Sfoglia la rivista
Logo 70°

Ricerca di base
Le parole digitate vengono cercate nel titolo e nel testo degli articoli pubblicati sul sito.
La ricerca mostrerà gli articoli che contengono tutte le parole inserite, indipendentemente dalla loro posizione o dall’ordine in cui le hai scritte.
I risultati sono in ordine cronologico (dal piu recente al meno recente).

Ricerca della frase esatta
Usa il filtro “Frase esatta” per trovare i termini nell’ordine preciso in cui li hai digitati.

Ricerca solo nel titolo
Usa il filtro “Solo nel titolo” se desideri che le parole digitate siano cercate esclusivamente nelle titolo dei contenuti.

Filtri avanzati
Se vuoi limitare la ricerca a una tipologia specifica dell’articolo, utilizza i filtri avanzati disponibili.

Ricerca per autore
Per cercare un autore e i suoi articoli:

  • Digita nome e cognome oppure solo il cognome nel campo ricerca.
  • Nei risultati, clicca sulla scheda dell’autore desiderato.
  • Nella pagina dell’autore troverai la sua biografia e la raccolta completa dei contenuti a sua firma.

Italia > Persone

I lavoratori del mare e la zona grigia dei diritti

di Luisa Pozzar

- Fonte: Città Nuova

Visita su una nave, a Trieste, assieme al rappresentante sindacale dell’organizzazione internazionale Itf che tutela 6 milioni di persone nel settore trasporti

Il mare non è sempre blu. Ha anche le sue zone grigie. Ne sono un riscontro concreto le “Flags of convenience” (le bandiere di comodo) delle navi che solcano anche il mare Adriatico e che portano con sé la questione della tutela del lavoro.

Un problema risulta più evidente nel momento in cui riusciamo a dargli un volto umano: cogliere che, oltre all’involucro di lamiera, vi sono persone con diritti da tutelare e dignità da garantire è, quindi, un passo importante da fare. È per questo che abbiamo incontrato, presso il Porto di Trieste, Paolo Siligato, ispettore per l’Adriatico nord-orientale dell’ International Transport Worker’s Federation (Itf), la Federazione dei Sindacati dei lavoratori del trasporto che rappresenta nel mondo circa 6 milioni di lavoratori dei trasporti, di cui circa un sesto marittimi.

Con lui siamo saliti a bordo di un piccolo mercantile, impegnato in un’operazione di carico di farine per l’alimentazione animale con destinazione Tarragona e abbiamo assistito ad un incontro conoscitivo con l’equipaggio.

«Good morning, brothers!»: la visita a bordo inizia nel segno della fratellanza. Ci viene incontro il capitano e l’accoglienza è immediata, corredata da sorrisi e un buon caffè turco. La chiacchierata inizia mettendo a fuoco le nazionalità presenti a bordo: bandiera Antigua e Barbuda (una delle bandiere di comodo dichiarate dall’Itf), equipaggio – piccolo, appena 9 persone – a prevalenza turca, armatore di un altro Paese ancora. Già al primo impatto si palesa una realtà variegata e ci proietta immediatamente nella “zona grigia”. Le prime domande riguardano i contratti, gli stipendi, i turni di lavoro previsti, i mansionari, le certificazioni e le garanzie previdenziali. «Tutto sommato la loro situazione è abbastanza accettabile», ci spiega Siligato dopo aver visionato i documenti: «le norme di riferimento per i salari contrattuali sono quelle dell’International Labour Organization (Ilo) – (l’agenzia specializzata delle Nazioni Unite sul diritto dei lavoratori, ndr). Ad esempio, prevede un massimo di 48 ore lavorative settimanali. Su questa base vengono quindi calcolati gli straordinari.

ferry-1007361_1280

È importante sapere che i salari devono andare di pari passo con la sostenibilità economica di una nave… e quindi le scelte dell’armatore in merito alla manutenzione, al tipo di carico, alla qualificazione del personale e alla concorrenza hanno delle conseguenze». La convenzione Ilo vale, però, nei Paesi che hanno provveduto alla sua ratificazione: «L’Italia non l’ha mai ratificata perché la legislazione vigente era migliore – ci spiega Siligato –. Questo creava dei dubbi a livello internazionale, quindi, per ovviare a questo vuoto normativo è nata la Mlc 2006 – Maritime Labour Convention – ratificata nel 2013 ed entrata in vigore nel nostro Paese nel 2014».

La visita prosegue con un’occhiata alle cucine, alla dispensa, alle cabine e alla sala macchine. Ma quali le sfide che attendono l’Itf rispetto alle zone grigie che continuano ad esistere? «Alla base ci deve essere la consapevolezza che il lavoro va retribuito – conclude Siligato – e a questo bisogna aggiungere la garanzia su un giusto monte ore di lavoro, l’offerta di un trattamento umano anche nella parte di vita comune ed abitativa e la tutela di un diritto al rimpatrio». Diritto, quest’ultimo, che spesso non viene garantito e incontra ancora ostacoli nella legislazione italiana ed europea.

 

Riproduzione riservata ©

Condividi

Sostieni l’informazione libera di Città Nuova! Come?
Scopri le nostre riviste,
i corsi di formazione agile
e i nostri progetti.
Insieme possiamo fare la differenza!
Per informazioni: rete@cittanuova.it

Ricevi le ultime notizie su WhatsApp. Scrivi al 342 6466876