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Mondo > Tensioni

D-Day economico contro l’Iran: Trump minaccia anche gli alleati. La posizione della Cina

di Bruno Cantamessa

- Fonte: Città Nuova

Bruno Cantamessa Autore Citta Nuova

L’annuncio di Trump di metà agosto sulla guerra economica all’Iran lascia molto perplessi, come tutti i suoi annunci: siamo ormai abituati alle sparate e alle ritirate del presidente statunitense meno credibile della storia. E l’isolamento minacciato da Trump all’Iran con il D-Day economico, potrebbero rischiarlo anche gli Usa

Iraniani passano in auto davanti a un cartellone anti-Usa con Donald Trump a Teheran, 24 agosto 2026. Il presidente statunitense ha annunciato nuove sanzioni economiche contro l’Iran. Credit: ANSA/EPA/ABEDIN TAHERKENAREH.

Nella sua logica, il presidente degli USA Trump ha fatto una constatazione rivolta più che altro a se stesso: «Nessuno ha offerto alla Repubblica Islamica dell’Iran un’opportunità migliore della mia per raggiungere un accordo. Tragicamente per loro, non l’hanno colta». L’opportunità migliore, quella che solo Trump considera tale, è in pratica la resa incondizionata dell’Iran al potere della sua ostentata onnipotenza. Ma un regime oppressore e fondamentalista come quello iraniano non può evidentemente dichiararsi sconfitto, pena la scomparsa – con lo Stato iraniano – anche del regime.

Alle invettive di morte dei capi Pasdaran rivolte contro Trump e gli Usa, ha risposto il leader dell’ala più dialogante del regime iraniano, il presidente Pezeshkian: «È meglio porre fine alla guerra oggi, quando siamo in una posizione di forza e in dignità e il mondo intero riconosce la nostra vittoria e sottolinea che l’America, contravvenendo a tutte le regole, ha attaccato le nostre scuole, i nostri ospedali e le nostre infrastrutture ed è odiata in tutto il mondo». Un eccellente esempio di incompatibilità in un non-dialogo fra sordi, ma la prospettiva diplomatica di Pezeshkian è comunque meno inaccettabile di quella americana.

E Trump continua affermando: «Sarà un D-Day economico e abbiamo bisogno che tutti i nostri alleati si schierino al fianco degli Stati Uniti». Detto in altri termini, l’apocalisse non minaccia solo gli iraniani, ma tutti i paesi, Nato compresa, che osassero rifiutare sostegno alle mire di Trump. Vale a dire che i traditori della supremazia statunitense, i Paesi che si sono rifiutati di intervenire in armi al fianco del leader del mondo, hanno un’altra possibilità di riscattarsi: attaccando economicamente chi negli anni ha commerciato con il nemico iraniano, e l’ha quindi sostenuto.

E chi sarebbero questi nemici? Non è difficile da immaginare: Cina e Russia per primi, e tutti coloro che hanno aggirato esplicitamente o sottobanco le pesantissime sanzioni economiche imposte all’Iran, fin dalla fondazione della Repubblica Islamica nel 1979. Ci stanno dentro tutti, Emirati Arabi in testa. Insomma, niente di nuovo rispetto alle sfuriate dei primi giorni di guerra, quando Trump minacciava di rendere la vita in Iran “un inferno” e di riportare il Paese “all’età della pietra” e cancellare l’“intera civiltà” iraniana. Addirittura, nei giorni scorsi Trump ha minacciato in modo volgare anche l’Oman, a causa delle trattative indipendenti con Teheran per aprire in qualche modo lo Stretto di Hormuz: «Se si mettono in mezzo, li raderemo al suolo» ha tuonato il tycoon contro un paese “alleatissimo” degli Usa. È il genere letterario “violente minacce catastrofiche contro tutti” e – aggiungerei – inconcludenti, quello a cui ricorre Trump quando si sente privo di argomenti, di prospettive o quando è contraddetto dai fatti.

Cosa significa nei confronti della Cina il D-Day economico anti-iraniano paventato da Trump? La Cina è il principale partner commerciale dell’Iran. La Repubblica Islamica nel 2024 ha importato dalla Cina merci per 18 miliardi di dollari ed ha esportato verso l’alleato cinese petrolio ed altre merci, per complessivi 14,5 miliardi. Rileva il New York Times, «la Cina è praticamente l’unico grande Paese disposto a sfidare apertamente le sanzioni occidentali sul petrolio iraniano, arrivando ad acquistare fino al 90% delle esportazioni petrolifere di Teheran». E se la capacità dell’Iran di trasportare petrolio via mare è stata fermata dal blocco navale statunitense, si possono sempre incrementare i trasporti terrestri attraverso i Paesi centroasiatici dove esistono già percorsi avviati nell’ambito del progetto cinese Belt and Road (la cosiddetta Via della seta). Analogamente, per gli scambi commerciali iraniani con la Russia si segnalano incrementi nei percorsi terrestri e navali attraverso il Mar Caspio.

Nel 2025 le importazioni russe dall’Iran ammontavano a 930 milioni di dollari, mentre le esportazioni dalla Russia verso l’Iran raggiungevano 1,36 miliardi. E, negli ultimi anni, la Russia non scambia solo cereali, oro e legname con prodotti agricoli iraniani, ma la cooperazione si è rafforzata, com’è noto, anche attraverso forniture di materiale militare: in particolare l’Iran fornisce ai russi i droni Shahed usati in Ucraina.

Il D-Day economico minacciato da Trump si tradurrà in ricatti e imposizioni verso Cina, Russia, Nato e alleati? Difficile da credere. Inoltre, i Paesi Nato, gli Emirati Arabi Uniti, Pakistan, Turchia e India si “aggregheranno” al D-Day trumpiano scordando i dazi imposti loro dal tycoon e l’aumento catastrofico dei prezzi di carburanti e tutto il resto? E se è vero che la valuta iraniana è al collasso, è anche vero che il debito pubblico americano (e occidentale) è sempre più elevato e in mano a investitori stranieri per lo più non statali, che stanno però in Asia e nell’area Euro. Se questi investitori decidessero per qualsiasi motivo di non continuare a sostenere il dollaro, il D-Day economico americano contro l’Iran non durerebbe un giorno in più.

Il segretario al Tesoro Usa, Scott Bessent, parlando del messaggio inviato da Trump agli alleati con l’annuncio dell’offensiva economica contro l’Iran ha affermato: «Questo sarà il più grande isolamento economico coordinato della storia del mondo. E noi andremo da loro per dire che o siete con noi o contro di noi». Bessent ha aggiunto che anche la Cina «deve entrare nel programma».

Sul fatto che la Cina aderisca al D-Day trumpiano, nutro qualche dubbio. E senza la Cina il D-Day economico si rivelerà solo l’ennesima sparata. Bessent ha poi espresso la convinzione che la pressione che verrà esercitata porterà al collasso il regime iraniano. Affermazione che stiamo ascoltando senza riscontri da vari mesi. Il sospetto è che tutto ciò non sia che l’ultimo tentativo per cercare di uscire dall’impasse in cui Trump si è ficcato, sostenuto da Netanyahu. E che l’isolamento oltre all’Iran potrebbero rischiarlo anche gli Usa.

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