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Cultura > cinema

Nostalgia dell’infinito

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova

Presentato a Venezia, “Ad Astra”, di James Grey, il film che racconta il viaggio spettacolare di Roy (Brad Pit) alla ricerca del padre nello spazio

Periodicamente il cinema ritorna ad indagare il cosmo. È una spinta o meglio una necessità di scoprire cosa ci sia davvero in questi mondi lontani, se ci sia vita o persone o nulla. Christopher Nolan in Interstellar (2014) narrava l’avventura spettacolare di un viaggio nell’universo, Alfonso Cuaròn in Gravity (2013) il rapporto fra due cosmonauti, gli imprevisti, le ansie, il mistero e il desiderio di tornare a casa. Vedere anche – è in sala – il docufilm Apollo 11 di Todd Douglas Miller sulla grande impresa spaziale.

Elementi che ritornano anche in Ad Astra di James Grey presentato a Venezia e ora in sala. Il cosmonauta Roy (Brad Pitt, perfetto) “fugge” dalla terra alla ricerca del padre smarrito negli spazi. Gli ostacoli, le ambiguità, le bugie dei dirigenti terrestri che guidano la spedizione non mancano. Gli viene consigliato di rinunciare alla ricerca, tanto il padre non può che essere morto. Eppure, Roy capta una registrazione dove l’uomo esprime la sua felicità nel cosmo, di sentire la presenza di Dio attorno a sé. È il figlio che cerca ostinatamente il padre con cui non c’era un vero rapporto, non è solo il desiderio di scoprire se nel cosmo ci sia vita o meno. Il viaggio è spettacolare, visionario, drammatico. Roy ritrova il padre (Tom Lee Jones) vecchio e folle. Lo vorrebbe riportare a casa. Strano, ma in ogni film del genere “esplorativo”, se dapprima l’uomo freme dalla volontà di scoprire un infinito di cui ha una inguaribile nostalgia, dall’altra viene preso da un altro tipo di nostalgia: quella del ritorno a casa. Sulla terra, dove c’è il bene e il male, l’amore per i propri simili e la natura.

Il padre si rifiuta di tornare. Sceglie l’infinito nel suo silenzio che lo ha riempito? O è deluso per non aver trovato quello che desiderava? Chissà se il vero infinito, oltre che negli spazi, non sia nel cuore dell’uomo. Rimane la domanda i n questo film rapido, profondo, maestoso anche, interpretato magnificamente. Da non perdere.

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