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Mondo > In punta di penna

Yemen, 30 migranti annegati, i più poveri dei poveri

di Michele Zanzucchi

- Fonte: Città Nuova

Michele Zanzucchi, autore di Città Nuova

 Sui giornali italiani ha fatto poca notizia l’affondamento di un barcone di migranti etiopi ed eritrei nel mare yemenita. Si fugge prima verso la guerra, e poi la si sfugge. Questa è disperazione

Almeno 30 rifugiati e migranti sono annegati al largo delle coste dello Yemen dopo che la loro barca si è ribaltata nel pieno di un conflitto a fuoco. La barca, oltremodo sovraffollata, aveva a bordo più di 150 migranti, soprattutto somali ed etiopi, ed era partita dalla periferia della città di Aden, precisamente da Al Buraiqa, per attraversare il Golfo di Aden ed approdare a Gibuti.

È una notizia divulgata dall’Unhcr, l’organizzazione Onu per i rifugiati. Secondo i sopravvissuti, i trafficanti stavano cercando di estorcere anche gli ultimi spiccioli ai migranti. Circa due terzi dei passeggeri erano etiopi e un terzo erano somali, secondo l’Iom (Organizzazione Internazionale per i migranti), che ha aiutato i sopravvissuti con cibo, acqua e assistenza medica, assieme ad altre organizzazioni umanitarie.

Incredibile viaggio: etiopi del Sud in fuga da povertà e siccità ed eritrei in fuga dalla dittatura e dalla miseria, s’imbarcano per lo Yemen, Paese in guerra inospitale al massimo. Arrivati sul posto, che per decenni era stato un tradizionale luogo di transito dei migranti verso l’Europa e l’Occidente, si trovano poi costretti a riattraversare il Golfo di Aden per sbarcare a Gibuti, staterello incastonato proprio tra Eritrea ed Etiopia, che ospita una dozzina di basi militari europee, dove sperano di ricevere un salvacondotto col quale riuscire finalmente a raggiungere la Libia, riattraversando la stessa Etiopia, oppure arrivando in barcone fino in Egitto. Rotte folli, che possono essere inventate solo da trafficanti di esseri umani.

Switzerland Davos Forum

Ne ha parlato a Davos, al World Economic Forum 2018, William L. Swing, direttore generale dell’Oim, insieme a Paolo Gentiloni, ad Alexis Tsipras e al vice-presidente nigeriano Yemi Osinbajo. «L’organizzazione è profondamente turbata dall’ultimo rapporto dello Yemen. Come diciamo da quasi 5 anni, la preservazione della vita umana è la nostra massima priorità ovunque, soprattutto in uno Yemen devastato dalla guerra», ha detto Swing.

Secondo un rapporto di questo mese di gennaio dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, l’Unhcr, attualmente ci sono nello Yemen più di 280 mila rifugiati e richiedenti asilo provenienti dal Corno d’Africa. Altre 5 mila arrivano via mare ogni mese, nonostante la guerra civile e nonostante il rapido deterioramento delle condizioni umanitarie. Per fuggire dai loro Paesi, questa gente sfida rapimenti, estorsioni, abusi fisici e della detenzioni arbitrarie. Per questo non pochi, una volta arrivati in Yemen e resisi conto della truffa, cercano di fuggire nuovamente, mettendo le loro vite nelle mani dei trafficanti di persone.

Lynn Maalouf, direttore di ricerca per il Medio Oriente di Amnesty International, sostiene che «questa tragedia straziante sottolinea, ancora una volta, quanto sia devastante il conflitto dello Yemen per i civili.
Tra le battaglie e le restrizioni schiaccianti imposte dalla coalizione guidata dall’Arabia Saudita, molte persone che sono venute nello Yemen per fuggire da conflitti e repressione altrove ora sono costrette a fuggire di nuovo in cerca di sicurezza». Nel frattempo, circa 2 milioni di bambini soffrono di malnutrizione acuta nello Yemen, secondo l’Unicef, e un milione di persone sono state colpite dal colera.

Questo è lo Yemen, coscienza sporca del mondo arabo e del mondo occidentale, dei governanti etiopi, eritrei e somali. Quasi del mondo intero, insomma.

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