Ore 7.30: varco la stazione Termini di Roma, dal brusio sembra già mezzogiorno e un titolo in libreria coglie la mia attenzione: Ci basterà mangiare il vento. È l’ultimo libro di Gianluca Gotto, scrittore e viaggiatore, che coglie i drammi esistenziali moderni facendoci qualcosa, romanzandoli. Lo compro senza esitare, leggo le prime pagine e mi catapulto in alcune storie dei mie pazienti. Il protagonista ha fatto di tutto per centrarsi e non soffrire e poi un incontro in ascensore gli riapre le porte dell’amore, ma anche del pericolo. Tenersi lontano dalle relazioni per non soffrire, all’inizio sembra un’ottima strategia, ma alla fine diventa una nuova gabbia; vuol dire non vivere.
Spesso mi capita di ascoltare le “storie da App” dei miei pazienti, l’utilizzo di applicazioni di dating (appuntamenti, ce ne sono tantissime) sembra siano diventate ormai uno dei modi principali per conoscere un potenziale partner. Eppure, mi sembra di osservare un paradosso: si cercano relazioni e si fugge dalle relazioni. La conoscenza tra i due potenziali ricercatori di una qualche forma di rapporto si chiude velocemente con il famoso ghosting, una sparizione improvvisa, con un “mi piaci ma non è scattata”, con conversazioni parallele e incontri contemporanei, chat di Telegram che scompaiono come in un buco nero, in sottofondo l’ansia che forse il prossimo o la prossima sarà meglio, perché fermarsi avendo così tanta scelta?
Possono esserci varie ragioni per tutto ciò, dipende da che tipo di incontro si sta cercando, ma per gli inguaribili romantici proviamo a comprendere dal punto di vista psicologico cosa fa fuggire inspiegabilmente. In alcune di queste situazioni è possibile che si scateni proprio la paura di amare (parliamo di amore romantico). Non è una diagnosi clinica, ma può derivare da diversi fattori emotivi e relazionali. Ecco 5 (non buoni) motivi (tra loro correlati) che possono aiutarci a comprendere:
- Alcune persone preferiscono mantenere una distanza emotiva come forma di protezione, poiché amare significa esporsi, mostrarsi vulnerabili e accettare il rischio di essere feriti.
- Secondo la teoria dell’attaccamento, chi ha sviluppato uno stile “evitante” tende a dare più importanza all’autonomia e può sperimentare l’intimità come minacciosa. La libertà diventa prioritaria.
- Quando una persona è stata ferita, potrebbe credere che il problema siano i sentimenti. Il momento della separazione può essere traumatico e così cerca di vivere con distacco, evitando relazioni profonde. Sul momento questo atteggiamento riduce l’ansia, ma spesso porta anche a sentirsi spenti. Dunque delusioni, tradimenti, relazioni dolorose possono portare a evitare nuovi legami per timore di soffrire di nuovo.
- Alcune persone evitano di innamorarsi perché temono di non essere ricambiate, hanno “paura del rifiuto”. Questo ostacolo può essere ricondotto a esperienze antiche in cui non è stato sperimentata la possibilità di essere accolti e voluti così come si è. In questo caso si pensa di non essere “degni d’amore”.
- Inoltre, l’amore comporta una quota di incertezza, nel caso in cui la persona ha un forte bisogno di controllo può vivere la fase della conoscenza iniziale con molta ansia.
Nel libro menzionato, il protagonista prova a controllare la sofferenza controllando i legami. Ma l’amore, come gran parte della vita, non è completamente controllabile. Accettare questa incertezza è una parte importante della maturità emotiva, ed è presupposto per poter incontrare l’altro. Questi 5 punti sono spesso focus di psicoterapie, poiché elementi imprescindibili dello stare bene con se stessi e con gli altri. Con Gotto, come con altre letture, possiamo riflettere su come ci muoviamo nei legami, su come ci facciamo scompigliare dal vento, e magari “mangiarne” un po’ riporta sapore e calore alla nostra vita. Tante paure possono aleggiare in sottofondo dietro le relazioni, stare nell’intimità relazionale è pauroso e allo stesso tempo è sentire un contatto pieno con un’altra persona diversa da te. Non so come finirà il libro, ma so che accompagnare le persone vivendo una relazione terapeutica “sicura” è una piacevole responsabilità, sentire di nuovi amori che si aprono alla vita è una gioia anche per me.
