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Italia > Regioni

Veneto, 400 aspiranti medici di medicina generale per 191 posti

di Chiara Andreola

- Fonte: Città Nuova

Dato in controtendenza rispetto alla generale “fuga” dalla medicina di famiglia. Soddisfazione del presidente regionale Stefani, ma anche dei sindacati

Medico (foto Pexels)

In tempi in cui si parla spesso della pesantissima carenza di medici di medicina generale – ne mancano 5700 a livello nazionale secondo la Fondazione Gimbe -, non adeguatamente compensata dall’ingresso dei giovani in una professione che appare sempre meno attrattiva – la media nazionale delle borse di studio non assegnate è del 15%, sempre secondo Gimbe -, dal Veneto arriva un dato in controtendenza. Sono infatti 400 le domande presentate per i 191 posti disponibili al Corso di formazione specifica in medicina generale in Regione, il 20% in più rispetto al triennio precedente – quando erano comunque più dei posti disponibili, avendo raggiunto quota 342.

Un dato che il presidente regionale Alberto Stefani commenta come «un risultato significativo e incoraggiante, e dimostrano che questa professione torna a essere attrattiva per i giovani medici e che le scelte messe in campo dalla Regione stanno producendo effetti concreti». Il riferimento è in primo luogo ai 4,5 milioni di euro stanziati dalla Regione per l’aumento delle borse di studio da 800 a 1500 euro al mese, allineandole con quelle di altre specialità, come da tempo richiesto. C’è poi il tema del compenso dei mmg che lavorano nelle case di comunità, che il Veneto aveva fissato a 60 euro lordi l’ora prima che l’accordo nazionale lo fissasse a 38,72, e sul quale si è aperta poi la strada dell’accordo integrativo regionale siglato il 2 luglio.

«Penso all’aumento dell’importo delle borse di studio, introdotto proprio per incentivare sempre più giovani a scegliere la medicina generale – ha infatti confermato Stefani nella nota diramata -, e all’accordo integrativo regionale, appena sottoscritto con i medici di medicina generale, che rafforza il ruolo di questi professionisti nelle case della comunità. I numeri lo confermano: la strada che abbiamo imboccato è quella giusta e il dialogo con le organizzazioni sindacali funziona».

Se la questione economica ha senz’altro pesato, non vanno comunque sottovalutati altri aspetti; tra cui la rinnovata attenzione per la figura del mmg che l’avvio delle case di comunità ha comportato.

Ora, come hanno riconosciuto in un’intervista al Corriere del Veneto sia l’assessore regionale alla Sanità, Gino Gerosa, che il segretario Fimmg Enrico Peterle, bisognerà valutare quanti di questi giovani effettivamente completeranno il percorso, e quanti rimarranno a lavorare in Veneto. Gerosa ha infatti ricordato come nel precedente triennio solo 114 medici fossero alla fine entrati in servizio, e come già esista il vincolo per i borsisti di rimanere a lavorare in Regione per almeno 3 anni; mentre Peterle si è soffermato in particolare sulla crescente richiesta da parte dei giovani di lavoro di squadra e miglior conciliazione tra vita privata e lavoro, esigenze su cui si intende lavorare appunto nell’organizzare le case di comunità.

Un primo passo, insomma, all’interno di un percorso di maggiore valorizzazione della medicina generale che deve proseguire; e non certo solo in Veneto, dato che le differenze tra territori sono ancora significative.

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