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Cultura > Cinema

La perdita dell’innocenza

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova

È stato presentato in anteprima al Festival di Berlino con un grande successo e da oggi sarà nelle sale italiane il film tratto dal libro di Saviano su un gruppo di quindicenni del Rione Sanità di Napoli

BERLINO: PARANZA DEI BAMBINI, VIOLENZA E INNOCENZA

Viviamo in tempi in cui si assiste, nella cosiddetta “civiltà occidentale” ma anche nelle altre zone “povere” del mondo, a una rapida perdita dell’innocenza da parte dei bambini e degli adolescenti. È una realtà dolorosa. Il film La paranza dei bambini di Claudio Giovannesi, appena presentato a Berlino con successo e già in sala, è tratto dal libro di Roberto Saviano. È ambientato nei rioni popolari di Napoli, ma in realtà potrebbe svolgersi in qualsiasi periferia del mondo. È la storia di un quindicenne, Nicola, e dei suoi amici nel Rione Sanità, che vorrebbero lavorare: ma per farlo, con i modelli di vita adulta che gli si offrono, non possono che rubare, spacciare e sognare di diventare dei boss e dominare i quartieri.

 

Una parabola criminale che decisamente soffoca i sogni adolescenziali, li costringe a crescere in fretta e a diventare violenti, eliminando il confine tra bene e male. Come accade anche al piccolo fratello di Nicola, che lo vuole imitare e finisce quasi per gioco a diventarne una vittima. Il film è una storia di amicizie, di amori giovanili ma destinati alla morte. I ragazzi alla morte non ci credono, la sfidano, pur sapendo istintivamente che alcuni di loro non raggiungeranno i 20 nni o finiranno in carcere. Nicola si muove, diventa un piccolo boss, compra abiti griffati, festeggia nelle discoteche, fa il capo, deciso, ma negli occhi conserva un’inguaribile malinconia. Non è come gli altri: si accorge che sta affondando con gli amici – incoscienti – nel crimine.

Il film segue la vicenda attraverso gli occhi di Nicola: ingenui, sbarrati, duri e disperati. È infatti la disperazione che uccide i sogni dei giovani e li porta dentro agli scontri quotidiani con l’ingiustizia, i soprusi, i giovani rivali di altre bande, per proteggere il proprio quartiere, anche a costo di sfidare il mondo degli adulti. Eppure i legami con gli amici sembrano fraterni, gli affetti durevoli: si hanno solo 15 anni. Ma l’ambizione inizia a corrodere l’amicizia, l’amore si deve lasciare: il crimine esige questi sacrifici.

BERLINO: PARANZA DEI BAMBINI, VIOLENZA E INNOCENZA

Il racconto è durissimo, ma Giovannesi evita di scendere nelle situazioni tipo Gomorra. Se la fotografia di Daniele Ciprì è impietosa nel mostrarci drammaticamente e con dolore una Napoli violenta e affamata, vogliosa di felicità e triste, ha la forza di fare della città lo specchio, l’immagine di ogni società del mondo, ricca o povera ma che comunque costringe i giovani a perdersi per sentirsi qualcuno. Il film non grida, ma parla, anche con scene commoventi e candide (il ferimento del fratellino di Nicola – una “pietà” adolescenziale –, l’affetto tenero del ragazzo per la madre, la ”prima volta” con la ragazzina, il litigio per la merenda tra i fratelli…). La morte, il carcere sono realtà previste, come pure l’omicidio. Stupenda la prima volta che Nicola uccide un uomo: le lacrime gli scendono sul volto spontanee, ha perduto l’innocenza.

BERLINO: PARANZA DEI BAMBINI, VIOLENZA E INNOCENZA

Il film, recitato in napoletano da attori giovani non professionisti con straordinaria verosimiglianza, è fatto più di volti, di luci, che di parole, di gite in moto, di fughe, da parte di figli che non hanno un padre, quasi mai: la paternità è assente e, quando c’è (il padre della ragazza di Nicola), non è tenero. I ragazzi sono liberi e soli. Troppo. Il regista lo dice senza urlare, ma è la verità. Perciò è facile fin da piccoli giocare con le pistole – vere – senza pensare che si può far morire o morire. Doloroso, sincero, mai patetico, mai sopra le righe. Da vedere.

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