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Persona e famiglia > Noi due

L’importanza di un’organizzazione condivisa

di Benedetta Ionata

- Fonte: Città Nuova

Dietro molti “brontolii” non c’è il desiderio di controllare, ma la fatica di sostenere da soli il carico mentale della vita quotidiana. Una gestione più condivisa aiuta a migliorare la relazione

Un uomo e una donna davanti a una lavagna. Foto di Sable Flow da Unsplash.

Nessuno ama sentirsi dare del “rompiscatole”, è una parola che pesa, perché trasforma una richiesta legittima in un difetto caratteriale. Così, invece di concentrarsi sul problema reale, la bolletta dimenticata, il bucato da stendere, la visita dal dentista da prenotare o la spesa che manca, l’attenzione si sposta su chi continua a ricordarlo. Il messaggio implicito diventa: il problema non è quello che non è stato fatto, ma il fatto che tu lo stia facendo notare.

Eppure, nella maggior parte dei casi, chi insiste non lo fa per il gusto di controllare gli altri o di lamentarsi. Chi insiste lo fa perché quella responsabilità, semplicemente, non è stata davvero presa in carico da nessun altro. È qui che nasce il paradosso, ovvero più una persona si occupa di monitorare tutto ciò che serve per far funzionare la vita quotidiana, più rischia di essere percepita come insistente o assillante. Ma se deve ricordare continuamente le stesse cose, forse il problema non è il promemoria in sé, bensì il fatto che nessuno si stia occupando con continuità di quel compito.

Nella maggior parte delle famiglie esiste, spesso senza una decisione esplicita, una persona che diventa il “regista invisibile” della vita domestica. È quella che nota cosa manca, tiene a mente le scadenze, organizza gli appuntamenti, pianifica la spesa, controlla il calendario scolastico, ricorda compleanni, bollette e incombenze. Un lavoro che richiede attenzione continua e che spesso passa inosservato proprio perché non produce un risultato immediatamente visibile. Quando questa persona inizia a fare domande o a sollecitare gli altri, viene facilmente etichettata come quella che “brontola sempre”. In realtà, sta cercando di impedire che qualcosa venga dimenticato.

Una delle trappole più comuni nella gestione della casa è il ricorso al generico “noi” nelle frasi, perché sembrano promuovere collaborazione, ma spesso nascondono un problema, ovvero che nessuno sa davvero chi farà cosa. Il risultato è che il compito rimane sospeso, finché qualcuno non si accorge che il tempo passa e torna a ricordarlo, ed è proprio in quel momento che nasce il conflitto. Per evitare questa dinamica è molto più utile sostituire il “dobbiamo” con una domanda semplice: chi se ne occupa?

Avere un referente non significa fare tutto da soli, significa assumersi la responsabilità di seguire quella specifica attività fino alla sua conclusione, chiedendo eventualmente supporto quando serve. In questo modo ogni compito ha un punto di riferimento preciso e non rimane in quella zona grigia in cui tutti pensano che lo farà qualcun altro.

Più che per le faccende domestiche, molte coppie finiscono per scontrarsi sul fatto che uno dei due debba fare da promemoria all’altro. Se ogni attività dipende dalla memoria di una sola persona, è inevitabile che quella persona finisca per sentirsi sovraccarica e che l’altra viva i promemoria come un controllo costante. È una dinamica frustrante per entrambi. Per interrompere questo circolo vizioso possono bastare strumenti molto semplici, come ad esempio un calendario condiviso, una lavagna in cucina, un’app per le attività, una lista visibile oppure un breve momento della settimana dedicato all’organizzazione familiare.

Non si tratta di controllarsi a vicenda, ma di creare un sistema che renda meno necessario ricordare continuamente tutto. Molte richieste quotidiane sembrano banali, ma sono istruzioni operative e anche richieste di collaborazione e di partecipazione alla gestione della vita comune. Quando queste richieste vengono accolte con fastidio, sarcasmo o atteggiamenti difensivi, chi le formula può arrivare a sentirsi solo nel portare avanti il peso dell’organizzazione familiare. In questo modo, alle normali incombenze quotidiane si aggiunge la percezione di essere l’unico punto di riferimento per far funzionare la vita familiare.

Per questo è importante imparare ad ascoltare ciò che c’è dietro una richiesta, perché spesso non è un’accusa. In quel momento si sta dicendo: abbiamo bisogno di occuparcene insieme. Per evitare che il “brontolio” diventi il linguaggio abituale della coppia o della famiglia, possono essere utili alcuni accorgimenti:

  • sostituire il generico “dobbiamo” con una domanda concreta: “Chi se ne occupa?“;
  • chiarire insieme cosa significa che un compito è davvero concluso, evitando interpretazioni diverse;
  • utilizzare strumenti condivisi per rendere visibili attività, appuntamenti e scadenze;
  • dedicare un momento fisso della settimana all’organizzazione, invece di affrontare tutto all’ultimo minuto;
  • provare ad ascoltare le richieste dell’altro come un invito a collaborare e non come una critica personale;
  • ricordarsi che una relazione non può essere fatta solo di incombenze: è importante ritagliare spazio anche per il tempo libero, il dialogo, l’affetto e la leggerezza.

In fondo, l’obiettivo non è eliminare il “brontolio”, ma creare una dinamica in cui nessuno debba ricordare continuamente agli altri cosa fare. Quando responsabilità, comunicazione e collaborazione diventano parte della quotidianità, anche le tensioni si riducono. Così la domanda passa da come smettere di essere un “rompiscatole”, a come costruire una relazione in cui il peso dell’organizzazione sia davvero condiviso.

Riproduzione riservata ©

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