Vi proponiamo un estratto dal videomessaggio inviato dal patriarca di Gerusalemme dei latini, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, al Festival di Città Nuova dal titolo “Nel disordine globale costruire fraternità“, che si è svolto il 24 e il 25 ottobre.
«So che state discutendo di fraternità dentro un disordine globale. Il disordine è veramente globale e qui a Gerusalemme lo percepiamo molto bene: c’è un disordine generale che è paradigmatico di quello che accade nel mondo. La guerra ha frantumato un po’ tutto, non che prima fosse molto ordinato: non si parla più di prospettive di pace, di dialogo, in qualsiasi modo lo si voglia fare, né a livello politico né a livello interreligioso, ahimè.
La popolazione è sempre più frammentata in enclavi diverse, sia quella israeliana che quella palestinese. Tra israeliani e palestinesi non si parla più. C’è un senso di perdita, di disorientamento generale, e l’unico criterio che sembra emergere qui, in maniera molto chiara, ma forse non solo qui, è che a decidere sia la forza. Che non ci sia più una legge, un regolamento, che metta ordine nelle relazioni a livello sociale e politico, ma ci sia solo la forza e chi ha la forza si possa illudere di determinare e costruire nuovi equilibri, un nuovo ordine. Invece è solo un’illusione. L’uso della forza non è sempre legittimo, come sappiamo. Sono situazioni molto complesse.
In questo contesto, allora la domanda è: cosa fare? Assistere a questa deriva oppure entrarci dentro e costruire e proporre qualcosa di diverso? Compito della Chiesa è proprio questo. La Chiesa è innanzitutto comunità e la prima cosa da fare è conservare innanzitutto il senso di comunità, di appartenenza a una comunità riunita intorno alla persona di Cristo, che poi diventa anche costruttore della città, della comunità, delle relazioni all’interno della propria comunità. Comunità che ha i suoi confini, le sue regole, le sue condizioni, ma che ha sempre le porte aperte.
In questo contesto, almeno qui in Terra Santa, tenere le porte aperte per noi, per la nostra comunità significa – nonostante tutto, nonostante i rifiuti, le fatiche, le incomprensioni – cercare l’incontro con le altre comunità, siano esse musulmane o ebree, israeliane o palestinesi, di destra o di sinistra, non importa.
Costruire fraternità significa innanzitutto desiderare la fraternità, credere ed essere ancora convinti che l’altro, anche diverso da me, è comunque qualcuno al quale io appartengo, non solo che mi appartiene. È qualcuno che mi riguarda, che è importante, e non sono completo senza di lui. Partire da questo, da questa convinzione, è quello che poi dà forza ed espressione anche alle nostre iniziative, alle nostre parole, a quello che diciamo, a quello che pensiamo, alle nostre scuole, alle nostre attività. Insomma deve dare forma alla vita e all’espressione della nostra comunità. Ed è anche il mio augurio per tutti voi».
