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Cultura > Spettacoli

Estate d’Arte/1 – L’Italia fuori dai grandi palchi

di Gabriella Marino

- Fonte: Città Nuova

Durante l’estate l’Italia si è riempie di piccoli e grandi palcoscenici. Alcune delle manifestazioni artistiche del territorio, utili a connettere le persone e generare incontri

Manifestazione artistica in montagna e partecipazione cittadina. Foto di Gabriella Marino

L’estate italiana ha una colonna sonora molto conosciuta. I grandi tour, gli stadi, le arene, i nomi che riempiono i cartelloni e inevitabilmente anche giornali e social. Ma nel mese di luglio è accaduto anche altro. Molto altro.

Lontano dai riflettori dei grandi eventi, dalle Alpi alla Sicilia, l’Italia si è riempita di piccoli e grandi palcoscenici. Piazze, borghi, cortili, parchi, vallate, strade, paesi affacciati sul mare. E soprattutto persone. Persone che non hanno soltanto comprato un biglietto e guardato uno spettacolo, ma hanno partecipato, incontrato artisti, seguito laboratori, ballato, ascoltato musica, attraversato insieme luoghi che per qualche sera hanno cambiato identità. 

È un’Italia dell’Arte meno visibile, ma sorprendentemente viva. 

Manifestazione artistica d’estate. Foto di Gabriella Marino

A Pergine Valsugana, in Trentino, il Pergine Festival ha scelto per la sua cinquantunesima edizione un titolo significativo: “Geografie Umane”. Dal 27 giugno all’11 luglio oltre cinquanta eventi hanno attraversato quindici luoghi del territorio, portando teatro, musica, danza, circo e performance fuori dagli spazi consueti, nelle strade, nelle piazze e nelle case. Gli stessi direttori artistici hanno parlato di un Festival costruito intorno alle relazioni, alle comunità e al «camminare insieme». Il teatro, in questo caso, è diventato la città stessa. 

Più a ovest, in Piemonte, Mirabilia On the Road ha scelto invece di viaggiare. A Pontechianale, tra lago e montagne, il 25 e 26 luglio sono arrivati circo contemporaneo, danza e teatro urbano. Ma anche una scuola di tessuti aerei e giocoleria e una grande ludoteca in piazza, entrambe gratuite. L’arte, letteralmente, è salita in montagna.

E a Sansepolcro, in Toscana, Kilowatt Festival ha messo insieme in nove giorni 102 appuntamenti tra teatro, danza, musica, performance digitali, laboratori e incontri pubblici. Quarantanove erano gratuiti o costavano meno di tre euro. Un dettaglio tutt’altro che secondario. Perché, se parliamo di cultura come bene comune, dobbiamo anche parlare della possibilità concreta di entrarci. 

Poi ci sono le bande. A Cisternino, in Puglia, il Festival Internazionale Bande Musicali Valle d’Itria è arrivato alla ventottesima edizione. Una tradizione che negli anni ha portato nel borgo musicisti provenienti da moltissimi Paesi e che quest’anno è tornata a invadere le strade con una grande parata. La banda non chiede silenzio.

Quando la banda passò…”. Lei passa. La senti arrivare. E spesso, quasi senza accorgertene, cominci a seguirla. Il 19 luglio gli angoli del centro storico sono diventati così un grande palcoscenico a cielo aperto 

Ancora più a sud, in Sicilia, a Vita, nel territorio del Belìce, è tornato Urrà!, un piccolo festival dal titolo meravigliosamente semplice: Fantasia, storie e saltimbanchi. Due giorni di laboratori artistici, narrazione, teatro di figura e circo contemporaneo dedicati soprattutto all’infanzia e all’adolescenza. Il tema scelto quest’anno era Corpi creativi, comunità da abitare.

E sull’Etna, a Zafferana, Teatri Riflessi ha portato le arti performative contemporanee dentro un progetto che considera lo spettacolo dal vivo spazio di incontro tra artisti, pubblico e territorio. Il tema dell’edizione era una parola impegnativa: Eredità. 

Cosa abbiamo ricevuto? Cosa vogliamo custodire? E soprattutto, cosa vogliamo lasciare? Forse il punto è proprio qui. 

L’arte d’estate non vive soltanto nei grandi palchi. A volte basta una piazza. Una banda che attraversa un paese. Un bambino che entra per la prima volta in un laboratorio teatrale. Una signora che si ferma davanti a una performance perché stava semplicemente tornando a casa. Persone che salgono in montagna e si ritrovano ad ascoltare insieme, davanti a un paesaggio enorme. Una comunità che per qualche ora torna a riconoscersi nello stesso luogo. 

Mentre i grandi tour attraversano l’Italia, un’altra estate artistica cresce quasi sottotraccia. Non ha sempre migliaia di spettatori. Non diventa necessariamente virale. Ma mette le persone una accanto all’altra, in un tempo in cui siamo continuamente connessi e sorprendentemente soli, forse questa è già una buona notizia.

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