Noi, una scia di luce è il titolo del campo scuola estivo dei giovani del Movimento Diocesano dell’Opera di Maria di Ascoli Piceno. Non è stato l’unico perché nello stesso periodo, tra giugno e luglio si sono susseguiti vari campi a Teramo, Fermo, Macerata, Pesaro con la presenza complessiva di circa 700 partecipanti tra bambini, giovani, e ragazzi.
È il terzo anno che partecipo a una di queste esperienze e ogni volta ritorno più ricca nel riscoprire che la nostra vita è tutta un gioco d’amore se viviamo in donazione, ma lo impariamo gli uni dagli altri nel giocarci così come siamo, senza paura.
Le giornate trascorse insieme a questi giovani sono state caratterizzate da momenti di preghiera, confronto, condivisione, manualità, da giochi di conoscenza, dall’approfondimento di alcuni temi di spiritualità: Dio amore, la volontà di Dio, l’amore al fratello, l’amore reciproco. Laboratori sulla conoscenza del se, sull’ecologia, sulle stelle, sul grande tema dell’AI.
Da queste giornate sono nati dei diari realizzati dagli stessi ragazzi con i loro animatori.
Ecco cosa scrivono:
- «Oggi è iniziato il tanto atteso campo scuola lontani da ogni connessione internet …abbiamo avuto l’opportunità di giocare insieme, mettere in gioco tutte le nostre conoscenze musicali, collaborando tra le diverse generazioni, è stato veramente divertente… siamo andati a dormire pieni di serenità, speranza, entusiasti».
- «Quando so che andrò al camposcuola sono sicura al 100% che sarà una delle esperienze più belle che farò quell’anno, e ogni volta che ne faccio uno rimango sempre più convinta da ciò».
Un momento toccante è sempre l’adorazione ed è inspiegabile come davanti a Gesù Eucaristia ognuno dei ragazzi si senta libero di condividere un pensiero, un dolore, una gioia che si porta dentro e si rimane stupiti nel silenzio, di quanto siano capaci di andare in profondità, forse perché ascoltati da un cuore non giudicante.
È magia? Un fatto isolato rispetto al contesto in cui si parla dei giovani, dei ragazzi oggi? Direi di no! È sempre speciale ed incoraggiante stare con loro alla ricerca del bello, della verità, nonostante le loro paure e insicurezze. Sono le ricerche di ora e di sempre che, a pensarci bene, sono di tutti, anche nostre.
Ecco cosa scrivono alcuni di loro davanti a Gesù Eucaristia alla domanda «Che cosa cercate?»:
«Cerco pace e amore, serenità, maggiore sicurezza. Stimoli. Cerco nuove amicizie. Avere la pace dentro di me. Io cerco di trovare al campo qualcosa che normalmente nella vita di tutti i giorni non provo. Cerco risposte. Cerco qualcuno di cui mi possa fidare… Qualcuno che riesca ad ascoltare. Cerco me stessa, cerco la pace e la tranquillità che solo qui riesco a provare. Cerco l’amore delle persone».
Toccante il tema della santità. In un workshop è stato presentato Pietrino Di Natale, giovane del Movimento Diocesano di Teramo partito per il cielo, del quale è stato avviato il processo di beatificazione. Un giovane che si è fatto “santo” nel suo quotidiano.
In questo laboratorio scopriamo che “per essere santi non è necessario essere vescovi, sacerdoti, religiose o religiosi. Molte volte abbiamo la tentazione di pensare che la santità sia riservata a coloro che hanno la possibilità di mantenere le distanze dalle occupazioni ordinarie, per dedicare molto tempo alla preghiera. Non è così. Tutti siamo chiamati ad essere santi vivendo con amore e offrendo ciascuno la propria testimonianza nelle occupazioni di ogni giorno, lì dove si trova…” (Papa Francesco in Gaudete et Exsultate).
È una rivoluzione che cambia la vita! È difficile descrivere il cammino di questi giovani, bambini e ragazzi, sono realtà diverse, esperienze diverse ma è davvero incoraggiante guardarli nel loro essere più vero, desiderosi di scoprire il meglio di sé per vivere e sognare, alla ricerca di qualcosa di grande che solo Gesù può dare; e sono loro a dirlo, perché hanno trovato persone innamorate di quel Dio da cui si sono sentite amate e che continuano a donarsi come prima e più di prima.

Campo estivo Movimento Diocesano Ascoli (foto fornita dal MD Ascoli)
Ecco alcune impressioni:
- «Quest’anno è stato un campo pieno di riflessioni idealizzate per aiutarci ad amare sia il prossimo che noi stessi, a rispettarci e a farci capire che non saremo mai soli, anche quando perdiamo la speranza».
- «Si parlava spesso di “Dio è amore“, amore tra noi, incondizionato. Penso sia la cosa più bella che abbia percepito veramente al campo, sentendomi leggera con il cuore nello stare con amici e farne di nuovi. Perché una cosa del genere se si fa ti fa stare bene».
- «Per me questo campo è stato davvero speciale. Mi ha aiutata a crescere e a capire meglio cosa voglio nella mia vita. Ho riscoperto il mio legame con Dio e ho trovato persone meravigliose che mi hanno accompagnata. … Durante quella settimana mi sono sentita una persona migliore, più gentile e pronta ad aiutare, ho visto una nuova luce che mi ha aiutata a ritrovare la speranza anche nei momenti più bui».
- «Non sono una persona che parla molto, però so ascoltare e durante quei giorni di campo ho ascoltato molte storie ed esperienze che mi hanno fatto capire che non sono sola, che ci sarà sempre qualcuno disposto ad aiutarmi. E questo mi ha aperto gli occhi, facendomi diventare una persona nuova».
- «Mi sono reso conto da poco che grazie al campo sono riuscito a riscoprire il bambino che è in me, che tutti i pomeriggi usciva al parco a giocare, non pensava a cose come il telefono, stare incollato davanti a quel dispositivo, ma pensava a giocare a carte. Io giocavo sempre tanto a carte con nonna. … mi sono veramente ricordato di quel periodo e sono stato veramente felice».
- «Una delle mie più grandi paure quando iniziai il campo era quella di non essere all’altezza come animatore perché ho tanti difetti, non sono perfetto, avevo paura anche di non esserci per i ragazzi nei momenti fondamentali…. Invece mi rimane sempre che c’è quel qualcosa in più, una bellezza nuova, una ricchezza nuova».
- «Vivendo qui ho oltrepassato molte mie problematiche: la pigrizia e la stanchezza. Ho provato ad incarnare ciò che abbiamo sempre detto durante il campo “oltre il confine”. Ho cercato fi vivere questo slogan sempre cercando di moderare anche il mio temperamento».
Ci sarebbero tante cose da scrivere ancora ma… sarebbe comunque parziale!
A noi farci sorprendere dai bambini, dai ragazzi, dai giovani che incontriamo ogni giorno: uno sguardo diverso potrà ancora fare la differenza.