mai? Perché al tempo della Grande Carestia del 1848 in Irlanda, i choctaw raccolsero 170 dollari (oggi sarebbero 5 mila) per «sollievo dei poveri affamati in Irlanda». Due anni fa il primo ministro irlandese, Leo Varadkar, si è recato proprio nei territori dei choctaw per ringraziare loro di quel dono.

L’immagine del monumento Choctaw ultimamente si è moltiplicata nel cyberspazio, non tanto per interesse artistico o turistico, quanto per il suo significato, per illustrare non poche notizie che parlano della solidarietà di cui è capace il popolo irlandese. Sì, perché 172 anni dopo, ai tempi del coronavirus (sembra il titolo di un film), sono stati questi a restituire il favore ai nativi amerindi, in grande stile e attraverso i mezzi moderni.

Attraverso un sito che promuove campagne de solidarietà per emergenze di vario tipo (gofundme.com), gli indiani navajo e hopi, particolarmente colpiti dalla pandemia, hanno promosso la campagna di raccolta fondi “Navajo & Hopi Families COVID-19 Relief Fund”, (oltre 5 milioni di dollari già raccolti), e gli irlandesi appaiono tra i principali donatori (oltre 20 mila donatori), dimostrando così non solo la loro solidarietà, ma anche di conservare nella memoria quel che hanno imparato a scuola: «Mai dimenticheremo – dice uno di loro – la generosità dei nostri fratelli e sorelle choctaw». E un altro: «Dall’Irlanda, 170 anni dopo, ritorna il favore ai nostri fratelli e sorelle nativi americani in un momento di difficoltà».

Sembra che sia stata la giornalista Naomi O’Leary, dell’Irish Times, a diffondere via Twitter l’invito a collaborare con questa raccolta fondi: «I nativi americani hanno raccolto una quantità enorme di aiuti per la carestia in Irlanda in un momento in cui avevano pochissimo. È ora che diventi realtà per loro adesso». Qualcuno ha detto: «Questa è una magnifica chiusura del cerchio».

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