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In profondità > Segni

Dialogo interreligioso, il Patto del 25 giugno all’Ara Pacis

di Roberto Catalano

- Fonte: Città Nuova

La via italiana del dialogo interreligioso. Un patto fra credenti di diverse fedi. Le religioni nello spazio pubblico e per la coesione sociale

 

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione dell’incontro con i rappresentanti delle comunità religiose in occasione della sottoscrizione del Patto “la via italiana del dialogo interreligioso” (foto di Francesco Ammendola – Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

Ovviamente non ha fatto notizia! E questo è preoccupante. Ci dice quanto ormai la nostra società sia impastata di una cultura dello scontro e di logiche di guerra. Mi riferisco al Patto sottoscritto il 25 giugno scorso da leader e rappresentanti delle diverse religioni presenti sul territorio nazionale . Non si tratta di un avvenimento di poco conto. Eppure, i nostri notiziari, canali social e talk show serali si dilungano in dettagli precisi su scontri legati a diverse appartenenze religiose, all’aspetto religioso di conflitti in corso, in nome di una cultura occidentale e tradizione cristiana – spesso usata anche piuttosto grossolanamente per fini strumentali – ignorando completamente quanto, invece, le persone di fede possono realizzare per la pace, la coesione sociale e la speranza per il futuro.

Questa la mia prima reazione al silenzio totale riguardo alla cerimonia della firma di un testo preparato congiuntamente da rappresentanti di quindici comunità o gruppi religiosi che sono presenti nel nostro Paese. Un atto importante per l’Italia e non solo per quella che crede. Tuttavia, solo alcune agenzie di stampa e quotidiani dell’area cattolica si sono fatti portavoce di questa giornata vissuta in due momenti: la mattina l’atto ufficiale della firma di sottoscrizione del testo, a Roma presso l’Ara Pacis (l’altare della pace), e al pomeriggio la consegna della Carta al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Momenti istituzionali forti, tutt’altro che improvvisati o dettati da un presunto buonismo. Basta scorrere la lista dei firmatari per rendersi conto della varietà di coloro che hanno collaborato alla stesura e accettato la formulazione finale del testo. Sono presenti, fra gli altri, l’Assemblea dei Rabbini d’Italia, l’Assemblea Spirituale Nazionale dei bahá’í, il Centro islamico culturale d’Italia, la Comunità Religiosa Islamica Italiana, la Confederazione Islamica Italiana, la Conferenza Episcopale Italiana, l’Unione Buddhista Italiana, l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, l’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia, l’Unione Induista Italiana, la Federazione delle Chiese evangeliche ed altri. Un vero mosaico di chi crede nel nostro Paese, che in pochi decenni si è trasformato in un vero mondo plurale di etnie, culture e religioni.

La Carta è, senza dubbio, il punto di arrivo di un lavoro paziente a livello nazionale ma soprattutto locale che da anni vede chi crede al dialogo lavorare spesso in modo nascosto, ma con dedizione e forza, a un dialogo della vita che porta, poi, i suoi riflessi anche a livello nazionale. Qui, tutti riconoscono l’impegno che l’Unedi, Ufficio Nazionale per il dialogo ecumenico e interreligioso della Cei, da anni ha messo in atto, favorendo momenti d’incontro e di dialogo. Infaticabili, negli ultimi cinque anni sia mons. Derio Oliviero, vescovo di Pinerolo, fino al giugno scorso Presidente della Commissione per il dialogo, e di don Giuliano Savina, segretario della stessa.

Ma tutti hanno lavorato e creduto a un documento d’intesa al quale non è sempre stato facile lavorare, a dimostrazione che il dialogo è tutt’altro che buonismo e arrendevolezza. Il presidente della CEI, il card. Matteo Zuppi, fra l’altro, ha sottolineato come il Patto sottoscritto desideri «essere un contributo serio e sperimentato, offerto a una società troppo spesso esposta a polarizzazioni ed estremismi che spingono a vedere nell’altro – diverso per fede o cultura – un nemico». Livia Ottolenghi, presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, dal canto suo, in una fase tutt’altro che facile, per la situazione in Medio Oriente e le polarizzazioni createsi con un crescente antisemitismo, ha riconosciuto che «è fondamentale dare un segnale di grande accoglienza rispetto alle diversità in questo momento segnato da tensioni e intolleranze». Per Yassine Baradai, presidente dell’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia, «tutte le confessioni possono prendere l’impegno di questo patto e portarlo nelle proprie comunità sul territorio italiano».

Il processo per la produzione del documento è iniziato circa tre anni fa grazie a incontri regolari tenutisi su invito dell’Unedi presso la sede della Conferenza episcopale italiana. Si è trattato di momenti che hanno avviato e permesso una riflessione comune sulla necessità di essere, nello spazio pubblico, una risorsa capace di tessere dialogo, comunione e pace.

Ovviamente, non sono mancate le difficoltà e non sono stati pochi i nodi da sciogliere. Tutti, comunque, hanno manifestato il desiderio di camminare insieme. Particolarmente importante anche il ruolo dei giovani appartenenti alle diverse religioni. Dal 2024 si incontrano regolarmente e, come sottolineano vari esponenti religiosi, si sono resi ambasciatori di dialogo nelle loro comunità e sui loro territori. «Un cammino sinodale aperto all’ennesima potenza», commenta monsignor Gaetano Castello, vescovo ausiliare di Napoli e nuovo presidente della Commissione episcopale per l’ecumenismo, in riferimento all’apertura e al coinvolgimento di rappresentanti di altre fedi nell’ambito del cammino sinodale intrapreso dalla Chiesa italiana. A fronte di problemi e difficoltà, monsignor Castello evidenzia «la grande disponibilità reciproca e la volontà di tutti di lavorare per un mondo privo delle atrocità a cui oggi assistiamo».

Significativa anche la cerimonia di consegna del Patto al Presidente della Repubblica. Sergio Mattarella, accogliendo presso il Quirinale i firmatari, nel pomeriggio del 25 giugno, ha insistito sull’importanza «fondamentale di dare un segnale di grande accoglienza rispetto alle diversità in questo momento segnato da tensioni e intolleranze». Il Presidente della Repubblica ha apprezzato questa “via italiana al dialogo”, insistendo che «il dialogo non soltanto è possibile, ma perseguito con sincerità, nel rispetto reciproco, produce comprensione e collaborazione vicendevole. Dà vita a formule di convivenza essenziali per rimuovere e bandire ogni forma di intolleranza».

È necessario, ora, continuare trasformando questo punto di arrivo in una partenza verso traguardi importanti di incontro e per la costruzione di una vera cultura del dialogo, all’interno, del nostro Paese.

 

 

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