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In profondità > Incontro

Aspettando il Festival di Città Nuova

di Annamaria Carobella

- Fonte: Città Nuova

Mancano meno di due mesi all’inizio del Festival di Città Nuova, che si terrà a Bologna dal 24 al 25 ottobre 2026 con il titolo “La vita buona”. Si darà voce ad una “altra umanità” che si mette in gioco in un dibattito pubblico, attratta da questa “vita buona” che il giornale offre da 70 anni per costruire la fraternità nel disordine globale

Festival Città Nuova

Come tanti, faccio parte di questa umanità non perfetta, però non buonista cioè tendente ad ignorare il male così presente nel mondo e negli animi di tanta gente. Ho paura come tutti di questo dilagante “disordine globale”. Ma avverto il bisogno di vivere con fermezza, speranza, determinazione e secondo coscienza, gli anni che ho a disposizione accogliendo l’invito a partecipare a questa manifestazione. Da sempre ho sentito l’importanza delle parole, della comunicazione, del dialogo per edificare una comunità, un mondo di pace e di collaborazione e per dare vita ad azioni concrete.

Come me, molti altri sono in attesa di vivere questo momento speciale e allora sono nate in noi alcune riflessioni che vogliamo mettere in comune. Intanto ci siamo chiesti cos’è un festival. È un termine festivalis, che in latino sta per festivo, piacevole e che ora torna a noi dall’inglese festival per indicare “manifestazioni tematiche complesse, periodiche”. Questa idea ci ha entusiasmato subito perché è una festa composta da vari momenti, un evento, che celebra una passione culturale, che parte dall’informazione e arriva molto lontano grazie ad incontri con scrittori e personalità di vario genere, con presentazione di libri, con dibattiti ed esperienze.

Organizzare un festival richiede mesi di lavoro per elaborare un progetto preciso nato da una o più idee, da una scelta chiara, motivata e coinvolgente. Immaginiamo quante telefonate per scegliere la location adatta, per ottenere i permessi burocratici, per esaminare la gestione dei costi, per trovare alberghi e bed and breakfast, per presentare un programma dettagliato degli argomenti, degli interventi e degli ospiti, per coinvolgere enti pubblici locali e regionali.

A volte le cose più semplici, come una sola idea, possono diventare straordinarie se sono fatte assieme alle persone giuste, come quelle che senza dubbio, compongono il team che ha organizzato il festival e alle quali noi siamo riconoscenti. Aspettando il festival ci siamo detti che non potevamo stare con le mani in mano. Abbiamo compreso che non è un dono soltanto per noi, ma che dovevamo raggiungere ed informare tutti: parenti, amici, religiosi, persone in vacanza, semplici conoscenti, far conoscere la nostra rivista e la portata di questo evento, che ha un carattere formativo e invitare tutti a Bologna.

Si tratta infatti di un’occasione importante per coltivare le relazioni sia quelle costruite nel tempo magari ricoperte un po’ dalla ruggine sia quelle nate quasi per caso. Intanto si parla di una rivista capace di aiutarci a realizzare un desiderio che ci accomuna tutti: accoglierci così come siamo, senza voler cambiare nessuno, ma solo noi stessi, senza giudicare, ma soprattutto liberi dal rispetto umano e in grado di ascoltarci e di aiutarci.

È stato così che Gina, non potendo uscire per il caldo di questa estate, ha fatto un elenco di chi chiamare intanto per far conoscere Città Nuova e poi per invitare. Una coppia di suoi parenti l’ha detto a sua volta ai propri figli e loro parteciperanno al Festival e si sono già iscritti. Anna ha conosciuto un seminarista, a cui ha fatto leggere alcuni articoli, inviandoglieli tramite WhatsApp: “I miei amici preti”, “Chiesa ed esercizio della sessualità”, “L’umanità del sacerdote”. Ora si è abbonato a Città Nuova e vuole partecipare all’evento.

Giorgio, al battesimo del suo nipotino, ha parlato agli invitati, la maggior parte provenienti da Bologna, di questo evento di ottobre e intanto hanno conosciuto il giornale perché si era portato dietro dei cartacei. E alcuni si iscriveranno. Isabella si è fatta scrivere un invito da una di noi, ha fatto le fotocopie e lo ha consegnato nel suo condominio personalmente non da mettere nella cassetta. Ed è stata imitata da tanti di noi. È stata importante questa occasione per bussare ai propri vicini e scambiare una parola buona e trovare una connessione.

Rita ha informato un convento di suore e di frati perché lo sappiano e perché preghino. E così ci ha dato l’idea di raggiungere altri religiosi, monasteri, o persone anziane che pur non potendo essere presenti in quei due giorni a Bologna, potranno esserlo con la preghiera e con l’offerta. Si è creata come una rete a maglie strette dove niente si perde e tutto viene offerto in una gara di amore intorno a Città Nuova e al suo festiva dei 70 anni.

Concludo con un messaggio appena ricevuto da un anziano, ma appassionato abbonato: «Ciao, carissima. Oggi nella cassetta delle lettere ho trovato la rivista di settembre. Leggo subito pag. 3 “Mamme” di Giulio Meazzini, da pag. 10 a pag. 19 un inserto bellissimo dedicato alle donne. Poi a pag. 114 “C’è il trucco” di Elena Granata. Il cuore gioisce per la ricchezza di vita che il mensile ci trasmette. In mezzo a tante notizie di disfacimento dei media, torno a respirare aria pura, ritrovo la gioia di vivere e la voglia di condividerla con chi ho accanto. Quindi, avanti insieme! Ciao».

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